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I funerali di un Papa e lo spirito dei Gesuiti

Jean-Baptiste Brunel, il Palazzo dei Papi di Avignone, 1888 - collezione privata

La Chiesa trionfante

Nell’ottobre del 1958, a Castelgandolfo, morì Papa Pio XII. La sua salma, accompagnata da un protocollo solenne, fu trasportata in Vaticano lungo la Via Appia, passando accanto al Colosseo e attraversando Roma davanti a una folla imponente. Il corpo rimase esposto per tre giorni nella Basilica di San Pietro, mentre la cerimonia funebre, trasmessa in bianco e nero, rappresentò uno dei primi eventi televisivi dell’Eurovisione. In quegli stessi giorni, all’inizio della V Repubblica francese guidata dal generale De Gaulle, si svolsero funerali simili per l’arcivescovo di Avignone, seppur in scala più contenuta.

Un’altra città dei Papi

In questa città, nota come “città dei Papi” – da cui l’ultimo dei sette pontefici francesi, Gregorio XI, tornò a Roma nel 1377 – si svilupparono diverse confraternite. Tra queste, quella dei Penitenti Bianchi, dedicata all’assistenza ai malati, della quale è ancora visibile la cappella del XIV secolo, e quella dei Penitenti Neri, fondata nel XVI secolo per il sostegno ai prigionieri. In un quartiere più appartato e popolare, in rue des Lices, si trovava la congregazione dei Gesuiti, che dal 1565 istituì un collegio nella zona.

L’insegnamento dei Gesuiti

Alla fine degli anni ’50 e all’inizio degli anni ’60, l’insegnamento gesuita era di impostazione classica, con classi denominate “Retorica” o “Umanità”. La legge sull’istruzione del 1959, promossa da Michel Debré, permetteva il sostegno statale agli istituti privati, compresi quelli confessionali cosiddetti “sotto contratto”. Questa normativa agevolò l’accesso all’istruzione anche alle famiglie meno abbienti.

Tra gli insegnanti gesuiti spiccavano figure di grande rilievo e originalità: padre Franchet d’Espèrey, professore di filosofia e discendente del celebre generale della Prima guerra mondiale che concluse l’armistizio con i turchi a Moudros, visitava quotidianamente e di buon mattino la prigione cittadina; padre de Montgolfier insegnava fisica; padre Bernard, anticonformista, era vicino alla comunità zingara che ogni anno si recava in pellegrinaggio a Saintes-Marie-de-la-Mer; un altro gesuita era un ex campione di sci e un altro ancora si esibiva come cantante jazz nelle serate.

La Cina tra sofferenza e gioia

Un sogno incompiuto

Un destino non si realizza mai completamente. Benedetto XVI avrebbe potuto recarsi in Russia, un gesto impensabile ai tempi di Giovanni Paolo II. Tuttavia, le interpretazioni polemiche del suo discorso di Ratisbona del 2006 – incentrato soprattutto sul rapporto tra fede e ragione e non rivolto specificamente all’Islam – forse gli impedirono di compiere questo passo. Papa Francesco, invece, ha incontrato il Patriarca Kirill all’Avana nel 2016. Questo storico incontro – che ha assunto anche una valenza geopolitica in un momento di tensione tra Russia e Occidente – è stato il primo tra i capi della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa dopo lo scisma del 1054, che divise i cristiani d’Oriente e d’Occidente.

Non si può attribuire a Papa Francesco l’idea di una visita in Cina, che sarebbe stata comunque coerente con una logica e una tradizione consolidate. La logica è quella di un magistero senza confini geografici, attento alle diverse realtà del mondo. Tuttavia, il Vaticano è stato tra i pochi Stati ad aver mantenuto relazioni diplomatiche con Taiwan (con l’apertura di una nunziatura apostolica a Taipei nel 1954). Francesco si è comunque impegnato costantemente per migliorare i rapporti con la Cina: nel 2018, infatti, la Santa Sede e Pechino hanno firmato un accordo che prevede la nomina congiunta dei vescovi cinesi. Il Vaticano ha persino accettato la scelta unilaterale della Cina per la nomina del vescovo di Shanghai. Quanto alla tradizione, questa risale ai primi gesuiti della fine del XVI secolo.

Matteo Ricci e Alexandre de Rhodes

Matteo Ricci, nato a Macerata nelle Marche e formato nel noviziato dei Gesuiti a Roma, fu missionario nella Cina dei Ming. Entrò in Cina da Macao nel 1583 e trascorse diciotto anni nella regione di Canton, dove svolse un’importante attività scientifica e tecnica, soprattutto nell’orologeria. Nel 1601 fu ricevuto alla corte imperiale di Pechino. È considerato il fondatore della Chiesa cinese ed è sepolto nei pressi della Città Proibita.

Alexandre de Rhodes, gesuita di Avignone della fine del XVI secolo, nato in una famiglia ebrea originaria dell’Aragona, frequentò il collegio dei Padri, allora agli inizi, prima di studiare filosofia a Roma. Seguendo l’esempio di Francesco Saverio e Matteo Ricci, fu attratto dal sogno delle “Indie” e arrivò anch’egli a Macao, un secolo dopo, nel 1683. Non potendo entrare in Giappone, si rivolse al Dai-Viêt, l’attuale Vietnam. La penetrazione religiosa e commerciale in questo paese era vista come un contrappeso locale alla Cina? Tra le sue realizzazioni vi fu la trascrizione della lingua vietnamita, originariamente scritta con caratteri cinesi, in alfabeto latino. Zhou Enlai considerava questa rivoluzione – che avrebbe facilitato l’apertura del suo paese – una svolta mancata per la Cina.

Vietnam ©️ patrick pascal

La tradizione intatta e la modernità sull’orlo del baratro

I funerali di Papa Francesco non si sono svolti con lo stesso fasto di quelli di Pio XII o dell’arcivescovo di Avignone; lo stesso era accaduto per Benedetto XVI. Francesco ha voluto mantenere questa semplicità attraverso una riforma introdotta alla fine del 2024. Senza pregiudicare il giudizio sull’ultimo Papa, che richiederà tempo e distacco, si può già affermare che Francesco è rimasto fedele alla tradizione dei gesuiti.

Ma che cos’è questa tradizione gesuita? L’interpretazione è naturalmente soggettiva. Potrebbe essere lo spirito di riforma che in origine si oppose all’Inquisizione; l’evangelizzazione in Asia, in particolare; il sogno utopico delle Missioni in Paraguay; la difesa incondizionata del papato; l’educazione delle élite; la capacità di adattarsi al mondo profano. Tuttavia, va senza dubbio aggiunto l’apprendimento della libertà portata all’estremo, ma senza mai deviare dal proprio cammino: sull’orlo del precipizio, senza cadere.

Il Tempio del Cielo ©️ patrick pascal
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