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Iran, petrolio e grandi potenze: cosa cambia per Cina e Russia

Intervista a George Guido Lombardi su energia, equilibrio Mosca-Pechino e perché nessuno vuole lo scontro diretto con gli Stati Uniti.

Negli ultimi giorni il confronto tra gli Stati Uniti guidati da Donald Trump e la Iran è tornato al centro dell’attenzione internazionale, riaccendendo interrogativi su sicurezza globale, equilibri energetici e stabilità del Medio Oriente. In questa intervista analizziamo le possibili motivazioni strategiche e politiche dietro le scelte di Washington, le reazioni degli attori regionali e delle grandi potenze, e le conseguenze che un’escalation potrebbe avere sull’economia mondiale e sugli assetti geopolitici futuri.

Ne parliamo con Guido G. Lombardi per capire cosa si muove davvero dietro le crisi in corso e quali scenari potrebbero aprirsi nei prossimi mesi.

Perché, secondo lei, il Presidente Trump ha deciso di attaccare l’Iran?

Prima di tutto bisogna fare un piccolo promemoria: non è che Trump abbia iniziato una guerra adesso. Il conflitto con l’Iran è cominciato quarantasette anni fa, quando l’Ayatollah Khomeini fece rapire tutti i membri dell’ambasciata americana, cosa illegale, e li tenne in ostaggio per più di quattrocento giorni.

Parliamo quindi di qualcosa che è iniziato quarantasette anni fa. Dopodiché ci sono stati, e alcuni anche decisi dal regime iraniano, assassinii e attentati terroristici in Libano, dove sono morte molte decine di soldati americani, e poi di nuovo in altri Paesi del Medio Oriente. Per non parlare del terrorismo islamico in tutti i Paesi occidentali, Europa e Italia comprese: le Torri Gemelle e tutto il resto.

Il conflitto con il regime iraniano va avanti da quarantasette anni.

Quali motivazioni strategiche o politiche lo hanno spinto a questa mossa, considerando il contesto geopolitico attuale?

Detto questo, è chiaro che già da mesi Trump chiedeva al regime iraniano di parlare e mettersi d’accordo sul programma nucleare. All’inizio dell’anno Trump ha bombardato l’Iran perché erano troppo vicini all’arricchimento dell’uranio necessario a fare bombe nucleari e Trump ha detto tante volte: non possiamo permettere che l’Iran abbia la bomba nucleare.

Recentemente, per un mese — forse anche di più — Trump ha chiesto al regime iraniano: parliamo, mettiamoci d’accordo. Se voi smettete di fare l’arricchimento del nucleare, noi non faremo assolutamente niente. Però l’arricchimento del nucleare e la preparazione di bombe nucleari non sono assolutamente accettabili.

Dopodiché, dopo mesi di trattative, Trump ha detto: venerdì è la deadline, è l’ultimo giorno per trattare. Gli iraniani, pensando che come al solito avrebbero rimandato, hanno detto: ok, ne parliamo di nuovo lunedì.

Trump non ha detto niente e, scaduto il termine, è cominciato quello che vediamo adesso su tutte le televisioni. È praticamente l’eliminazione del programma nucleare iraniano, ma anche l’eliminazione della potenzialità di missili intercontinentali e di missili a medio e breve raggio, come abbiamo visto l’Iran usare anche contro i loro vicini di casa arabi.

Il regime iraniano, pazzi da legare dopo la morte di Khomeini, ha mandato decine o centinaia di razzi e altri veicoli contro l’Arabia Saudita, la Giordania, Dubai, gli Emirati, Abu Dhabi e addirittura il Bahrain. Hanno anche cercato di colpire basi e installazioni americane a Cipro. E chiaramente questi non sono razzi molto precisi e possono facilmente cadere in centri abitati che a Cipro non hanno assolutamente niente a che fare con quello che sta succedendo adesso in Iran.

La base MAGA di Trump è storicamente incline all’isolazionismo e contraria a interventi militari prolungati all’estero. Crede che i suoi sostenitori apprezzeranno questa guerra contro l’Iran, o potrebbe emergere un dissenso interno?

