Etnia, stili, funzioni nell’espressione dell’arte africana.

Dalla fine degli anni 90 nasce a Torino un gruppo di appassionati di arte africana e di maschere africane, attorno alle attività di una galleria. La galleria Ganesh, era nata come centro di commercio di oggetti e ornamenti di provenienza orientale. L’Africa entrò nell’orizzonte della galleria sull’onda dei rabatteur che scendevano da Parigi. Dopo aver venduto là le cose migliori  si proponevano qui, sulla rotta per Milano e Genova.

La varietà di oggetti di arte africana, diversi per stile, materiali e funzione pose la necessità di approfondire  e rivedere i nostri canoni estetici. Una prima grande differenza è data dal fatto che raramente gli oggetti africani hanno una funzione decorativa. Solo alcune cose assai preziose sono state usate per abbellire le residenze reali, o di capi, a celebrazione del potere di un re. Comuni nell’arte del Benin, con le tipiche e meravigliose placche in bronzo, o le teste femminili Ife,  quali decorazioni di  residenze reali. I materiali quali il bronzo, l’oro, o l’avorio sono tra quelli più preziosi e presenti nelle opere con funzione decorativa, a volte combinati tra loro.

Arte africana Torino

Il collezionismo

In città ci sono molte collezioni di varia natura, tra cui maschere africane, sculture e oggetti d’uso rituale, chiuse nel segreto delle case. Anche le grandi collezioni di arte africana, alcune delle quali hanno dimensioni importanti non sono esposte o fruibili al pubblico. Ne esiste una di oltre quattromila pezzi dedicata all’etnia Dogon; una di quasi mille pezzi Buyu. Poi la nota raccolta presso un importante restauratore di migliaia di pezzi catalogati, con un grandissimo valore culturale.

Queste raccolte sono a volte considerate collezioni dal puro valore affettivo e culturale, ma non oggetti d’arte africana. Esistono infatti criteri, definiti dai mercanti, che identificano alcuni parametri restrittivi perchè un oggetto tribale africano sia arte.

  • deve essere realizzato esclusivamente per gli scopi tipici della cultura del gruppo di appartenenza
  • non deve essere quindi un prodotto realizzato per il mercato bianco occidentale
  • deve essere stato realizzato ante 1940, accompagnato da documenti che lo provino
  • deve avere una storia di appartenenze, in Africa, o in occidente, meglio se presso personaggi noti
  • deve essere stato pubblicato, o censito

Reliquario Arte Africana Etnia Gabon

Le maschere africane.

Nell’Africa occidentale, le maschere hanno un ruolo speciale nella produzione dell’arte africana, sono oggetti sacri, riservati all’uso in rituali, cerimonie e iniziazioni. Spesso possono essere gestite solo da individui iniziati con un’adeguata formazione, saggezza ed esperienza. In senso ampio si ritiene che siano un mezzo attraverso il quale comunicare con i propri antenati e il mondo degli spiriti.

Il mondo delle maschere africane è inestricabile come la foresta; in tutta l’Africa assume forme e significati diversi a seconda delle regioni. La maschera è una creazione importante e, diversamente da come la vediamo nei musei, non è mai indossata da sola, ma unitamente a un costume. La maschera africana è per lo più  scolpita in legno, arricchita da tessuti, o pelle atti a favorirne l’uso; consente di modificare il proprio aspetto.

Gli stili delle maschere.

Gli stili hanno costanti riconoscibili: se rappresentano gli spiriti degli antenati o spiriti diversi dall’essere umano, le maschere hanno un aspetto sereno o strano. Nella maggior parte dei gruppi etnici africani non esiste un culto dell’artista, come si può trovare nelle culture occidentali. L’artista scompare dietro il suo lavoro, che non firma mai;  la fattura del pezzo, o la qualità dell’intarsio, a volte consentono di riconosce l’autore. Gli scultori possono operare anche al fuori della loro etnia di appartenenza e lavorare su commissione di altri. Sanno rispettare i canoni estetici, le caratteristiche funzionali e stilistiche del committente e dare alla maschere il giusto valore.

