Flora Vona, attrice, cantante, sceneggiatrice e scrittrice napoletana, è una delle voci più intense e poliedriche del panorama artistico contemporaneo. La sua arte nasce da un legame profondo con la propria terra e con il simbolismo, e si sviluppa tra teatro, cinema, educazione e introspezione. Dopo il successo del progetto “Le stanze dell’anima”, premiato con un Nastro d’Argento, Flora continua a sperimentare tra linguaggi e forme espressive, restando fedele a un approccio poetico e viscerale. Il suo lavoro è attraversato da una forte dimensione onirica, che diventa motore creativo e narrativo.
“Le stanze dell’anima” ha segnato un ponte tra teatro, cinema e introspezione. Cosa possiamo aspettarci dalle tue prossime opere? Hai già un nuovo progetto in cantiere?
“Le stanze dell’anima” è un progetto ideato e scritto da me, realizzato insieme ai registi Claver Salizzato e Patrizia Pistagnesi, che ha ricevuto anche un Nastro d’Argento. È un’opera che racchiude le mie tre anime: quella dell’attrice, della cantante e della scrittrice. Ora stiamo lavorando per trasformarlo in un musical teatrale: vogliamo farlo vivere sul palco, in una forma ancora più coinvolgente e multidimensionale.
Nel tuo percorso alterni musica, recitazione e scrittura. Quando nasce un’idea, come scegli il linguaggio più adatto per raccontarla?
Ho un’attività onirica molto intensa. Spesso le mie idee nascono nei sogni: li annoto subito e da lì comincia il processo creativo. Il mio primo romanzo, Irene, che presto uscirà in formato e-book, l’ho interamente sognato, dall’inizio alla fine. È nato come racconto interiore e mi piacerebbe che in futuro diventasse anche un film.
Hai mai pensato a una regia cinematografica piena, magari per un lungometraggio scritto e diretto interamente da te?
Sì, scrivo soggetti e sceneggiature proprio perché desidero firmare la regia di un progetto tutto mio. Uno dei miei lavori più sentiti è I ragazzi di Nisida, un film dedicato agli adolescenti, nato anche dal mio lavoro come educatrice e insegnante. Mi occupo molto anche di teatro educativo: scrivo testi, conduco laboratori e porto in scena spettacoli con i ragazzi. È un modo per unire arte e responsabilità sociale.
Sei molto attiva sui social, ma anche molto riservata su alcuni aspetti creativi. C’è un progetto personale che stai sviluppando in silenzio?
Sì, per scaramanzia tendo a proteggere la fase iniziale dei progetti. Ma posso fare un piccolo spoiler: sto lavorando a un podcast che esplora la psicologia maschile e i meccanismi della seduzione. È un tema che mi affascina molto, e lo sto affrontando con uno sguardo empatico e narrativo, sempre in dialogo con la mia esperienza artistica.
Hai lavorato con artisti come Gianluca Grignani e Samuel Peron. C’è un artista – magari fuori dai circuiti consueti – con cui sogni di collaborare?
Sogno di lavorare con Woody Allen. Mi piace tantissimo il suo stile, quel misto di ironia e profondità psicologica. Mi piacerebbe interpretare un personaggio che esprima tutta la mia poliedricità e il mio magma interiore, con un’anima partenopea forte, alla Magnani, ma inserita in un contesto internazionale. Un film che unisca la veracità napoletana con l’eleganza del cinema d’autore americano.
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