La base MAGA non è assolutamente incline all’isolazionismo, come dicono i media europei. La base MAGA è cento per cento con Trump, qualsiasi cosa faccia. Stiamo facendo cose eccezionali in Sud America.

Avete visto tutti cosa è successo in Venezuela. Addirittura il Messico si sta allineando e il Messico ha fatto fuori già due o tre dei più grossi narcotrafficanti messicani, quindi il Messico si sta allineando con gli Stati Uniti.

Cuba sta già chiedendo aiuto agli americani perché, non avendo più il petrolio dal Venezuela, anche Cuba sta crollando. La Russia non può certamente mandare petrolio a Cuba e quindi anche Cuba si sta allineando con gli Stati Uniti, così come è già successo in tanti Paesi del Sud America: Argentina, Cile, Ecuador, El Salvador, eccetera.

Quali potrebbero essere le ripercussioni economiche di questa guerra sull’Iran per gli Stati Uniti, in termini di equilibri interni? Ad esempio, come influenzerà l’economia domestica, i prezzi dell’energia e le dinamiche tra Stati federali e governo centrale?

Le ripercussioni economiche sono estremamente gravi soprattutto per la Cina. La Cina prende circa il venti per cento del petrolio dall’Iran e da questo momento in poi non ne riceve più neanche una goccia perché lo Stretto è completamente bloccato dalle navi e dalle portaerei americane.

Quindi la Cina dovrà per forza comprare il resto del petrolio dalla Russia. La Russia, invece di farsi pagare con quattro droni di seconda mano, dirà: no, noi abbiamo bisogno di soldi contanti. Il danno economico alla Cina è abbastanza ingente. La Russia, invece, avrà più da guadagnarci che da perderci.

Come potrebbero reagire Cina e Russia a questo scenario, tenendo conto del fatto che Trump ha sempre cercato una distensione con Putin?

Abbiamo visto che le difese aeree russe e cinesi che erano presenti in Iran — soprattutto intorno a Teheran — non esistono più: o sono state distrutte, o molto probabilmente non si sono neanche fatte vedere. Probabilmente sia truppe cinesi che truppe russe hanno ricevuto l’ordine di starsene a casa e di non farsi ammazzare in questa operazione.

Quindi penso che sia la Cina, ma soprattutto la Russia, non abbiano nessuna intenzione di entrare in questo conflitto. Anche le dichiarazioni che sia il Presidente Putin che il Presidente Xi hanno fatto sono state molto blande e chiaramente non dimostrano intenzione di entrare in guerra con gli Stati Uniti e con Israele. E adesso c’è tutta la coalizione dei Paesi arabi del Golfo che si sono messi in collaborazione addirittura con Israele, lasciando che Israele passi sopra i loro cieli e coordinando attacchi aerei contro postazioni iraniane in cooperazione con gli aerei israeliani e americani.

Come vede l’evoluzione dei prossimi giorni: quanto può durare questa operazione e qual è l’obiettivo finale?

In conclusione sappiamo già che sia l’amministrazione Trump che Israele, ma anche i Paesi arabi che sono stati colpiti con missili e droni, hanno detto che questa operazione andrà avanti non per giorni ma per settimane.

È molto evidente che sia gli Stati Uniti che i loro partner arabi e israeliani hanno intenzione di degradare completamente l’industria bellica iraniana, quindi continueranno a colpire command and control: le Guardie, i comandanti, i centri di controllo, l’antiaerea, i radar, però anche fabbriche che costruiscono armi — soprattutto missili — depositi di missili e depositi di munizioni.

Quindi si andrà avanti per un bel pezzo. Dopodiché sarà al popolo iraniano decidere come andare avanti. Io penso che ci sarà una situazione come in Venezuela, dove qualcuno di seconda o terza fila dell’esercito iraniano dirà: ok, mettiamoci d’accordo, facciamo finire le ostilità. Ci sarà probabilmente una fase di aggiustamento dove qualcuno delle forze armate iraniane dirà: mettiamoci d’accordo, come hanno fatto in Venezuela.

Penso che questa sarà la conclusione di questa bellissima, purtroppo tragica fase in Iran e la fine di una guerra che è durata quarantasette anni. Grazie.

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