C’è un momento, raro e prezioso, in cui la storia dell’arte smette di essere racconto sedimentato e torna a farsi ricerca viva. A Palazzo Chigi in Ariccia quel momento ha un nome preciso: Massimo Pulini. Venerdì 19 dicembre, alle ore 17.00, è lui a riaccendere il programma Dipinti inediti del Barocco italiano, riportando al centro della scena Elisabetta Sirani, una delle figure più radicali e sorprendenti del Seicento europeo.
Pulini non interviene come semplice relatore, ma come architetto critico dell’operazione. Pittore, storico dell’arte, studioso profondo del Seicento e autore della monografia di riferimento su Elisabetta Sirani, è tra le pochissime voci capaci di coniugare conoscenza filologica, sguardo contemporaneo e sensibilità artistica diretta. La sua lettura degli Apostoli restituisce le opere non come reperti, ma come presenze vive, dense di tensione intellettuale e umana.
Attorno a Pulini il progetto ritrova la propria vocazione originaria: far emergere il Barocco dove non lo si aspetta, sottrarlo alla retorica delle icone e riportarlo sul terreno della scoperta. Non è un caso che proprio lui sia chiamato a segnare la ripartenza del programma, interrotto per tre anni dopo la scomparsa di Ferdinando Peretti (1938–2022). Oggi, grazie all’impegno del figlio Matteo Peretti, l’eredità culturale si rinnova, ma è Pulini a darle struttura, profondità e direzione scientifica.
Nel racconto di Massimo Pulini, Elisabetta Sirani emerge come figura dirompente. Allieva e figlia di Giovanni Andrea Sirani, collaboratore di Guido Reni, seppe affrancarsi precocemente da un modello ingombrante, costruendo uno stile autonomo, riconoscibile e sorprendentemente moderno.
Pulini insiste su un aspetto decisivo: la consapevolezza dell’artista. Sirani firma le proprie opere, governa la propria bottega, fonda nella sua casa un’Accademia di pittura riservata alle donne — la prima in Europa — trasformando un limite imposto in un gesto politico e culturale.
I dipinti presentati resteranno esposti a Palazzo Chigi per oltre un anno. L’incontro è presieduto dal Sindaco di Ariccia Gianluca Staccoli e dal Conservatore Francesco Petrucci.
Ma il vero baricentro dell’evento resta il Prof. Massimo Pulini. Con la sua presenza, Palazzo Chigi non ospita semplicemente una presentazione, ma un atto di interpretazione critica, in cui il Barocco torna a essere linguaggio vivo.