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Don Mimmo Battaglia a Papa Leone: “È chiamata all’amore e alla responsabilità”

Dalla Cattedrale di Napoli un messaggio che attraversa il Mezzogiorno: la responsabilità della fede e il coraggio della pace

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

La visita del Santo Padre a Napoli, nel giorno della sua elezione, si inserisce nel solco già tracciato nei giorni scorsi: un richiamo forte alla responsabilità civile, alla cura del bene comune, alla dignità delle persone e alla costruzione concreta della pace. Un messaggio che parla non solo alla città partenopea, ma a tutto il Mezzogiorno. E dunque anche alla Calabria. Il discorso di Don Mimmo Battaglia al Santo Padre, pronunciato nella Cattedrale di Napoli, ha restituito l’immagine di una Chiesa che non si nasconde dietro le formule, ma che si presenta per ciò che è: fragile, ferita, ma viva. Una Chiesa che conosce la festa anche dentro le tempeste, non per leggerezza ma per fedeltà alla luce. Una Chiesa fatta di presbiteri che restano accanto alla gente, di consacrati che illuminano senza rumore, di diaconi che servono con discrezione, di seminaristi che guardano al futuro, e soprattutto di un popolo che crede, resiste, si rialza.

Davanti alle reliquie di San Gennaro, Don Mimmo ha pronunciato parole che superano i confini di Napoli e arrivano dritte anche alla Calabria: la fede non può fermarsi alla devozione, è chiamata alla responsabilità.

Responsabilità verso i poveri, verso i giovani smarriti, verso le ferite del nostro tempo. Responsabilità verso le città che abitiamo, verso la legalità, verso la cura degli spazi comuni, verso la vita stessa.

È lo stesso orizzonte che Papa Leone XIV ha portato alla Rotonda Diaz: un appello alla pace come stile di vita, alla sicurezza stradale come forma concreta di tutela della vita, alla corresponsabilità come fondamento della convivenza civile. Temi che la Calabria conosce bene e che richiedono un impegno quotidiano, non episodico.

La nostra terra, come Napoli, è bellissima e fragile. Condivide le stesse sfide: disuguaglianze, precarietà, dispersione giovanile, criminalità diffusa, difficoltà nel radicare una cultura della legalità. Per questo le parole pronunciate nella Cattedrale di Napoli non sono un racconto distante: sono un invito diretto anche a noi.

Una Chiesa che ascolta prima di parlare, che non fugge le notti degli uomini, che non vive per conservarsi ma per donarsi: è questa la Chiesa che Don Mimmo ha descritto. Ed è questa la Chiesa che il Mezzogiorno – e la Calabria in particolare – oggi attende e di cui ha bisogno.
Da Napoli sale una preghiera che diventa anche la nostra: pace.

Pace nelle strade, nelle famiglie, nelle istituzioni, nei cuori che si induriscono.

Pace come responsabilità condivisa, non come parola astratta.

Pace come impegno quotidiano a custodire la vita, a rispettare le regole, a costruire comunità più giuste e più umane.

La visita del Santo Padre e le parole di Don Mimmo Battaglia ci ricordano che il cammino della Chiesa è un cammino insieme. E che la Calabria, con la sua storia e le sue ferite, è parte viva di questo percorso.

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