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Albania: Diffusa polemica intorno al resort del genero di Trump

“L’Albania non è in vendita”… Proteste di massa contro un progetto di resort di lusso legato al genero di Trump

La capitale albanese, Tirana, è teatro per il quinto giorno consecutivo di proteste sempre più intense contro un imponente progetto di resort turistico sostenuto da una società di investimento di proprietà di Jared Kushner, genero dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questo è diventato uno dei temi ambientali e politici più controversi del Paese negli ultimi anni.

Sotto lo slogan, ormai simbolo del movimento di protesta, “L’Albania non è in vendita”, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza, portando effigi di fenicotteri rosa, un chiaro riferimento al fragile ecosistema dell’area del progetto, che comprende zone umide protette, habitat di rare specie di uccelli e fauna marina.

Un imponente progetto di investimento al centro di una controversia ambientale

Il progetto, il cui valore si aggira tra 1,4 e 4 miliardi di dollari secondo diverse stime, è guidato dalla Affinity Partners di Kushner e mira a sviluppare parti della costa ionica, comprese aree vicino alla Riserva Naturale di Vigosa-Narta, nonché piani di sviluppo sull’isola di Sazan, l’unica isola albanese.

Nonostante sia presentato dal governo come un’opportunità strategica per rilanciare il settore turistico e attrarre ingenti investimenti stranieri, i suoi oppositori sostengono che rappresenti una minaccia diretta per uno degli ecosistemi più delicati del Mediterraneo.

Le preoccupazioni ambientali al centro del dibattito

Organizzazioni ambientaliste ed esperti locali hanno avvertito che il progetto potrebbe distruggere centinaia di ettari di costa incontaminata e mettere in pericolo rari habitat naturali, tra cui aree abitate da fenicotteri, tartarughe marine e persino dalla foca monaca del Mediterraneo, specie a rischio di estinzione.

Gli attivisti sostengono che i lavori preparatori iniziali, tra cui l’erezione di una recinzione metallica e l’arrivo di macchinari pesanti sul sito, abbiano scatenato l’ondata di indignazione pubblica.

Proteste oltre l’ambiente, ora anche sulla politica

Le proteste non si limitano più alle preoccupazioni ambientali; si sono estese fino a includere critiche al governo albanese e al Primo Ministro Edi Rama, che difende il progetto come un passo fondamentale per trasformare l’Albania in una meta turistica di alto livello in Europa.

I manifestanti hanno scandito slogan accusando il governo di “svendere le risorse nazionali”, mentre alcuni hanno chiesto l’arresto completo del progetto e una revisione dei contratti e delle modifiche legislative che hanno consentito l’avvio dei lavori nelle aree protette.

Indagini e tensioni crescenti

In uno sviluppo significativo, la Procura della Repubblica per la Lotta alla Corruzione ha annunciato l’avvio di un’indagine sulle modifiche legislative approvate nel 2024, sospettate di aver spianato la strada alla riclassificazione di aree protette e di aver agevolato gli investimenti in esse.

Con l’escalation delle tensioni, si sono verificati alcuni scontri di lieve entità tra manifestanti e forze di sicurezza private nei pressi dei cantieri, mentre le proteste sono proseguite nella capitale con un’ampia partecipazione pubblica.

La posizione del governo e degli investitori

Il governo albanese insiste sul fatto che il progetto rispetti le leggi ambientali locali e gli standard europei, sottolineando che sarà sottoposto a rigorosi studi di impatto ambientale prima di qualsiasi espansione.

Affinity Partners e i co-sviluppatori sostengono che il progetto miri a raggiungere uno “sviluppo sostenibile”, creare posti di lavoro e sostenere l’economia locale senza danneggiare l’ambiente.

Un aperto conflitto tra sviluppo e ambiente

Queste proteste riflettono un dibattito più ampio in Albania sul futuro dello sviluppo economico rispetto alla tutela ambientale, in un paese che cerca di accrescere la propria attrattiva per gli investimenti in vista di un potenziale riavvicinamento con l’Unione Europea.

Ma nelle strade, il messaggio è più diretto e semplice: “La terra non è in vendita”.

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