Athon Veggi rappresenta una delle figure più originali e profonde della ricerca spirituale e scientifico-archetipale contemporanea. Architetto di formazione, la sua carriera si è presto trasformata in una ricerca antropologica e mistica che l’ha portata a esplorare i centri di potere del mondo: dalle vette dell’Himalaya, dove ha vissuto in ashram e monasteri buddisti apprendendo le dottrine orientali, ai deserti dell’Egitto, dove ha approfondito la decifrazione dei geroglifici e l’astrologia egizia…
In questa intervista, Veggi ci invita a riscoprire il cielo non come un oggetto di studio astronomico, ma come uno specchio della nostra anima, e il regno animale come una guida indispensabile per navigare la transizione verso una coscienza collettiva superiore.
Athon, il cielo è spesso visto come qualcosa di distante e freddo. Cosa ci riserva invece attraverso le sue stelle?
Il cielo è in realtà un organismo pulsante, un vasto libro di miti in perenne dialogo con noi. Ogni stella e ogni costellazione non sono semplici punti luminosi, ma archetipi che raccontano storie millenarie capaci di plasmare la nostra coscienza individuale e collettiva. Questi miti sono impressi come geroglifici luminosi nella volta celeste e influenzano profondamente il ritmo delle nostre vite. La nostra stessa esistenza è legata a questi simboli: il nostro oroscopo personale non è una superstizione, ma rappresenta un vero e proprio ‘algoritmo spirituale’ che determina le nostre coordinate morali, etiche e spirituali. Ignorare il cielo significa ignorare la mappa del nostro viaggio interiore.
Molte delle tue ricerche riguardano l’antico Egitto. Perché in quella cultura, e in molte tradizioni sciamaniche, l’animale occupa una posizione così centrale?
Nell’antico Egitto, gli animali non erano solo creature della natura, ma erano considerati sacri poiché si riteneva detenessero il controllo e la protezione sulle anime umane. Non c’è distinzione tra spirito e materia in questa visione. Nelle tradizioni sciamaniche, il contatto con il proprio ‘animale totem’ è ancora oggi considerato essenziale per il benessere psichico e fisico. Ogni specie animale rappresenta una vera e propria “cassaforte di conoscenza”: esse vibrano a frequenze di coscienza che noi abbiamo dimenticato o che dobbiamo ancora integrare. Gli animali sono, a tutti gli effetti, esseri spirituali che fungono da trasmettitori, connettendoci a dimensioni più elevate e ricordandoci le leggi fondamentali della vita che l’intelletto umano spesso complica o distorce.
Il simbolismo animale sembra essere un filo rosso che unisce culture distanti tra loro. Qual è il suo vero significato?
Il simbolismo animale è il linguaggio universale dello spirito, una lingua che non ha bisogno di traduzioni. In India, ad esempio, ogni divinità è associata a un animale — il ‘Vahana’— che non è un semplice accompagnatore, ma rappresenta i poteri e le qualità specifiche del dio stesso. Questo ci insegna che ogni incontro che facciamo con un animale nel mondo fisico può rivelare verità nascoste e messaggi diretti dal nostro inconscio o dal cosmo. Gli animali sono messaggeri che ci avvertono di cambiamenti energetici, di pericoli o di opportunità che la nostra mente logica non riesce ancora a decifrare. Riconsiderare il nostro rapporto con la natura non è un vezzo ecologista, ma una necessità evolutiva.
Oggi abbiamo perso la capacità di leggere i segni della natura. Come possiamo ricominciare a interpretare i messaggi degli animali?
Il primo passo è la sospensione del giudizio e l’apertura all’osservazione. Dobbiamo imparare a essere di nuovo attenti al comportamento e alle apparizioni animali nella nostra vita. Gli antichi erano maestri in questo: osservando il volo degli uccelli o i movimenti degli animali selvatici, potevano comprendere i flussi dell’energia universale. Ogni animale che incrocia la nostra strada ha una lezione da insegnarci. Se ci poniamo in ascolto, scopriamo che queste interazioni sono specchi: l’animale riflette una parte della nostra ombra o della nostra luce, guidandoci verso una comprensione più autentica della nostra realtà presente.
Guardando al futuro, qual è la tua visione per quella che definisci una “nuova umanità”?
La nuova umanità non può che fondarsi su tre pilastri inscindibili: ‘Verità, Giustizia e Amore’. Se non abbiamo il coraggio di coltivare la verità nel nostro cuore, nessuna tecnologia o progresso sociale potrà salvarci dal degrado spirituale. La verità non è un concetto astratto, ma è intimamente connessa alla bellezza cosmica: ciò che è autenticamente vero è anche armonico e bello. La mia visione è quella di un essere umano che riconosce la propria posizione di “ponte” tra terra e cielo. Solo attraverso il risveglio di una coscienza cosmica e il riconoscimento della sacralità di ogni forma di vita — in particolare del regno animale — potremo finalmente evolverci verso un futuro di equilibrio. È un invito pressante a tornare alle nostre radici cosmiche per poter abitare la terra con una nuova dignità.
