Dark Mode Light Mode

Netanyahu e l’Europa: chi è il vero estremista?

Nel suo ultimo attacco politico e mediatico contro le capitali europee, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un duro attacco contro diversi leader europei, in particolare contro il Presidente francese Emmanuel Macron, per le loro critiche alle operazioni militari israeliane a Gaza.

In un’intervista televisiva, Netanyahu ha affermato che alcuni leader europei “proteggono le minoranze islamiche radicali” nei loro paesi, accusandoli di non avere il coraggio politico di affrontare quello che lui definisce estremismo. Ha sostenuto che Israele non sta difendendo solo se stesso, ma l’intera “civiltà occidentale”.

Ma al di là della dura retorica politica, sorge una domanda più profonda e urgente: chi è l’estremista?

Un estremista è qualcuno che dissente politicamente o religiosamente dagli altri? O è qualcuno che ricorre alla violenza contro i civili per raggiungere i propri obiettivi? E si può usare questa etichetta in modo selettivo, applicandola a una parte e ignorando le azioni delle altre?

Nel dibattito in corso sulla guerra a Gaza, il termine “estremismo” è diventato a tutti gli effetti un’arma politica e mediatica. Mentre Israele etichetta i suoi avversari come estremisti e terroristi, i critici delle politiche israeliane sostengono che la prosecuzione di operazioni militari su larga scala, le pesanti vittime civili e l’assedio e la distruzione sistematici delle infrastrutture sollevano questioni etiche e legali sui limiti dell’uso della forza.

Paradossalmente, i leader europei attaccati da Netanyahu non difendono necessariamente gruppi estremisti. Molti di loro, infatti, chiedono un cessate il fuoco, il rispetto del diritto internazionale e la protezione dei civili. Queste posizioni non vengono generalmente classificate come estremismo, bensì come obblighi politici e umanitari che dovrebbero governare le relazioni internazionali.

Il vero disaccordo non risiede solo nella definizione di estremismo, ma anche nello stabilire chi abbia il diritto di definirlo. Quando la forza da sola diventa il criterio di verità, il termine si trasforma da descrizione oggettiva in strumento politico utilizzato per delegittimare gli oppositori e mettere a tacere le voci dissenzienti.

Pertanto, forse la domanda più importante non è: Chi è un estremista? Piuttosto: Chi definisce l’estremismo e su quali basi? La storia ci insegna che le persone non giudicano discorsi e slogan, ma azioni e conseguenze. Quando i civili subiscono le conseguenze più gravi di un conflitto, diventa legittimo ritenere tutti, non solo una delle parti, responsabili delle proprie responsabilità politiche, morali e umanitarie.

In definitiva, le civiltà non si misurano dalla loro capacità di fare la guerra, ma dalla loro capacità di proteggere l’umanità, a prescindere dall’identità, dalla religione o dalla posizione nel conflitto.

Previous Post

Albania: Diffusa polemica intorno al resort del genero di Trump

Next Post

Spegni il telefono e ascolta il mondo