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Intervista al direttore della rivista “Insieme”

Introduzione

La rivista Insieme, voce della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, continua a raccontare la vita della Chiesa e del territorio in un tempo segnato da una comunicazione sempre più veloce e frammentata. In questa intervista approfondiamo la sua missione, le sfide del presente e lo sguardo verso il futuro insieme al direttore, dottor Salvatore D’Angelo.

Identità e missione della rivista

Direttore, la rivista Insieme nasce all’interno della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno: qual è oggi la sua missione principale nel panorama della comunicazione diocesana?

La rivista nasce come frutto del cammino sinodale della nostra Chiesa e porta già nel nome la sua identità: “Insieme”. Il suo compito è quello di guidare, raccontare e vivere la Chiesa come comunità. Oggi la sua missione è essere voce di questa comunità: tenerla unita, rappresentarla, comunicarla e far dialogare le diverse realtà che la compongono.

In un tempo dominato dai social e dalle notizie veloci, quale ruolo può avere ancora una rivista diocesana come Insieme?

Una rivista diocesana, come tutta l’informazione locale, ha un ruolo fondamentale. Nella comunicazione globale e generalista, le notizie del territorio spesso trovano poco spazio. Per questo il nostro compito è dare voce al locale, mettere in luce il bello che esiste nelle nostre comunità. Il nostro riferimento è il Vangelo, la “buona notizia”. Raccontiamo ciò che funziona, ma senza nascondere le criticità: le evidenziamo in modo costruttivo, per favorire un cambiamento positivo ispirato proprio al Vangelo.

Quali valori e messaggi cercate di trasmettere ai lettori?

Il valore centrale è quello della “buona notizia”. Cerchiamo storie, esperienze e testimonianze di persone che vivono il loro impegno al servizio della comunità. Vogliamo mostrare che esiste tanto bene, senza però ignorare i problemi: quando necessario, vanno messi in luce, ma senza drammatizzare o generalizzare in negativo.

La comunicazione della Chiesa

Quanto è importante oggi per la Chiesa comunicare bene il Vangelo anche attraverso i media?

È fondamentale, ma deve essere fatto con competenza. Non si può improvvisare. Abbiamo visto, ad esempio durante la pandemia, situazioni paradossali che dimostrano quanto sia necessaria una comunicazione preparata e consapevole. La Chiesa ha una responsabilità in più: per questo è necessaria anche un’educazione alla comunicazione. Noi stiamo lavorando in questa direzione attraverso incontri e seminari dedicati, affrontando temi come social media, intelligenza artificiale e comunicazione istituzionale, unendo teoria ed esperienze concrete.

Quali sono le difficoltà principali nel raccontare la vita della Chiesa in modo autentico e vicino alle persone?

La Chiesa vive nel territorio e ne è espressione. In teoria, quindi, non dovrebbe essere difficile raccontarla. Tuttavia oggi esistono ostacoli reali: la disaffezione alla lettura, le difficoltà economiche e soprattutto l’“infodemia”, cioè l’eccesso di informazioni che rende le persone più distaccate e critiche. Nonostante questo, resta la nostra responsabilità: continuare a raccontare, a “mettere la luce sul candelabro”, affinché illumini il territorio.

Crede che i media cattolici possano contribuire a costruire un dialogo più forte con la società contemporanea?

Certamente. La nostra è una comunicazione ecclesiale, ma aperta all’attualità e al territorio. Raccontiamo non solo la vita della diocesi, ma anche temi sociali, culturali ed economici, sempre alla luce del Vangelo e del Magistero della Chiesa. Affrontiamo argomenti come l’educazione digitale, la famiglia, il mondo del lavoro e il territorio, creando un dialogo continuo con la società.

Il territorio e le comunità

Quanto è importante dare voce alle parrocchie e alle realtà locali?

È fondamentale, direi vitale. Dare voce alle parrocchie è parte integrante della missione del giornale. Oggi le parrocchie hanno molti strumenti di comunicazione, ma essere presenti su un giornale diocesano offre una visibilità e una testimonianza più ampia e significativa.

Come valorizzate le tradizioni e le iniziative del territorio?

Cerchiamo di dare spazio alle tradizioni locali, che sono profondamente radicate. Abbiamo dedicato approfondimenti a temi come “sapori e saperi” del territorio e raccontiamo eventi e feste popolari molto sentite, come quelle legate alla devozione mariana. Il nostro obiettivo è leggerle in chiave evangelica, affinché non restino solo espressioni folkloristiche, ma diventino occasioni di evangelizzazione.

Giovani e futuro

Come si può avvicinare il mondo dei giovani alla comunicazione ecclesiale?

Da sempre dedichiamo spazio a scuola e università. Collaboriamo con diversi istituti e proponiamo incontri, laboratori e percorsi formativi. Facciamo vivere ai giovani esperienze concrete, come quella del “giornalista per un giorno”. Questo rapporto diretto, nel tempo, può generare frutti importanti.

Il futuro delle riviste diocesane passerà dal digitale?

Non solo delle riviste, ma della comunicazione in generale. Il digitale è ormai centrale. Dal 2021 abbiamo affiancato alla rivista il sito online, aggiornato quotidianamente. Se il cartaceo offre approfondimento, il digitale permette una comunicazione costante. Evitiamo però una cronaca sensazionalistica: non vogliamo cadere nella “pornografia del dolore”, ma raccontare anche le difficoltà con uno sguardo di speranza.

Uno sguardo personale

Da direttore, cosa significa per lei raccontare la vita della Chiesa attraverso il giornalismo?

È la mia missione professionale. Ho iniziato come giornalista locale e poi ho continuato questo percorso all’interno della realtà diocesana. Raccontare il bene non è facile: il male emerge da solo, il bene invece va cercato e raccontato. Il nostro lavoro è proprio questo: valorizzare ciò che costruisce la comunità e offrire uno spazio di crescita e confronto.

Che messaggio vuole lasciare ai lettori di Totapulchra News?

Non bisogna mai stancarsi di raccontare il bene e il bello. Non in modo superficiale o edulcorato, ma con verità e perseveranza, anche nelle difficoltà. Le nostre comunità hanno bisogno di esempi positivi per continuare a sperare.

Conclusione

L’intervista al direttore della rivista Insieme restituisce l’immagine di una comunicazione ecclesiale viva, attenta e radicata nel territorio. In un tempo segnato dalla velocità dell’informazione e dalla

frammentazione dei contenuti, emerge con forza il valore di un giornalismo capace di raccontare il bene, senza nascondere le difficoltà, ma affrontandole con uno sguardo costruttivo e orientato alla speranza.

La sfida, oggi più che mai, è quella di coniugare tradizione e innovazione, carta e digitale, mantenendo sempre al centro la persona e la comunità. Insieme si conferma così non solo uno strumento di informazione, ma un vero spazio di dialogo, crescita e condivisione.

Raccontare la Chiesa, dunque, significa raccontare storie di vita, di impegno e di fede: storie che meritano di essere ascoltate, custodite e condivise, perché continuino a generare speranza nel presente e nel futuro.

Esposito Santolo Simone

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