Dark Mode Light Mode

Dal merito creditizio al merito di progetto: ripensare il credito come percorso di sviluppo

Se il futuro del credito non fosse soltanto nella capacità di restituire, ma anche nella capacità di generare valore?

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

Per molto tempo abbiamo guardato al credito soprattutto come a una decisione.
Una persona o un’impresa presenta una richiesta.
La banca raccoglie le informazioni necessarie.
Analizza reddito, patrimonio, esposizione, storico dei rapporti, capacità di rimborso e rischio.
Poi arriva una decisione.
Finanziare oppure non finanziare.
È una logica indispensabile.
Il credito, infatti, non può prescindere dalla capacità del richiedente di restituire le risorse ricevute.
Ma forse oggi, mentre cambiano l’economia, i territori, le imprese e le esigenze delle persone, dobbiamo iniziare a porci una domanda ulteriore.
E se il credito non fosse soltanto una decisione, ma un percorso di sviluppo?
È una differenza apparentemente sottile.
In realtà può cambiare profondamente il modo in cui interpretiamo l’intermediazione finanziaria.
Dal prodotto al percorso
Per decenni il sistema del credito ha costruito gran parte della propria relazione intorno al prodotto.
Un prestito.
Un mutuo.
Un finanziamento.
Un’apertura di credito.
Un leasing.
Il cliente esprime un bisogno e il sistema cerca il prodotto finanziario più adatto a soddisfarlo.
Ma il bisogno finanziario, nella maggior parte dei casi, non è il vero punto di arrivo.
È il punto di partenza.
Un’impresa non chiede necessariamente un finanziamento perché vuole semplicemente ricevere denaro.
Potrebbe aver bisogno di acquistare un macchinario per aumentare la produttività.
Una famiglia potrebbe richiedere un mutuo non soltanto per acquistare una casa, ma per costruire una condizione abitativa più stabile.
Un’attività potrebbe chiedere risorse per rinnovare gli impianti, ridurre i consumi, assumere personale, digitalizzarsi o modificare il proprio modello produttivo.
In questi casi il finanziamento è soltanto uno degli strumenti attraverso i quali un cambiamento può diventare possibile.
E allora la domanda non dovrebbe fermarsi a:
“Quale prodotto finanziario serve?”
Potrebbe diventare:
“Quale percorso stiamo cercando di rendere possibile?”
Il credito come parte dell’economia reale
Questa prospettiva riporta il credito alla sua funzione più profonda.
Il credito non vive soltanto nei bilanci degli intermediari.
Vive nelle aziende che investono.
Nelle famiglie che acquistano una casa.
Nei professionisti che costruiscono la propria attività.
Nei giovani che iniziano un percorso imprenditoriale.
Nei territori che cercano nuove opportunità.
Vive nell’economia reale.
Per questo valutare una richiesta di credito significa, inevitabilmente, confrontarsi con una parte del futuro economico di quella persona, di quell’impresa e, in alcuni casi, del territorio nel quale opera.
Ed è proprio qui che nasce una domanda ulteriore.
E se, accanto al merito creditizio, iniziassimo a parlare anche di merito di progetto?
Nel credito siamo abituati a partire da una domanda fondamentale:
“Sarà in grado di restituire ciò che riceve?”
È una domanda indispensabile.
Ma se il credito vuole diventare anche uno strumento di sviluppo, forse dobbiamo aggiungerne un’altra:
“Che cosa stiamo finanziando?”
Non soltanto chi abbiamo davanti.
Non soltanto quanto può restituire.
Ma quale progetto c’è dentro quella richiesta.
Un’impresa che vuole aumentare la produttività.
Un investimento che può creare occupazione.
Una trasformazione che può rendere un’attività più sostenibile.
Una famiglia che vuole costruire maggiore stabilità.
Un’iniziativa capace di generare valore per un territorio.
È da qui che nasce, secondo me, il concetto di merito di progetto.
Non come alternativa al merito creditizio.
E nemmeno come modo per finanziare chi non presenta adeguate capacità di rimborso.
Ma come una seconda dimensione della valutazione.
Il merito creditizio dovrebbe continuare a rispondere alla domanda:
“Quanto è sostenibile il rischio finanziario?”
Il merito di progetto potrebbe aggiungere:
“Quanto è significativo ciò che stiamo cercando di rendere possibile?”
Due rischi simili, due progetti completamente diversi
Immaginiamo due richieste di finanziamento con caratteristiche di rischio finanziario comparabili.
Dal punto di vista strettamente creditizio potrebbero apparire molto simili.
