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La cultura come soft power: l’intesa con l’Arabia Saudita firmata nell’era San Giuliano

Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto una scelta politica precisa: riportare la cultura al centro della propria proiezione internazionale. In questo contesto si collocano gli accordi di cooperazione culturale tra Italia e Arabia Saudita, impostati e siglati tra la fine del 2023 e i primi mesi del 2024 sotto il mandato di Gennaro San Giuliano, oggi ex Ministro della Cultura, che hanno segnato un passaggio rilevante nella strategia di diplomazia culturale del Paese.

Quegli accordi nascono in una fase in cui l’Arabia Saudita, attraverso il programma Vision 2030, ha avviato uno dei più ambiziosi investimenti culturali mai realizzati da uno Stato contemporaneo: musei di nuova generazione, grandi istituzioni espositive, progetti archeologici, formazione di professionalità e costruzione di un sistema culturale in grado di dialogare con l’Occidente. In questo scenario, la scelta dell’Italia di essere presente non è stata accessoria, ma strategica.

Sotto la guida di San Giuliano, il Ministero della Cultura ha costruito una cornice istituzionale solida, fondata su memorandum of understanding e protocolli di cooperazione che hanno già prodotto risultati concreti. Sono stati avviati canali stabili di dialogo tra istituzioni culturali, impostati programmi di collaborazione museale, aperti tavoli di lavoro su prestiti temporanei di opere, co-curatele, consulenze scientifiche e formazione di personale specializzato. Un lavoro di impostazione che ha restituito all’Italia un ruolo credibile e autorevole in un’area chiave della geopolitica culturale.

I benefici potenziali di questa cooperazione sono rilevanti e riguardano più livelli. Sul piano istituzionale, l’Italia rafforza la propria presenza internazionale come potenza culturale, non limitandosi alla conservazione del patrimonio, ma ponendosi come riferimento scientifico e metodologico. Sul piano economico, si aprono opportunità per musei, fondazioni, professionisti, restauratori, archeologi, curatori e imprese culturali, in un mercato che dispone di risorse significative e cerca competenze certificate. Sul piano strategico, la cultura diventa uno strumento di soft power capace di consolidare relazioni diplomatiche, favorire investimenti e generare ritorni reputazionali di lungo periodo.

È altrettanto importante chiarire che questo percorso non comporta alcuna rinuncia alla tutela del patrimonio nazionale. Gli accordi siglati non prevedono vendite di opere, esportazioni definitive o deroghe al Codice dei Beni Culturali. Al contrario, la cooperazione si fonda su prestiti temporanei regolati, controllo pubblico e centralità scientifica italiana, garantendo che ogni progetto avvenga nel rispetto delle norme e dell’interesse nazionale.

Tuttavia, la fase attuale impone un cambio di passo. Gli accordi firmati rappresentano una base, non un punto di arrivo. Dopo la conclusione del mandato di San Giuliano, la responsabilità politica è ora quella di dare piena attuazione a quanto impostato, trasformando le cornici istituzionali in progetti operativi, visibili e continuativi. È necessario accelerare sui dossier, definire strutture di governance chiare, coinvolgere soggetti qualificati capaci di muoversi tra istituzioni, ricerca e mercato, e assicurare continuità amministrativa.

Il rischio, in assenza di una spinta decisa, è quello di lasciare incompiuto un lavoro strategico proprio mentre altri Paesi europei avanzano rapidamente. La finestra di opportunità è aperta ora: l’Italia dispone di credibilità, competenze e patrimonio immateriale per giocare un ruolo centrale nella nuova geografia culturale del Medio Oriente. Ma questo ruolo va esercitato con visione, rapidità e capacità decisionale.

In un contesto internazionale sempre più competitivo, la cooperazione culturale con l’Arabia Saudita non è un’opzione ideologica, ma una scelta di realismo politico. Accelerare l’attuazione degli accordi significa, creare valore economico e riaffermare il peso dell’Italia nel mondo. La direzione è stata tracciata. Ora serve la volontà di percorrerla fino in fondo.

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