Articolo di Francesco Rizzo
Ci vuole una dose ostinata di romanticismo, unita a una profonda e viscerale conoscenza della settima arte, per mettere in piedi, anno dopo anno, una rassegna che non ceda mai alle facili lusinghe dell’intrattenimento da botteghino, restando fedele a un’idea di cultura rigorosa e vitale. Beniamino Biondi, ideatore e motore inesauribile de “I film del Griffo”, incarna esattamente questo: è un nocchiero visionario, capace di trasformare il chiostro del museo archeologico in un porto da cui l’intera città è invitata a salpare. Il suo lavoro non si limita alla semplice “selezione” di pellicole, ma è un vero e proprio atto d’amore verso Agrigento e verso il cinema. Biondi cuce le storie come un sarto del grande schermo, creando costellazioni di senso che ci invitano a guardare oltre il nostro orizzonte quotidiano.
E il viaggio, tema magistralmente scelto per questa quinta edizione, si declina in dodici tappe, dodici sguardi d’autore che compongono un mosaico perfetto e irripetibile:
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Midnight in Paris (23 giugno): Il viaggio come illusione nostalgica e magia, dove Woody Allen ci guida indietro nel tempo, tra le strade parigine, alla ricerca di un’età dell’oro che forse esiste solo nei nostri desideri.
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Stand by Me – Ricordi di un’estate (30 giugno): Il viaggio di formazione per eccellenza. Lungo i binari di un’America di provincia, quattro ragazzini camminano incontro al dolore, perdendo per sempre l’innocenza dell’infanzia.
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Vodka Lemon (7 luglio): Un tragitto surreale nei paesaggi innevati della provincia armena post-sovietica, dove il freddo e la povertà vengono esorcizzati da una poesia malinconica e un’ironia folgorante.
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Tracks – Attraverso il deserto (14 luglio): La fuga estrema. Una donna, i suoi cammelli e l’immenso, polveroso outback australiano: un viaggio fatto di silenzio, isolamento e riconquista della propria libertà interiore.
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Il cammino per Santiago (21 luglio): Il pellegrinaggio come cura. Un padre ripercorre i passi del figlio defunto lungo la via spirituale più famosa del mondo, in un road-movie che parla di lutto, perdono e redenzione.
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A spasso nel bosco (28 luglio): Un vagabondare ironico, e un po’ incosciente, lungo il sentiero degli Appalachi. Due vecchi amici sfidano la natura selvaggia (e i propri acciacchi) per esorcizzare lo scorrere del tempo.
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Il piacere e l’amore (4 agosto): Il viaggio più arduo: quello dentro le crepe di una relazione. Nuri Bilge Ceylan ci porta in Turchia, in un percorso fatto di sguardi, silenzi e paesaggi che riflettono l’inaridimento dell’anima.
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Il treno per il Darjeeling (11 agosto): Il genio simmetrico di Wes Anderson ci catapulta su un treno coloratissimo attraverso un’India spirituale e caotica, dove tre fratelli cercano goffamente di ricostruire i loro legami spezzati.
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Viaggio in Giappone (18 agosto): Una mappa dei sentimenti delicatissima. L’incontro con la quiete e i fantasmi di una cultura lontana diventa per la protagonista la chiave per elaborare una perdita e rinascere.
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Ogni cosa è illuminata (1 settembre): In bilico tra farsa eccentrica e tragedia storica, è il road-movie della memoria per eccellenza: la ricerca di un passato ebraico familiare inghiottito dall’orrore della Seconda guerra mondiale in Ucraina.
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Viaggio a Kandahar (8 settembre): Il coraggio disperato di un’odissea reale. Una corsa contro il tempo nel ventre straziato dell’Afghanistan sotto il regime talebano, per salvare una sorella dalla disperazione.
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Fragola e cioccolato (15 settembre): Un viaggio che non richiede spostamenti geografici, ma mentali. Nell’Havana degli anni ’90, è il lentissimo, meraviglioso avvicinamento umano per superare i confini del pregiudizio politico e sessuale.
Dodici opere, dodici biglietti di sola andata offerti dalla mente di Beniamino Biondi per ricordarci che, finché ci sarà uno schermo illuminato nel buio, non saremo mai davvero fermi.