In uno sviluppo che rimescola le carte in uno dei casi più complessi della storia italiana moderna, la Procura di Caltanissetta ha formulato un’accusa che colpisce al cuore la consolidata narrazione giuridica di oltre trent’anni. L’accusa non è un dettaglio procedurale, ma un’ipotesi sconvolgente: la gestione del fascicolo “Contratti di Mafia” non sarebbe stata un semplice errore professionale, ma potrebbe essere stata la scintilla che innescò le stragi del 1992.
Davanti alla commissione parlamentare antimafia, il procuratore Salvatore De Luca ha presentato un’interpretazione diversa, basata sull’esistenza di “elementi concreti, conclusivi e molteplici” che indicherebbero come la strategia criminale culminata negli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non fosse casuale, ma mirata specificamente a bloccare questo fascicolo delicato – quello redatto dal generale Mori su ordine di Falcone.
Non si tratta semplicemente di una rivalutazione, ma di un completo ribaltamento di prospettiva:
Le stragi non vengono più interpretate come un mero messaggio intimidatorio di Cosa Nostra allo Stato, ma come una precisa operazione chirurgica per estirpare un fascicolo specifico.
Da Capacci a Via d’Amelio: un unico filo?
Secondo De Luca, questa ipotesi raggiunge il suo apice con la strage di Via d’Amelio – dove fu ucciso Borsellino – con un “alto grado di credibilità”, mentre il suo collegamento con la strage di Capacci, in cui fu assassinato Falcone, rimane, seppur in misura minore.
Tuttavia, il legame tra i due eventi non può essere ignorato: entrambi gli uomini erano al centro della lotta contro la mafia ed entrambi furono direttamente coinvolti nello stesso caso.
Se ciò fosse vero, non si tratterebbe di due crimini distinti, bensì di una serie di operazioni interconnesse volte a far deragliare uno specifico corso di giustizia.
Il caso che non avrebbe mai dovuto essere aperto
L’ironia che rende il caso ancora più inquietante è che questa vicenda, nonostante la sua gravità, ricevette scarsa attenzione da parte della magistratura palermitana all’epoca. Al contrario, le indagini si concentrarono proprio su chi aveva preparato il caso, il generale Mori, che si ritrovò accusato in successivi procedimenti, in particolare nel cosiddetto caso “Trattative tra Stato e Mafia”. Qui sta il paradosso:
Il documento, presumibilmente oggetto di interesse mafioso, divenne un peso per il suo autore all’interno delle istituzioni statali.
Cinque giorni tra la richiesta di archiviazione e l’esplosione
La cronologia degli eventi aggiunge un ulteriore elemento di dubbio:
- 13 luglio 1992: Firmata la richiesta di archiviazione del caso “Contratti di Mafia”.
- 14 luglio: Riunione presso la Procura di Palermo, alla quale partecipò Borsellino, che non fu informato della decisione.
- 19 luglio: Borsellino fu assassinato in Via D’Amelio.
- 14 agosto: il caso è stato archiviato in tutta fretta.
Solo cinque giorni separavano la richiesta di archiviazione dall’esplosione che uccise Borsellino.
In questo breve lasso di tempo, gli interrogativi si intensificano:
Il giudice sapeva? Stava cercando di interferire? O è stato ucciso prima di poter scoprire la verità?
Conflitto di interessi… Quando il giudice siede su entrambi i lati del tavolo
La situazione si complica ulteriormente con l’intervento del senatore Roberto Scarpiano, membro della commissione antimafia, che dovrebbe interrogare De Luca.
Non è un osservatore neutrale:
È un ex giudice di Palermo, uno dei firmatari della richiesta di archiviazione del caso nel 1992, e in seguito ha svolto un ruolo chiave nel processo Mori.
Questa sovrapposizione di ruoli – ex investigatore, decisore e ora inquirente – solleva seri interrogativi sui limiti dell’imparzialità e sulla problematicità dei conflitti di interessi in casi di rilevanza nazionale.
Cosa è cambiato ora?
Per la prima volta, un organo giudiziario ufficiale si è espresso in modo così chiaro:
Un caso specifico – e non solo la lotta alla mafia in generale – potrebbe essere la causa diretta di una serie di omicidi che hanno sconvolto l’Italia.
Se questa ipotesi venisse confermata, non solo riscriverebbe gli eventi del 1992, ma aprirebbe anche una porta di grande importanza:
Ci furono errori istituzionali – o qualcosa di più grave – che contribuirono, anche indirettamente, a creare le condizioni per quelle stragi?
Cosa ci aspetta?