C’è un paradosso temporale che avvolge la figura di Bertrand Russell, un cortocircuito che Piergiorgio Odifreddi, nel suo recente saggio “Cattivo maestro. Bertrand Russell logico, ateo, libertino, pacifista”, riesce a sbrogliare con la consueta lucidità. Russell è stato forse il primo, vero “influencer” del Novecento, un gigante in grado di spostare le masse con la forza delle proprie idee. Eppure, il tempo ha depositato una coltre di polvere sul suo nome, complice la presunta inaccessibilità della sua teoresi matematica. L’operazione di Odifreddi non è dunque una semplice commemorazione, ma la scintilla di un vero e proprio risorgimento russelliano, che ci svela come la radicale “inattualità” del filosofo britannico sia, in realtà, la chiave per decifrare il nostro caotico presente.
L’inattualità come avanguardia morale
Perché Russell era – ed è – un “cattivo maestro”? Essenzialmente perché la sua vita e il suo pensiero hanno sempre viaggiato in controtendenza rispetto alla morale e alla politica della sua epoca. Come ricorda Odifreddi, Russell era talmente avanti rispetto ai suoi contemporanei da risultare scomodo: un libertino licenziato dal City College di New York per le sue idee troppo audaci sull’amore e sul matrimonio; un pacifista incarcerato in gioventù durante la Prima Guerra Mondiale, e poi di nuovo a novant’anni per le sue proteste antinucleari. Questa sua cronica inattualità (nel senso nietzschiano di chi non si adatta al proprio tempo ma agisce per un tempo a venire) si trasforma oggi in una sorprendente modernità. Noi ci crediamo progressisti ed evoluti, eppure, leggendo Russell, scopriamo che le nostre odierne battaglie sui diritti e sulle libertà civili erano già state combattute – e teorizzate con maggior rigore – da lui decenni fa.
Tra logica e metafisica: dai paradossi all’Intelligenza Artificiale
Il cuore del risorgimento di Russell risiede però nella sua eredità più profonda: la logica. Odifreddi ci accompagna nei meandri del celebre “Paradosso di Russell”, traducendo l’astratta teoria degli insiemi (e degli aggettivi autologici ed eterologici) in un gioco mentale affascinante. Ma non c’è nulla di puramente ludico in tutto ciò: facendo tremare i fondamenti della matematica, Russell ha innescato una crisi quasi “metafisica” dell’edificio della conoscenza.
È proprio da questa vertigine che è nato il mondo contemporaneo. Come evidenzia Odifreddi, i ponderosi e “illeggibili” tomi di logica scritti da Russell erano, di fatto, i primi codici di programmazione. È cercando di risolvere le aporie russelliane che Kurt Gödel è approdato ai suoi teoremi di incompletezza, ed è studiando Gödel che Alan Turing ha concepito il primo computer e, nel 1950, l’idea stessa di Intelligenza Artificiale. L’algoritmo che oggi governa le nostre vite ha il suo humus in quella logica pura che Russell coltivava più di un secolo fa.
La logica applicata al mondo: la geopolitica Ma la logica, in Russell, non si ferma alla matematica; si estende all’etica e alla geopolitica. Il risorgimento del suo pensiero tocca vette impressionanti se guardiamo alla stringente attualità dei conflitti internazionali. Odifreddi ricorda un fatto clamoroso: due giorni prima di morire, a 98 anni, Russell redasse un lucido appello contro l’occupazione israeliana della Palestina. Leggere quel testo oggi, all’indomani del 7 ottobre e del disastro umanitario a Gaza, provoca un brivido: sembra il commento a una cronaca odierna. Certo, il pensiero di Russell non era privo di zone d’ombra. La logica a volte lo portava a fare distinzioni controverse tra guerre “giuste” di difesa e presunte “guerre di civiltà” (un retaggio del colonialismo anglosassone, che Russell giustificava rispetto ai nativi, ma non rispetto a civiltà millenarie come quella araba). Eppure, la sua è sempre stata un’analisi implacabile, capace di storicizzare il reale senza mai abdicare alla ragione.
Un muscolo contro la “caciara” contemporanea
A cosa serve, dunque, questo risorgimento russelliano orchestrato da Odifreddi? La risposta risiede in una diagnosi spietata del nostro dibattito pubblico. Viviamo in un’era dominata dalla totale illogicità. Da leader politici come Donald Trump, che sostituiscono la coerenza logica con l’istinto e il mero valore economico, fino ai salotti televisivi nostrani, dove l’argomentazione (come il discutere pacatamente dei limiti dei sistemi elettorali maggioritari) viene costantemente annegata nella “caciara”, nelle provocazioni fuori contesto e nei trucchetti retorici infantili. In questo scenario desolante, il saggio di Odifreddi su Bertrand Russell si eleva non solo a recensione di una vita straordinaria, ma a vero e proprio manifesto civile. La logica non è un’astrazione per topi da biblioteca; è un muscolo. E come tutti i muscoli, se non lo si esercita, si atrofizza. Leggere Russell oggi significa rifiutare l’atrofia del pensiero, tornando ad allenare la mente per difenderci dal rumore e dalla propaganda del nostro tempo.