Un viaggio alla scoperta dei film uniti dal fil rouge della spiritualità, poiché la settima arte dovrebbe soprattutto inviare un forte messaggio.

Spiritualità: la funzione ispiratrice dei film

Quando un film può essere considerato di qualità e quali sono le caratteristiche che contraddistinguono il cinema d’autore? Una pellicola deve colpire la sensibilità di uno spettatore, la tecnica conta relativamente ma prevale nella maggioranza dei film a discapito della qualità. Infatti anche tra i registi e produttori annoveriamo più tecnici dell’arte cinematografica che umanisti che sappiano realizzare pellicole ricche di spiritualità.

Un film deve avere una grande ricchezza estetica, innovare il linguaggio e allo stesso tempo creare valori che incoraggino l’umanità ad operare nel bene. A volte, anche film di non altissima qualità riescono a mandare dei messaggi importanti di impegno sociale e civile. Il cinema d’autore è un universo ricco e variegato nel quale si fondono pellicole del presente e del passato. Il compito dello storico del cinema è quello di scavare negli archivi, nelle cineteche, nei musei per riscoprire film persi nella memoria.

“Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini e il paesaggio sacro

Film esemplare di alta spiritualità è “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini (1964), uno tra i film più belli del regista. La parola di Gesù viene espressa e trasmessa allo spettatore in tutta la sua purezza e integrità.

Pasolini lascia parlare la geografia degli sguardi dei personaggi e contemporaneamente i brulli paesaggi del Mezzogiorno sono densi di spiritualità e di sacro. L’estetica del film prende la forma dei dipinti del Quattrocento con la stessa forza espressiva e intensità drammatica. La scena della Crocifissione dona le stesse emozioni che potrebbe suscitare la visione di una Pala d’altare di Giotto.

“Mamma Roma” di Pasolini: un bagliore di speranza nella periferia romana

Un altro film denso di umanità, spiritualità e passione è “Mamma Roma” (1962), secondo film del regista e scrittore Pier Paolo Pasolini. In questa pellicola sembra prendere forma la pittura del tardo Cinquecento, con le sue luci e le sue ombre marcate.

La spiritualità nel cinema d'autore - Pierpaolo Pasolini - Mamma Roma

Il regista rappresenta la vita degli umili, dei ragazzi di strada, con la stessa intensità e violenza di un quadro di Caravaggio. Il “Cristo morto” di Mantegna si trasforma e prende vita sullo spazio diegetico, riempiendolo di spiritualità. La sofferenza di Ettore, un povero ragazzo malato e vicino alla morte, ci riporta ai dolori e ai patimenti del Cristo in croce. La madre, interpretata dalla straordinaria Anna Magnani,  a tratti ricorda Maria di fronte al figlio Gesù morente.

La via crucis dei poveri

Il film è come una via crucis che si articola dentro al dramma della povertà delle periferie romane. La macchina da presa diventa la penna del poeta che lo descrive e lo scalpello che raffigura l’animo dei personaggi. Un terzo mondo pieno di cattiveria ma non privo della sua semplicità e umanità, con addirittura un anelito alla spiritualità. La scena in cui la madre, Anna Magnani, danza con il figlio rappresenta l’immenso amore che ha per lui.

Pasolini racconta una madre piena di coraggio, capace di lottare contro ogni avversità, pur di aiutare il figlio Ettore. Tenta strenuamente e in tutti i modi di sottrarlo a quel mondo di corruzione e delinquenza nel quale è sempre più compromesso. Il male si incarna nel protettore, interpretato da Franco Citti, sempre pronto a portarlo sulla cattiva strada. Un personaggio che ci riporta a quello di “Accattone” (1961), nel primo film del regista.

La spiritualità nel cinema d'autore - Pierpaolo Pasolini - Accattone

Bene e male sono in continua lotta nell’infernale spazio della periferia dove talvolta emerge un bagliore di speranza e un posto per la spiritualità. Mamma Roma stessa rappresenta la speranza e la volontà di cambiare pur tra atroci sofferenze e in una terra che sembra abbandonata da Dio.

“Ordet – La parola” di Dreyer: la fede vince la morte

Tra i registi del cinema d’autore ricordiamo Carl Theodor Dreyer (Copenaghen, 1889) che soprattutto nel film “Ordet-La parola” (1955), esprime una forte spiritualità. Le storie dei tre figli di Morten Borgen si intrecciano nello Jutland degli anni Trenta e rappresentano diverse problematiche di rapporto con la fede.

La spiritualità nel cinema d'autore - Carl Theodor Dreyer

Johannes, uomo di grande spiritualità, gira per i campi predicando e comportandosi come se fosse Gesù, mentre Mikkel ha smesso di credere. Anders vorrebbe sposarsi ma non riesce a farlo perché la sua compagna segue una religione differente dalla sua.

Quando la moglie di Mikkel, durante un parto difficile, muore, Johannes spinto da una forte fede, invoca Dio e fa resuscitare la donna. Il dolore e l’oscurità della morte vengono vinte da una potente luce di speranza e fede, densa di spiritualità. Dio è presente anche nei momenti più duri, attraverso la parola evangelica, anche quando tutto sembra perduto.