  • Ogni maschera africana ha un significato da usare in una cerimonia o in una danza.
  • In generale Il design delle maschere africane è prevalentemente simmetrico sull’asse verticale
  • Tra i motivi spesso presenti sono le linee a zigzag, ai lati del volto, che simboleggiano il percorso degli spiriti ancestrali.
  • Una maschera africana con fronte molto sporgente simboleggia la saggezza e la grande spiritualità, gli occhi sporgenti uno stato di trance.
  • La pigmentazione bianca suggerisce gli spiriti dei morti, mentre le maschere  bufalo e antilope, compaiono in cerimonie di stregoneria e di trasmigrazione dello spirito.
  • Il motivo a scacchiera rappresenta l’ignoranza e la conoscenza, il buio e la luce.
  • Si trovano anche tratti facciali enfatizzati o deformi
  • La maschera onora lo spirito del falco per ottenere protezione e benedizioni.
  • Spesso rappresentano modelli tradizionali di scarificazione facciale; segni / motivi tipici dei tatuaggi, o tipiche acconciature stilizzate. Le donne chokwe indossavano in genere un’acconciatura interamente ricoperta di terra rossa e nota come tota.
  • Alcune maschere hanno del caolino bianco intorno agli occhi, che può rappresentare la capacità di vedere nei regni degli spiriti.

La funzione delle maschere africane

Diverse sono le tipologie di maschere africane, in relazione alla cerimonia, al modo di indossarle, alla funzione. La Maschera cimiero (gomintogo), ad esempio,  viene indossata durante i funerali dai ballerini vestiti per la cerimonia. Queste maschere, di particolare bellezza, a volte pigmentate con caolino, ocra o indaco, mostrano gli esseri che popolano la cosmogonia degli spiriti ancestrali. Le maschere  sono portate fuori dai loro rifugi segreti per “incantare le anime dei defunti”. Realizzate in legno intagliato in un unico blocco, a volte intrecciate con un cappuccio in fibra, sono realizzate dai ballerini stessi. Dopo la cerimonia, le maschere africane vengono riposte in grotte note solo ai membri wait (la società delle maschere)  fino alla prossima occasione.

Le maschere africane, che sono l’espressione più potente dell’arte africana, possono trasmettere il senso di identificazione con una particolare condizione, quale una malattia. Possono anche permetterci di immedesimarci con uno spirito diverso dal nostro, come quello di un animale, per acquisirne le qualità. La maschera bufalo, coniglio, cane, serpente svolgono proprio questa funzione che a volte è rappresentata anche in sculture in cui sono fuse le due fattezze.

Oltre alla loro funzione di feticcio e al loro uso durante i riti funebri, le maschere svolgono un ruolo importante nelle cerimonie di iniziazione. Sono indossate nelle feste, o in occasioni di rilievo, nella discussione dei casi giudiziari, nei riti di fertilità e nella “comunicazione con i morti “. A volte sono esposte o indossate in occasione delle feste e delle cerimonie della cristianità.

maschera passaporto Lega, Congo

Le maschere africane passaporto

Oltre alle maschere africane di misura regolare, ci sono anche varianti in miniatura chiamate “passaporti”. Sono più diffuse tra il popolo Dan (Costa d’Avorio) e Lega o Luba (Congo), ma anche  tra le tribù loro vicine, mentre sono rare nell’etnia Dogon. Abbastanza piccole da stare nel palmo di una mano, non sono state fatte per essere indossate e esposte apertamente. Erano tenute fuori dalla vista, a volte cucite su un pezzo di stoffa e portate attorno al collo o al braccio come un amuleto personale.

Nonostante le loro dimensioni, queste maschere africane in miniatura erano considerate in grado di contenere tutta la potenza delle loro omologhe più grandi. I Dan credevano che il mondo fosse diviso nei regni dei vivi e degli spiriti: il villaggio e la foresta,  ove è necessaria la protezione degli spiriti. Per questo qando gli uomini lasciavano il villaggio per cacciare o viaggiare, portavano maschere passaporto come ciondoli protettivi,  utili anche per attraversare altri villaggi.

L’etnia Dogon

  • I Dogon sono abili agricoltori; si adattarono a vivere nelle falesie, abitando il territorio in una forma di architettura integrata nel paesaggio. Rimasero relativamente isolati dal resto del paese fino al 20 ° secolo anche grazie alla posizione geografica. Nel corso di cinque secoli, ciò ha permesso loro di sviluppare una cultura originale, ricca di simboli, visioni cosmogoniche uniche. L’etnia Dogon ha sempre espresso un alto livello di produzione di arte africana, caratterizzata da linee eleganti e forme essenziali. Scultori di maschere africane e statue di grande bellezza, a supporto della loro visione del mondo, e del rapporto con gli spiriti degli avi.
  • L’etnia Dogon è un popolo di animisti, con una rigida organizzazione sociale e religiosa, che vivono sospesi tra terra e cielo. Riconducono la propria cosmogonia alla stella Sirio che celebrano con un imponente festeggiamento ogni 60 anni. Durante la ricorrenza ‘Sigui’, una nuova maschera viene scolpita, raffigurante un serpente, da loro chiamato ‘Inama’.Si esprimono attraverso danze e cerimonie rituali ricche di maschere africane elaborate abbinate a complessi abbigliamenti.
  • Questa particolare teoria, relativa alla peculiarità della tradizione dogoniana, derivante da una tradizione religiosa mesopotamica, è stata oggetto  di acceso dibattito. I loro antenati hanno lasciato i primi segni di arte africana, dipinti e pittogrammi, sulle pareti delle grotte di Bandiagara, già residenze Tellem, da loro soppiantati. Sono stati di recente decifrati, mostrando un complesso vocabolario di simboli, rimasto a lungo sotto la custodia e il controllo di Hogon, sommo sacerdote.

