Dark Mode Light Mode

L’eredità di Papa Francesco nell’evoluzione del pensiero economico

Dal Francescanesimo all’economia solidale: come Papa Francesco ha ridisegnato il rapporto tra profitto, solidarietà e dignità umana.

Vi è un originale legame tra profitto e solidarietà, una circolarità feconda fra guadagno e dono

Papa Francesco

Il secolo scorso è stato il secolo che ha tentato una critica sistematica al capitalismo, proprio mentre questo raggiungeva il suo apice. Il movimento socialista e quello cristiano-sociale avevano in comune la ricerca di qualcosa di nuovo che superasse la forma capitalistica senza rinunciare all’indubbio beneficio in termini di efficienza e crescita della ricchezza che il sistema liberal-capitalistico ha portato nei paesi occidentali e non solo. La ricerca delle famose “terze vie” spesso identificate nella cooperazione che sembrava la formula magica per coniugare profitto e solidarietà.

Il secolo presente ha minato le nostre certezze, il capitalismo sfrenato, la supremazia della finanza sull’economia reale hanno creato la cultura dello scarto che è la potente sintesi che ha fatto Papa Francesco come allegoria del cortocircuito tra la finanza globale e le persone comuni, con le loro aspettative e le loro necessità concrete. Il modello economico, basato sulla globalizzazione incontrollata e sulla supremazia del mercato, ha fallito nel suo obiettivo principale di migliorare la qualità della vita di un numero sempre maggiore di individui ed ha invece generato una più ampia frattura tra ricchi e poveri generando maggiori fasce di marginalità sociale.

Nello stesso periodo il sistema cinese ha rotto un altro tabù, cioè un sistema illiberale e non democratico poteva essere efficiente e far uscire dalla povertà centinaia di milioni di persone. Il binomio che tutti noi abbiamo ritenuto un dogma dopo il fallimento del regime comunista, cioè che il benessere economico si potesse creare solo all’interno di un sistema liberale e democratico semplicemente non era vero.

Il pensiero economico del pontificato di Papa Bergoglio era evidente fin dalla scelta del nome “Francesco”.

Se stessimo giocando al gioco degli opposti e qualcuno ci proponesse di trovare il contrario dei mercati finanziari molti di noi penserebbero al Francescanesimo.

Il simbolo del mercato finanziario senza scrupoli nell’immaginario collettivo è Gordon Gekko il protagonista del film Wall Street con il suo motto: “l’avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo”.

Quanta differenza dalla dottrina del poverello di Assisi che fidandosi delle parole del Vangelo “Non affannatevi dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” proibiva nella sua regola lo stesso uso del denaro anche in seguito ad elemosina o come ricompensa del lavoro prestato.

In realtà la prima scuola di economia nel Medioevo fiorì proprio dai francescani in un mondo dove l’usura era dilagante ed i grandi banchieri comandavano sugli stati come i Medici di Firenze (come sono veri i corsi e ricorsi storici di Giovambattista Vico) i frati minori osservanti (Bernardino da Feltre e Michele Carcano) si inventano i monti di pietà allo scopo di erogare piccoli prestiti a condizioni vantaggiose

I Monti di pietà, infatti, prestavano denaro solamente ai residenti o a chi abitava in alcune località nelle vicinanze espressamente indicate negli statuti (la banca territoriale e di prossimità ante litteram). I Monti concedevano prestiti anche alle magistrature cittadine e svolgevano funzioni di Tesoreria per gli enti assistenziali. Inoltre, la dotazione iniziale, il monte per l’appunto, non veniva mai intaccato in quanto rappresentava il presidio e la garanzia dei rischi di insolvenza e gli utili eventualmente conseguiti andavano ad assommarsi al Monte (in pratica la prima norma sull’assorbimento del capitale).

La nostra concezione dell’economia ed in generale del mondo degli affari è fortemente influenzata da una visione neo-liberista, anche da parte di chi non ha mai studiato Adam Smith, e questa visione effettivamente contrasta in modo sensibile con l’umanesimo proposto da Francesco.

Adam Smith afferma il principio dell’”eterogenesi dei fini“ :cioè la ricerca diretta dell’interesse privato produce indirettamente bene comune che non ha bisogno della benevolenza degli altri: la società civile può esistere tra persone diverse […] sulla base della considerazione della utilità individuale, senza alcuna forma di amore reciproco o di affetto.

