Dark Mode Light Mode

L’intelligence degli dei, tra realtà e iper-realtà: un indagine con Luigi Baratiri

Luigi Baratiri nasce a Giulianova, in Abruzzo, il 2 febbraio 1966. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Tripoli, in Libia. Al suo ritorno in Italia, inizia a lavorare per la Itaf-Italafricana, un’azienda di import-export di famiglia attiva nel Mediterraneo. Ex pilota aeronautico, dal 1990 al 1998 collabora con il governo libico e con ambienti iniziatici mediorientali, in particolare con il SISMI (Servizi Informazioni e Sicurezza Militare). In qualità di agente provocatore di questo organismo, svolge diverse operazioni tra Italia e Libia. Dopo aver concluso la sua attività d’intelligence, nel 1999 si trasferisce a Berlino, dove continua i suoi studi esoterici.

Signor Baratiri, il suo libro L’intelligence degli dei ha un alone misterioso e quasi insondabile. Al di là dei fatti inerenti alla sua missione, potrebbe indicarci i momenti più significativi della sua autobiografia?

Innanzitutto la ringrazio per questa intervista, perché parlare del mio libro L’intelligence degli dei – nonostante siano passati 7 anni dalla sua pubblicazione e qualche anno in più dalla sua stesura – per me è sempre una gioia rituffarmi in quell’avventura così come l’ho scritta. Venendo ai momenti topici del libro, se, come mi chiede, devo sorvolare sui fatti inerenti alla mia missione (ovvero il rapporto con il SISMI e i relativi dettagli), ritengo che bisognerebbe soffermarsi sulla parte finale del libro, che ho definito “romanzata”. Infatti, come l’ho indicato al momento dell’uscita, il libro è un fact and fiction: pur basandosi su fatti reali, la parte più “fiction” è strettamente connessa alla realtà dei fatti.Per chi conosce le opere di Jules Verne – e, per i più profani, anche oggi – le sue opere furono definite “fatascientifiche”, per poi scoprire, almeno per chi andava oltre il mero racconto, che celavano una visione specifica di ciò che cercava di comunicarci. Verne era portavoce di una società segreta, infiltrata in gran parte del mondo letterario e artistico del XIX e dell’inizio del XX secolo; egli ha nascosto, dietro il testo apparente dei romanzi, un messaggio che all’epoca poteva essere colto unicamente dagli iniziati, in grado di leggere i segreti – per esempio, i maestri della massoneria e delle società rosacrociane. Non ho certo la presunzione di accostarmi al Maestro Jules Verne, però ci tengo a precisare che la parte che definisco “fiction”, soprattutto nella parte finale del mio libro, cela dei messaggi che ho cercato di trasmettere.

La Libia, ormai sganciata dall’influenza italiana e agganciata a Francia, Turchia e Russia, è davvero così importante per l’economia del nostro paese?

La Libia è stata molto importante per l’Italia. Non è un caso che nel secolo scorso fosse territorio italiano, sebbene conquistato con guerre fin dai tempi antecedenti l’avvento del fascismo; in tempi più recenti, nonostante l’indipendenza, il discorso sugli idrocarburi ne ha evidenziato la vitalità per l’Italia. Parlo di un passato vicinissimo.Oggi il mondo sta cambiando nei suoi assetti geopolitici – diciamo a partire dal periodo post-Covid e, ancor più, dalla guerra Russia-Ucraina – e si osserva, ad esempio, il nuovo “piano Mattei” del governo italiano, volto a diversificare notevolmente i nostri approvvigionamenti energetici rispetto alle vecchie vie. Ciò è reso possibile anche dall’influenza sempre più massiccia, verificatasi in seguito alla caduta del colonnello Gheddafi, grazie al coinvolgimento di Francia, Turchia e Russia. Certo, l’ENI rimane sempre presente in Libia, e se la nostra influenza fosse rimasta invariata come in decenni passati, molti dei nostri problemi sarebbero stati risolti. È un vero peccato per noi italiani che la situazione sia evoluta in questo modo. Pur riconoscendo che nulla è eterno, nutro la speranza che potremo riacquisire sempre più potere, perlomeno sulla Tripolitania, soprattutto considerando che, come ben saprà, il paese è attualmente diviso in due governi e – cosa che forse pochi conoscono – al suo interno convivono centinaia di tribù che lottano ferocemente. Questo rende la situazione estremamente tribale e, per chi non ne è a conoscenza, muoversi in Libia risulta particolarmente difficile. Personalmente, come scrivo nel libro, è come se fossi nato lì, poiché la mia famiglia emigrò quando avevo appena 8 mesi e conosco profondamente quel tessuto sociale, che per un occidentale può risultare a dir poco incomprensibile.

La Libia sembra essere un paese come l’Egitto, carico di un magnetismo particolare e delle sue piramidi… Ci tornerebbe come turista?

Certo che ci tornerei; sarebbe come un ritorno alla mia seconda casa, che dopo l’Italia è proprio la Libia. Tuttavia, al momento non vi sono le condizioni di sicurezza – e mi riferisco anche a livello personale, visto che ero legato al governo di Gheddafi – e dovrei fare molta attenzione a causa delle lotte tribali, perché oggi nelle tribù, a parte alcune eccezioni, la maggior parte era contraria al colonnello. Comunque, sarebbe bellissimo se un giorno potessi tornarci, anche solo come turista. Voglio esagerare un po’, ma è uno di quei sogni che ho nel cassetto.

Ho avuto modo di leggere parzialmente la sua opera. Ciò che mi ha colpito è la freschezza della prosa, che sembra vissuta nel momento stesso in cui viene narrata. Il finale è aperto… È possibile un suo sequel?

Sì, la ringrazio per il complimento. Nonostante non mi reputi uno scrittore professionale, era mia intenzione trasmettere quella spontaneità; molti mi hanno detto che scrivere e raccontare tutto in prima persona è una sfida notevole per uno scrittore. In pratica, il racconto sembra quasi già pronto come sceneggiatura per un film o una serie – cosa che mi ha commentato un famoso regista, il quale volle conoscermi e che incontrai a Roma, perché desiderava realizzare un film. Era molto entusiasta, ma poi venne il Covid e, con tutto ciò che stiamo vivendo, non mi sono più dedicato a quel progetto. Detto ciò, se le ho già accennato che uno dei miei sogni nel cassetto è un ritorno in Libia, il mio primo sogno sarebbe comunque la realizzazione di un film o di una serie intitolata L’intelligence degli dei. Cercherò di rimettermi al lavoro affinché ciò possa accadere, pur non avendo molte connessioni con il mondo cinematografico – però, come si dice, tutto può accadere. Per quanto riguarda un sequel, lo pensai subito dopo la prima pubblicazione del libro e, anzi, ho già tutto il soggetto pronto. Non spetta a me svelare troppo, ma credo sia un progetto molto avvincente: avevo già abbozzato qualche capitolo, ma varie vicissitudini mi hanno impedito di trovare la serenità necessaria per completarlo. Mi servirebbe un forte incentivo – ad esempio, una casa editrice che mi appalti il sequel – e, se le condizioni dovessero stimolarmi, potrei completarlo in poco tempo.

Previous Post

Mesmerismo ed ipnosi, l'incontro con il maestro Marco Paret

Next Post

 "Il privilegio di essere donna" , la scrittrice Laura Mazza incontra Papa Francesco