Articolo di Francesco Rizzo
Dimenticate la fotografia nuda e cruda, quella che si limita a registrare il reale. Quello che va in scena venerdì 5 giugno alle 18:30 ad A Sud Artecontemporanea (Via Rina 268, Realmonte) non è una semplice esposizione, ma una discesa in apnea nelle viscere dell’interiorità umana.
“Natura Muta” è un dialogo a due voci – quelle di Valentina Pulvirenti e Salvatore Bongiorno – che prendono il mezzo fotografico e grafico, lo smontano, lo stravolgono e lo piegano alle esigenze di una psiche complessa. È un viaggio dove la natura smette di essere paesaggio e diventa specchio, trauma, identità.
Il teatro della memoria di Valentina Pulvirenti
La Pulvirenti non scatta, scava. La sua tecnica di layering è un’operazione chirurgica e poetica al tempo stesso. Sovrappone immagini, mescola ritagli di trame e imprime la botanica direttamente sulla materia, creando innesti con elementi vegetali essiccati. Quello che ne viene fuori è un teatro dove l’identità si metamorfosa di continuo. La psiche, ci dice l’artista, non è una lavagna piatta, ma un campo di battaglia fatto di traumi stratificati, retaggi culturali e zone d’ombra in cui è facile, e forse necessario, perdersi.
Il caos controllato di Salvatore Bongiorno
Dall’altra parte, Bongiorno fa una scelta radicale: butta via il mirino. La sua camera-less photography è un atto di resa e di dominio allo stesso tempo. Rinuncia al controllo cosciente per abbracciare l’imprevisto. Senza bisogno di un referente reale, Bongiorno evoca dal nulla coste avvolte dalla nebbia, lune spettrali e paesaggi che sembrano esistere da prima dell’uomo. È un minimalismo onirico che sfiora l’astrazione pura, regalando al pubblico non delle semplici immagini, ma dei veri e propri abissi interiori in cui specchiarsi.
Un appuntamento imperdibile per chi dall’arte non cerca solo risposte, ma domande sempre più profonde.