Non è solo l’affermazione della cosiddetta “mano invisibile” che conduce all’efficienza ed al benessere per tutti quando ognuno persegue solo il proprio egoistico interesse privato, ma è anche la concezione che la gratuità e l’amicizia sono faccende importanti nella sfera privata ma nella vita lavorativa dobbiamo farne a meno proprio perché ci rendono deboli e vulnerabili. Il cosiddetto atteggiamento professionale secondo il quale per il rispetto dei ruoli (il capo, i collaboratori, i clienti, i controllori, ecc) non c’è spazio per la relazione amicale che anzi va evitata.

Ma è proprio così? Vogliamo davvero vivere in un mondo dicotomico ed a tratti schizofrenico tra la vita privata ed il mondo del lavoro e degli affari. In un mondo dove infermieri, insegnanti, dottori, bancari ecc. agiscono solo negli stretti limiti del contratto. Molti servizi relazionali per poter rispondere alle esigenze dei clienti richiedono una certa dose di genuinità e di “passione”. Io voglio che il medico mi curi bene non solo perché esegue un contratto ma anche perché è genuinamente interessato alla mia guarigione. E vorrei maestre che lavorino non solo per lo stipendio, ma anche perché sono autenticamente interessate ai miei bambini.

L’elogio dell’avidità di Gordon Gekko e l’assenza della relazione se non su base contrattuale di Adam Smith , non solo sono eticamente discutibili ma non producono una corretta allocazione delle risorse e del credito.

Ma esiste un’altra possibilità? Un altro modo non utopistico e buonista di gestire il credito e l’economia?

Si esiste una via indicata in maniera semplice e magistrale come era nel suo stile da Papa Francesco.

Tra i tanti scritti ho scelto la prefazione del libro del cardinale Muller “Povera tra i poveri. La missione della chiesa”.

Ci sono tante povertà, ma la povertà economica è quella che viene guardata con maggior orrore. In questo c’è una grande verità. Il denaro è uno strumento che prolunga e accresce le capacità della libertà umana, consentendole di operare nel mondo, di agire, di portare frutto.

Il Vangelo non disprezza la ricchezza in sé stessa, ma la ricchezza fine a stessa, ossia la pura accumulazione di beni, che non ha altra giustificazione se non quella dell’accumulazione stessa.

Quando l’uomo vive abitualmente nella solidarietà, l’uomo sa che ciò che nega ad altri e trattiene per sé, prima o poi, si ritorcerà contro di lui. In fondo, a questo allude nel Vangelo Gesù, quando accenna alla ruggine o alla tignola che rovinano le ricchezze possedute egoisticamente.

Invece, quando i beni di cui si dispone sono utilizzati non solo per i propri bisogni, essi diffondendosi si moltiplicano e portano spesso un frutto inatteso. Infatti, vi è un originale legame tra profitto e solidarietà, una circolarità feconda fra guadagno e dono, che il peccato tende a spezzare e offuscare. Compito dei cristiani è riscoprire, vivere e annunciare a tutti questa preziosa e originaria unità fra profitto e solidarietà. Queste parole di Papa Francesco mettono letteralmente i brividi e mostrano come anche nel campo della dottrina sociale Papa Francesco è stato un rivoluzionario che rompe schemi e pregiudizi da anni incardinati nella stessa cultura cattolica.

Il credito, il denaro, la ricchezza e persino il profitto se non usati in maniera egoistica se incardinati nel fine ultimo dell’uomo e della sua magnifica complessità non solo non sono un male, ma contribuiscono ad una civiltà ed una politica più giusta e più equa, ma c’è bisogno della relazione, della solidarietà e dell’empatia.

In fondo non c’è alcuna convenienza nell’essere ricchi in un mondo di miserabili, accerchiati nei feudi di privilegio ed ingiustizia.

Si può avere un’economia del merito ma solidale con gli ultimi, senza scarti né umani, né materiali.

Grazie Papa Francesco il tuo pensiero sopravviverà alla tua scomparsa nella vita di tanti di noi cristiani e non che continueranno ad ispirarsi al tuo esempio di vita autenticamente fraterna.

Previous Post

Intervista a Salvatore Izzo, Direttore FarodiRoma

Next Post

La perdita della componente divina: l'uomo moderno e la ricerca del meraviglioso