Ma il progetto sottostante potrebbe essere completamente diverso.
Una richiesta potrebbe servire prevalentemente a rinviare una spesa.
Un’altra potrebbe contribuire a creare una capacità produttiva che prima non esisteva.
Una potrebbe sostenere semplicemente un equilibrio temporaneo.
L’altra potrebbe aumentare la produttività di un’impresa, creare nuovi posti di lavoro o rafforzare la competitività di un territorio.
Il rischio non scompare.
La valutazione del rischio non diventa meno importante.
Ma emerge una nuova informazione.
Il valore potenziale della destinazione delle risorse.
E allora la domanda diventa più ampia:
“Quanto valore può generare ciò che stiamo finanziando?”
Dal finanziamento alla capacità futura
Questa prospettiva porta a considerare il credito non soltanto come trasferimento di risorse, ma come possibile generatore di capacità futura.
È una distinzione importante.
Perché una risorsa finanziaria può essere utilizzata in modi completamente differenti.
Può finanziare un consumo.
Può sostenere un’attività esistente.
Può risolvere una difficoltà temporanea.
Ma può anche costruire qualcosa che prima non c’era.
Un macchinario.
Una nuova competenza.
Un processo produttivo.
Un’attività.
Una nuova occupazione.
Una maggiore efficienza energetica.
Una trasformazione digitale.
Una nuova capacità di competere.
In questo senso il credito può diventare uno dei fattori attraverso i quali una possibilità teorica si trasforma in una capacità concreta.
Il territorio come parte della valutazione
Per fare questo, però, non basta osservare esclusivamente i numeri.
Serve tornare a osservare il territorio.
Le abitudini.
I cambiamenti nei consumi.
Le nuove modalità di pagamento.
Le trasformazioni delle imprese.
Le difficoltà che emergono prima ancora di diventare evidenti nei bilanci.
Le opportunità che spesso non sono immediatamente rappresentate dagli indicatori tradizionali.
L’economia reale produce continuamente segnali.
Alcuni sono evidenti.
Altri sono quasi invisibili.
Una piccola variazione nelle abitudini di una comunità.
Un nuovo modo di acquistare.
Una trasformazione nei rapporti tra imprese e clienti.
Una diversa distribuzione delle attività commerciali.
Una nuova esigenza abitativa.
Una progressiva modifica dei flussi economici.
Tutto questo può raccontare qualcosa.
Il credito, se vuole accompagnare lo sviluppo, dovrebbe imparare ad ascoltare anche questi segnali.
Non per sostituire i dati.
Per interpretarli meglio.
Il progetto non dovrebbe essere una fotografia
C’è poi un’altra conseguenza importante.
Se introduciamo il concetto di merito di progetto, il progetto non può essere valutato soltanto nel momento in cui viene presentata la richiesta.
Dovrebbe essere osservato anche successivamente.
Gli obiettivi erano realistici?
Le risorse sono state utilizzate come previsto?
Il progetto sta producendo i risultati attesi?
Le condizioni economiche sono cambiate?
Sono emerse nuove opportunità?
Sono emerse nuove criticità?
Il progetto sta generando il valore previsto?
Perché il merito di un progetto non dovrebbe essere necessariamente una fotografia scattata il giorno della richiesta.
Potrebbe essere una storia da osservare nel tempo.
E questo introduce un concetto particolarmente interessante: il credito come relazione continuativa.
Dal merito di progetto al credito che accompagna
Se il credito diventa percorso, allora anche la relazione cambia.
La decisione iniziale rimane fondamentale.
Ma non rappresenta necessariamente la conclusione.
Può essere l’inizio.
La banca o l’intermediario potrebbe conoscere meglio l’evoluzione del progetto.
Comprendere se gli obiettivi iniziali stanno trovando conferma.
Individuare eventuali cambiamenti.
Intercettare tempestivamente difficoltà.
Ma anche riconoscere quando un progetto sta funzionando meglio del previsto.
Questo significa passare da una logica puramente statica a una logica maggiormente dinamica.
Non soltanto:
“Com’era la situazione quando abbiamo concesso il credito?”
Ma anche:
“Che cosa sta succedendo da quando abbiamo deciso di finanziarla?”
La tecnologia può aiutare, ma non può sostituire la relazione
In questo scenario la tecnologia avrà inevitabilmente un ruolo importante.
L’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati, le nuove piattaforme e gli strumenti predittivi potranno permettere di osservare quantità di informazioni impensabili fino a pochi anni fa.