“La vita è meravigliosa” di Frank Capra: la seconda possibilità

 Degno di nota è anche “La vita è meravigliosa” (1946), film del regista americano Frank Capra (Bisaquino, Italia, 1897). Nella sua produzione, questo importante autore esprime sempre un intreccio di entusiasmo, energia e spiritualità.

La spiritualità nel cinema d'autore - Frank Capra - La vita è meravigliosa

Bellissima l’interpretazione dell’attore James Stewart, che recita nella parte di George Bailey, uomo in bancarotta e sull’orlo del suicidio. Un angelo riuscirà a salvargli la vita e a riportarlo sulla retta via ma non senza prima metterlo alla prova.

Infatti, Bailey si ritrova catapultato in una città ripugnante, alienante e materialistica che non rispecchia più il suo mondo interiore felice e ameno. Da questa esperienza dolorosa e angosciante ritornerà ad amare la vita e a credere nell’umanità rafforzando la sua fede. L’angelo gli offre una seconda possibilità per vivere nella gioia e nella spiritualità ed il protagonista impara la lezione e manda un messaggio all’umanità.

“Moebius” di Mosquera: un viaggio nell’aldilà per salvare il genere umano

Facciamo un breve salto nel 1996 quando il regista argentino Gustavo Mosquera (Buenos Aires 1959) gira “Moebius”, con gli studenti dell’Universidad Del Cine. Ottima l’interpretazione dell’attore Gustavo Angelelli nella parte del protagonista Daniel Pratt, un topografo che va alla ricerca di un treno fantasma. Ad accompagnarlo nei meandri più nascosti della metro di Buenos Aires c’è anche una bambina.

La spiritualità nel cinema d'autore - Gustavo Mosquera

I vagoni scomparsi rappresentano una metafora della desapareciòn, infatti il dramma dei desaparecidos è sempre presente nella vita del popolo argentino. La macchina da presa entra nello spazio oscuro della metropolitana e non rivedrà mai più la luce del sole. Daniel Pratt è un ricercatore implacabile che per scoprire il mistero dei vagoni scomparsi, scende sottoterra, quasi nel regno dell’oltretomba. Sfida la morte per scoprire la verità: il convoglio è scomparso poiché è rimasto intrappolato in un nodo di Moebius, una dimensione parallela infinita.

La speranza nelle nuove generazioni

Alla fine, riesce a salire su un vagone e a ritrovare un vecchio professore dell’università scomparso da tanto tempo. Daniel non ritornerà mai più indietro, scoprire la verità a volte comporta un prezzo molto alto da pagare. Il personaggio di Pratt vuole insegnarci a combattere con coraggio e animo ricco di spiritualità per arrivare a scoprire la verità. Il protagonista rimane sospeso nell’assoluto, nell’infinito ma nel suo cuore è ancora viva la luce di una speranza di cambiamento dell’umanità.

Mentre parla con il professore sul treno il suo sguardo incrocia il viso della bambina che l’aveva accompagnato fino alla metro. Ci spiega come il mondo potrebbe essere migliore grazie all’impegno e alla sensibilità delle nuove generazioni, rappresentate da quella bimba. Prigioni, catene, trincee, la schiavitù ha forme diverse e la penna dello scrittore e la macchina da presa del regista le rappresentano abilmente. Forte è l’invito rivolto all’umanità intera di lottare insieme per abbattere le barriere della malvagità umana.

Spiritualità: “Radici”, il romanzo e la serie

Le mura della saggezza sono inattaccabili e a tale proposito vorrei prendere in considerazione due importanti opere. Il romanzo “Radici” di Alex Haley e la mini serie televisiva del 1977 dei registi Marvin J.Chomsky, John Erman, David Greene, Gilbert Moses. Il libro ispira la serie, cinema e letteratura si fondono per creare un’opera di grande spiritualità.

La spiritualità nel cinema d'autore - Alex Haley - Radici

Alex Haley (Ithaca, 1921), l’autore del romanzo, nasce in Arkansas da Simon e Bertha Haley, entrambi insegnanti, il padre  di agraria. Nel sua infanzia, il giovane Alex si appassiona molto alle storie degli antenati della sua famiglia che gli raccontano i suoi nonni. Una forma di spiritualità ancestrale di trasmissione dei valori familiari per via orale.

Resta affascinato soprattutto dalla storia dell’Africano Kunta Kinte che viene catturato dai bianchi mentre sta cercando un legno per fabbricarsi un tamburo. Kunta viene portato dagli inglesi nel Porto di Annapolis come schiavo insieme al carico della nave. 3.265 denti di elefante, 3.700 libbre di cera d’api, 800 libbre di cotone grezzo, 32 once d’oro e Kunta Kinte. Il massa John Waller, padrone di una piantagione della Virginia, compra Kunta Kinte ma lui tenta di fuggire quattro volte.  Al quarto tentativo di fuga gli viene amputato un piede.