Nella cerimonia Dogon detta DAMA, che si celebra in onore dei morti ogni 5 anni, è essenziale esibire fino a 400 maschere durante il rituale.   Questo rituale permette di  guidare i morti nel mondo degli antenati, e offrire un distacco dello spirito dal mondo terreno.  

Griaule e l’etnia Dogon

​Grioule è stato uno dei maggiori antropologi del Novecento, laureatosi prima in matematica, passò poi a interessarsi di etnologia alla Sorbona. Ebbe i suoi primi contatti con i Dogon nella regione del Massiccio di Bandiagara, Mali, nel 1931; la sua missione, Dakar-Djibouti, continuò fino al 1939. Solo nel 1946 Griaule poté ritornare in Africa e continuare i suoi studi presso i Dogon e completare il testo “Dio d’acqua”. Griaule ha dedicato altri scritti alle maschere africane, ai riti Dogon e alle cerimonie religiose di questa etnia.

  • L’identità e la storia del popolo di Dogon erano prima esclusivamente legate alle tradizioni orali, essenzialmente a partire delle informazioni custodite nella regione di Sanga.
  • Il team di Griaule ha studiato in prima persona la cultura dell’etnia Dogon; le loro scoperte sono state pubblicate in lingue diverse. Hanno inaugurato una nuova era di ricerche sul campo dell’antropologia francese, e fissato lo standard per le ricerche sul campo attraverso una immersione sociale.
  • dedicò anni a raccogliere testimonianze dirette tra i residenti, i guaritori, gli anziani, la popolazione tutta. Partecipò a cerimonie a cui normalmente un bianco non può essere ammesso, grazie al ruolo del sommo sacerdote. 
  • scoprì tra le altre la maschera Kanaga, con la sua imponente struttura, è una maschera facciale, tradizionalmente usata dai membri della società Awa, durante il culto dei morti. Le maschere utilizzate in questa occasione sono costituite da forme geometriche, i lati della maschera possono essere decorati con motivi triangolari.

Maternità nell'arte africana, Kongo, Congo

 

Le Maternità nell’arte africana

La gravidanza e il parto costituiscono il nucleo dei costumi e delle tradizioni di tutti i gruppi etnici; la sopravvivenza della comunità deriva da essi. Nel corso dei millenni, ogni società ha sviluppato, attraverso l’osservazione della natura e la creazione di miti e religioni, una serie di riti di protezione.

Il corpo femminile è rappresentato in forme astratte e stilizzate, tipiche del gruppo etnico,  un canone estetico tradizionale interpretato dalla creatività degli scultori. L’osservazione delle statue maternità evidenzia che nella scultura la madre e il bambino non hanno sempre lo stesso valore formale. Sono raffigurati come due soggetti, senza un legame esclusivo della madre verso il figlio, patrimonio della comunità.

La nascita dei gemelli

Sulla costa orientale del Golfo del Benin, una nascita è un evento felice che si svolge nel contesto che collega la vita alla morte. La fede nella reincarnazione è ancora forte, nonostante l’influenza del cristianesimo. Alla nascita di un bambino, devi ascoltare gli antenati che parlano attraverso indovini o coloro che praticano la negromanzia. Vi sono alcune nascite alle quali occorre prestare attenzione, quali le nascite che si verificano “piedi davanti”. 

Questi neonati devono essere venerati per non attirare la loro rabbia di “semidei” nelle loro stesse case. Anche la nascita di gemelli, gemelli plurimi o terzine è altrettanto significativa e venerata con timore reverenziale. In tutta l’Africa le nascite multiple,  in ospedale, o più naturalmente a casa assistite dalla levatrice, secondo modi tradizionali, sono comuni. La coppia dei gemelli pone alla comunità un interrogativo: sono esseri naturali, sono nati come gli umani, o hanno un ruolo diverso? Viene interrogato il “sacerdote divinatore” per sapere se i nuovi nati, ancora “estranei senza nome”, siano venuti per restare nella comunità. Il divinatore individua l’albero da cui sono discesi tra gli uomini, a cui possono tornare se sono solo in visita.  Una cerimonia con libagioni, canti e riti celebra i poteri dei gemelli, se si ritiene che siano discesi per integrarsi con il gruppo.

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