Potranno individuare correlazioni.
Riconoscere anomalie.
Anticipare segnali.
Supportare le decisioni.
Ma c’è una distinzione che non dovremmo perdere.
Analizzare più dati non significa necessariamente comprendere meglio un progetto.
Per comprendere un progetto bisogna anche sapere cosa c’è dietro i dati.
Perché una crescita può significare espansione oppure squilibrio.
Un aumento dei ricavi può accompagnarsi a una riduzione della marginalità.
Un investimento può produrre risultati diversi da quelli inizialmente previsti.
Una difficoltà temporanea può nascondere un progetto solido.
Un risultato apparentemente positivo può invece essere fragile.
La tecnologia può aiutare a vedere.
La relazione può aiutare a comprendere.
Ed è probabilmente dall’integrazione delle due dimensioni che nascerà una parte importante del credito futuro.
Una nuova responsabilità per chi concede credito
Questa prospettiva introduce anche una responsabilità nuova.
Se il credito contribuisce a rendere possibili determinati percorsi, allora la decisione finanziaria non è completamente neutrale rispetto allo sviluppo.
Ogni finanziamento contribuisce, almeno in parte, a decidere quali possibilità possono diventare realtà.
Questo non significa che la banca debba trasformarsi in un ente di sviluppo.
Non significa finanziare qualsiasi progetto interessante.
Non significa abbandonare il rigore.
Significa riconoscere che il denaro ha una destinazione e quella destinazione produce conseguenze economiche.
Per questo il credito può interrogarsi non soltanto sul rischio che sta assumendo.
Può interrogarsi anche sul valore che quella scelta potrebbe contribuire a generare.
Il vero salto culturale
Forse il vero salto culturale del credito non sarà quindi semplicemente passare:
dal prodotto al percorso.
Sarà fare un passo ulteriore.
Imparare a valutare il progetto dentro quel percorso.
Perché un percorso senza una direzione rischia di diventare soltanto accompagnamento.
Un progetto senza sostenibilità rischia di diventare soltanto un’idea.
Il merito creditizio senza comprensione del progetto rischia invece di fotografare soltanto una parte della realtà.
L’obiettivo dovrebbe essere mettere insieme queste dimensioni.
Rischio.
Sostenibilità.
Progetto.
Evoluzione.
Territorio.
Relazione.
Una nuova domanda per il credito
Per molto tempo la domanda centrale è stata:
“Possiamo finanziare?”
Forse il futuro ci chiederà di aggiungerne altre.
“Perché stiamo finanziando?”
“Che cosa vogliamo rendere possibile?”
“Quale valore può generare questa decisione?”
E soprattutto:
“Il progetto che abbiamo contribuito a finanziare sta realmente diventando ciò che avevamo immaginato?”
Sono domande che non sostituiscono il merito creditizio.
Lo completano.
E possono trasformare il modo in cui interpretiamo il ruolo dell’intermediario.
Perché il credito non determina da solo il futuro.
Ma può contribuire a rendere possibile un futuro diverso.
E questo pone una responsabilità nuova a chi lo concede:
non decidere soltanto quanto finanziare.
Capire anche che cosa quel finanziamento può diventare.
Dal credito che concede al credito che comprende
Il futuro dell’intermediazione finanziaria potrebbe quindi non essere rappresentato soltanto dalla velocità con cui una richiesta viene valutata.
Potrebbe essere rappresentato dalla qualità con cui viene compresa.
Non soltanto dalla capacità di automatizzare una decisione.
Ma dalla capacità di integrare dati, territorio, progetto e relazione.
Non soltanto dalla capacità di misurare il rischio.
Ma dalla capacità di comprendere il potenziale senza smettere di misurarlo.
È questa, forse, la sfida più interessante.
Fare in modo che il credito continui a essere rigoroso, ma contemporaneamente diventi più consapevole del ruolo che svolge nell’economia reale.
Perché dietro ogni richiesta di finanziamento non c’è soltanto una pratica.
C’è una persona.
C’è un’impresa.
C’è una famiglia.
C’è un territorio.
E, molto spesso, c’è un progetto che ancora non esiste.
Il compito del credito non è necessariamente renderlo possibile.
Ma forse il suo compito più evoluto potrebbe essere capire quando quel progetto merita di essere accompagnato e costruire, insieme a chi lo propone, le condizioni perché possa diventare realtà.
Stefano Giuntoli
Previous Post

Il Capitalismo liberista come Visione del Mondo: Immanenza, Tecnica e Crisi Ontologica

Next Post

I “morti impegnati” (zalozhnye pokojniki)