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È evidente che la guerra in Ucraina è il più grande conflitto militare che si sia verificato nel continente europeo dalla Seconda guerra mondiale. Ma qual è la natura di questo conflitto?
Nei primi mesi, il ministro degli Esteri russo, probabilmente nel tentativo di banalizzare questi eventi di grande portata, ha affermato che si trattava di una “lite familiare”. L’espressione era eccessivamente rassicurante, ma, se approfondiamo l’analisi, rivela molte verità.
Gli ucraini hanno pienamente ragione nel sottolineare che la guerra non è iniziata il 24 febbraio 2022; essi fanno generalmente riferimento all’annessione della Crimea e alla guerra del Donbas iniziata nel 2014. Ma bisognerebbe risalire molto più indietro nel tempo. Le tensioni tra Mosca e Kiev hanno raggiunto livelli elevati già alla fine dell’Unione Sovietica, in particolare con la cosiddetta questione della “ripartizione della flotta del Mar Nero”.
Il periodo post-sovietico, senza sorvolare sui secoli di storia dalla Russia “kieviana”, non può essere ignorato, così come la realtà di un paese ibrido tra Oriente e Occidente, di fatto una “zona cuscinetto”. L’Ucraina ha puntato sul suo sogno europeo per risolvere i problemi di organizzazione economica, funzionamento democratico e corruzione, ma questo approccio è stato ribaltato e sono proprio i progressi in questi ambiti a condizionare il possibile destino europeo di una parte del Paese.
La questione delle garanzie di sicurezza e l’insistenza di alcuni paesi europei a non esserne esclusi riflettono anche una scarsa comprensione della realtà profonda del conflitto ucraino, che non riguarda tanto la difesa della democrazia, delle libertà e dei “valori”, quanto piuttosto i principi del diritto internazionale e una certa concezione del sistema internazionale. Non si tratta affatto di una guerra tra la Russia e l’Europa.
L’attuale evoluzione rivela infatti l’agonia di un certo tipo di relazioni tra Est e Ovest. I paesi europei che sembrano smarriti – e la Francia si è completamente persa tra loro – sono proprio quelli che sono stati i più fedeli artefici, all’interno della NATO, di una politica che continuava a inserirsi in una mentalità da guerra fredda e mirava, nonostante la sua fine ufficiale, a indebolire i confini dell’“impero” russo.
- Trump sembra aver appena posto fine a questo orientamento fondamentale, segnando così anche la fine della NATO nella sua forma attuale. La questione che rimane aperta non è quindi quella delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, ma quella della ricostruzione, passo dopo passo, di un’architettura di sicurezza per l’intero continente. Questa è l’unica questione che dovrebbe interessare gli europei e non quella delle entità del Donbas, per le quali gli europei non hanno mai voluto morire e che spesso ancora faticano a localizzare su una mappa geografica.
La questione ucraina è solo in parte una questione europea.
