(…) Il mio rapporto con la Germania continuò ininterrottamente fino all’inizio degli anni ’80, quando fui assegnato alla nostra ambasciata a Berlino (Est). Quasi un decennio dopo, mentre lavoravo a New York presso la Missione permanente della Francia presso le Nazioni Unite, seguii come il resto del mondo il crollo del muro di Berlino nel 1989, che avrebbe portato alla riunificazione. Qualche mese dopo, ancora dagli Stati Uniti, mi recai a Berlino, prima della riunificazione formale, nell’ambito di un viaggio organizzato dal mio ministero degli Affari esteri e dall’Auswärtiges Amt. Non riconobbi più la città in cui avevo vissuto e lavorato dieci anni prima.
A Pankow, quartiere dell’ex Berlino Est dove si trovava la mia casa, tutti i miei conoscenti erano scomparsi nel tumulto del momento. Erano passati all’Ovest, attratti dal loro sogno e anche dalle loro frustrazioni accumulate, che conoscevo fin troppo bene? Ma curiosamente, questo trasferimento fu solo una parentesi, poiché i casi e le necessità della carriera diplomatica mi allontanarono da quella parte del mondo. A meno che lo shock del ritorno a Pankow non mi abbia spinto a voltare pagina e a intraprendere una nuova strada…
Nel 2009 o 2010, di passaggio a Berlino nell’ambito di una fiera internazionale sui trasporti ferroviari, mentre risiedevo a Mosca e rappresentavo una grande azienda di questo settore industriale, non riconobbi nemmeno la città e fu un secondo shock. Alloggiavo in un hotel ad Alexanderplatz; la realtà del luogo era molto lontana dalla capitale descritta da A. Döblin (Berlin Alexanderplatz) e di cui rimangono solo cartoline color seppia, ma anche da quelle costruzioni moderne, ostentate, in stile comunista, come il Palast der Republik, che avevo impresso nella memoria. Sull’avenue Unter den Linden, che conduceva alla Porta di Brandeburgo, dove era stata insediata la nostra ambasciata “presso” la RDT, la statua di Federico II, di fronte alla Staatsoper progettata e realizzata nel XIX secolo dall’architetto Schinkel, era stata spostata. A dire il vero, avevo perso molti punti di riferimento (…)