Poi, viene comprato dal massa, William Waller che gli dà un nuovo nome, “Toby”, che lo schiavo non accetta, fiero delle sue origini africane.

Un destino da scrittore

La storia che i nonni raccontano ad Alex lo colpisce e segna la sua vita futura e l’espressione della sua spiritualità. Alex Haley infatti sviluppa la passione per la scrittura, facendo il mozzo sulle navi della Guardia Costiera durante la Seconda Guerra Mondiale. Legge avidamente tutti i libri che sono a bordo delle navi su cui presta servizio e poi comincia a scrivere.

Nel 1959 si congeda dalla Guardia Costiera e comincia a intraprendere la professione di scrittore, la sua vera vocazione. Collabora con il “Reader’s Digest” e nel 1962 scrive la prima intervista di Playboy, dedicata al trombettista jazz Miles Davis. Successivamente si cimenta anche nella biografia di Malcolm X.

Alex Haley scrive e scava costantemente nel passato facendo emergere il dramma della schiavitù. Nei suoi testi sembra di sentire le catene degli schiavi africani che lacerano la loro pelle e la loro dignità. I viaggi sulle navi negriere erano disumani e gli schiavi venivano stipati come sardine, si calpestavano l’un l’altro, vomitandosi addosso. Molti morivano di dissenteria e quelli che si rivoltavano venivano decapitati senza pietà o picchiati e frustati.

La spiritualità degli antenati e la comprensione delle origini

Lo scrittore riesce a plasmare anche la pellicola con questo suo modo di ricercare, di scavare nel passato. Rappresenta con obiettività e passione gli usi, i costumi, la spiritualità e le parole dei suoi antenati mandinka, che appaiono nel montaggio del film. Quando vediamo “Radici” sentiamo il lento passo dello schiavo in catene, la sua sofferenza e il suo coraggio nell’affrontare le ingiustizie.

La spiritualità nel cinema d'autore - Alex Haley - Radici

La forza delle immagini, evocate dalle parole dello scrittore, come scosse emotive colpiscono il nostro cuore, invitandoci a lottare contro ogni forma di schiavitù. Il testo letterario e cinematografico si intrecciano raccontando la storia di Kunta Kinte come se ascoltassimo le parole di un griot, un cantastorie africano. I griot in Africa raccontano le storie degli antenati e, come enciclopedie viventi, tramandano le “radici” del genere umano alle generazioni future. Gli antenati sono i nostri angeli custodi, da lassù ci osservano, ci amano e ci guidano, facendoci capire le nostre origini.

“Vita di Pi” di Ang Lee, un viaggio iniziatico alla ricerca della spiritualità

Significativo è anche il film “Vita di Pi” (2012) del regista Ang Lee (Chaojhou, Taiwan, 1954). Il protagonista, un ragazzo indiano di nome Pi, narra la sua avvincente storia di vita ad uno scrittore. Una vita avventurosa, quasi un viaggio iniziatico nel quale intraprende percorsi di alta spiritualità di diverso tipo. Incontra e si approccia alle varie religioni induista, islamica e cristiana e per lui tutte queste fedi sono un’inesauribile fonte di insegnamento.

La spiritualità nel cinema d'autore - Ang Lee - La vita di Pi

Il giovane Pi parte su una nave con la famiglia per trasportare tutti i suoi animali in Canada. Ma diventa un viaggio duro, difficile, durante il quale perde  anche i suoi genitori e affronta mille avversità. Si ritrova a navigare su una scialuppa di fortuna per 227 giorni e tutti i gli animali che ha moriranno. Solo una tigre riesce a sopravvivere e aiuta il ragazzo ad affrontare le avversità del lungo viaggio in mare.

Pi impara a cavarsela da solo, come un giovane Robinson Crusoe, in mezzo al mare. Una lotta senza esclusione di colpi nella quale affronterà le ostilità di un mondo marino impervio e spietato. In questa lunga odissea nell’oceano è sempre protetto da una potente fede in Dio e accompagnato dalla speranza che non lo abbandona mai. La spiritualità è il suo angelo custode che lo porterà ad essere solido e forte, come una roccia in mezzo al mare.

“Unbroken” di Angelina Jolie: la forza della fede

Per concludere, ricordiamo “Unbroken” (2014), un film dell’attrice e regista Angelina Jolie (Los Angeles 1975). La pellicola si basa sulla biografia del mezzofondista italo-americano Luis Zamperini (1917), scritta dalla giornalista Laura Hillenbrand.

La spiritualità nel cinema d'autore - Angelina Jolie - Unbroken

Il film rappresenta l’immenso coraggio di un atleta che non si ferma davanti a nessun tipo di ostacolo e avversità. Riesce a salvarsi dalle più terribili insidie e barbarie della guerra e dai campi di prigionia giapponesi attraverso la grande forza della sua fede. Un altro esempio di come la spiritualità guidi sempre i protagonisti e attori di molti film, per ispirarci nella nostra vita reale.

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