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“Il Portale degli Angeli”: pieno successo, a Santa Maria Annunziata in Borgo Pio, della mostra centrata sull’opera dell’artista Antonio Teruzzi
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“Il Portale degli Angeli”: pieno successo, a Santa Maria Annunziata in Borgo Pio, della mostra centrata sull’opera dell’artista Antonio Teruzzi

Nella settecentesca chiesa di Santa Maria Annunziata in Borgo Pio, vicino all’inizio di Via della Conciliazione, si è tenuta, sino al 25 gennaio, la mostra centrata sull’opera “Il Portale degli Angeli”, dell’artista Antonio Teruzzi, a cura di Loris Innocenti.

Teruzzi, nativo di Brugherio (Provincia di Monza e Brianza), è anzitutto pittore, ma anche scultore e incisore; esegue affreschi e non disdegna occasionalmente le arti applicate. Ama, in pittura, l’impiego di pigmenti puri e di terre, attraverso tecniche laboriose e insolite come lo storico encausto degli antichi romani (già a suo tempo riscoperto, peraltro con scarsa fortuna, da Leonardo da Vinci, per la sua “Battaglia di Anghiari” nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze): su legno o su carta, e l’affresco su tela o stucco lucido, applicato a tavole anche d’estese dimensioni. “Mi dedico a queste tecniche − spiega − per conseguire effetti particolari, ma anche per il gusto della materia in sé: mi affascina l’idea d’unire materia e spirito, traguardo tra i più elevati delle antiche pratiche alchemiche”.

Nel contesto del Giubileo 2025, la Fondazione Rezza Pro Cultura ha presentato la mostra dedicata a questo artista, con la sua opera “Il Portale degli Angeli”. Un’opera che si compone di 27 formelle in terracotta policroma, ognuna di cm. 21 x 21, patinate, dopo la cottura, in oro.

Queste formelle ricordano immediatamente quelle notissime realizzate, tra il 1403 e il 1424, da Lorenzo Ghiberti per la Porta nord del Battistero del Duomo di Firenze. Mentre il titolo dell’opera “Il Portale degli Angeli” rimanda immediatamente al concetto di Porta nel Cristianesimo, essenziale in chiave escatologica: caratterizzando la storia della salvezza dell’umanità, racchiusa tra una porta che si chiude (quella del Paradiso terrestre dopo la cacciata di Adamo ed Eva, come raccontato nella Genesi) e le dodici porte che, alla fine della storia umana, si aprono (Apocalisse). Per non dimenticare, in ultimo, la celebre definizione di Josef Ratzinger dell’arte come “una porta aperta sull’infinito”.

Abbiamo voluto approfondire, con Antonio Teruzzi, i temi essenziali della sua arte e la sua idea di arte sacra nel mondo di oggi.

Maestro, anzitutto quali sono i soggetti delle 27 formelle?

Sono soggetti di arte sacra, specie episodi della vita di Cristo tratti dai Vangeli. Ma l’opera s’intitola “Il Portale degli Angeli”, rimanda subito al concetto di Porta nel Cristianesimo (come accennavi poco fa) ma, prima ancora, nell’Ebraismo: religioni, come sappiamo, strettamente legate da un nesso escatologico, teologico e temporale. Una delle figure che piu’ collegano tra loro queste 2 religioni è proprio quella dell’Angelo: che collega, inoltre, mondo visibile e mondo invisibile. Nell’esperienza quotidiana mia e di molti di noi, una delle presenze che maggiormente sentiamo come “trait d’union” tra questi due mondi forse è proprio quella degli Angeli: siamo onesti, quante volte, nella vita, credenti o atei che possiamo essere, abbiamo avvertito – mentre stavano per accaderci esperienze davvero negative e pericolose – la presenza come di un’entità sovrannaturale volata (è il caso di dire, N.d.R.) a soccorrerci, o comunque a renderci meno traumatica, quell’esperienza? Su tutto questo, non riflettiamo mai abbastanza…

Sì, e sappiamo che la figura dell’Angelo è presente, con ruolo importante, anche nell’ Islam. Ma restando ad Ebraismo e Cristianesimo, cos’è per Lei, oggi, l’arte sacra, e quali temi, quali argomenti, è piu’ giusto che essa esprima?

Non solo le Verità essenziali di Ebraismo e Cristianesimo: come, del resto, già a lungo è accaduto nei primissimi tempi del Cristianesimo e nel Medioevo. Basti pensare al “tempo delle Cattedrali”, con opere d’arte che tra loro erano anche collegate da una complessa simbologia, pure esoterica (e che tuttora non conosciamo ancora in pieno, N.d.R.): non avevano solo la funzione di “Bibbia dei poveri”. Direi che l’arte sacra di oggi, deve esprimere non solo il sacro in senso stretto e proprio, ma anche far riflettere tutti i suoi fruitori – credenti o meno – sui rapporti appunto tra naturale e sovrannaturale, su quella che, a volte, è l’irruzione del sacro nella vita quotidiana e nella storia. Facendoci riflettere sul senso complessivo della vita, e almeno domandarci se la realtà, non limitandosi angustamente solo a quello che percepiamo coi sensi, non contiene, invece, varie altre dimensioni, che è compito della scienza, della filosofia, della teologia, indagare.

Tutto questo, restando ora sul piano specifico dell’arte, permette di parlare – come fece ad esempio, in una celebre intervista ripubblicata da “L’ Europeo” ad aprile del ’73, poco dopo la morte, un “mostro sacro” come Pablo Picasso – di un linguaggio universale ed eterno dell’arte, che in una certa misura possa rendere contemporanee anche opere antichissime come le pitture preistoriche parietali o gli affreschi delle tombe egizie?

Sì, perché, se l’arte nei secoli cambia tecniche, materiali, modi espressivi e, soprattutto, soggetti, resta sempre, però, come un albero: che è sempre lo stesso albero, non può prescindere dalle sue radici, ma, ad ogni primavera, produce frutti nuovi. Non ci sono troppe differenze, in realtà, tra me e tanti altri che dipingono oggi e i primitivi artisti che, in grotte come Lascaux in Francia, o nel Sahara, prima di andare a caccia disegnavano gli animali sulle pareti a scopo propiziatorio, e poi magari facevano finta di colpire i loro organi vitali… L’arte, poi, si può anche paragonare a una lavagna, dove il maestro istruisce i suoi allievi disegnando, cancellando e poi continuamente riprendendo a disegnare. O a un terreno edificabile: parlo del terreno dell’animo umano, dove gli artisti continuamente edificano e poi distruggono, per nuovamente ricostruire,

Grazie, Maestro. E quali nuove tecniche sta usando ora, passando anche all’arte tradizionale, o alle arti applicate?

Sto usando spesso dei fondi con colori nero e oro, che danno l’idea dell’ alternanza notte-giorno: e, passando appunto alle arti applicate, uso delle carte vetrate particolari, che riescono a dare l’idea, invece, delle stelle. A proposito di stelle e spazi infiniti, ora sto lavorando a un libro su questi temi insieme ad Elena D’Onghia, importante astrofisica italiana; e ho in programma anche di organizzare una mostra d’arte. Colgo l’occasione per ringraziare vivamente Mons. Jean-Marie Gervais, Presidente di “Tota Pulchra”, e tutti i suoi collaboratori: per la cortesia dimostrataci e, soprattutto, l’attenzione riservata alla mia opera.

 

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