Di Francesco Rizzo
«Non ero giornalista né figlio di giornalisti: grazie, per questi 26 anni di cammino insieme»
Con queste parole, umili e cariche di quella viscerale umanità che da sempre lo contraddistingue, il mio caro amico Carmelo Petrone ha annunciato oggi il suo passaggio di testimone. Dopo ben ventisei anni, lascia la guida dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Agrigento, affidando la staffetta a don Giuseppe Vecchio.Chi si ferma ai titoli potrebbe scambiare questo momento per un congedo, ma la realtà dei fatti — e la profonda conoscenza che mi lega a Carmelo — ci racconta un’altra storia. Non stiamo celebrando la fine di un percorso, ma la fisiologica evoluzione di un impegno. Carmelo ha attraversato stagioni dell’informazione che, lette oggi, sembrano separate da ere geologiche.


Quando ha iniziato, in quel lontano 1 ottobre 1999, le redazioni respiravano ancora l’odore dell’inchiostro, il ritmo sincopato delle macchine da scrivere e il suono gracchiante dei modem a 56k. Oggi, ci misuriamo con la velocità del flusso social e con le sfide imposte dall’Intelligenza Artificiale. Eppure, in mezzo a questa rivoluzione copernicana, il suo faro è rimasto fermo e inequivocabile: la primazia dell’umano. In questi 26 anni, Carmelo ha consegnato alla nostra comunità un’eredità professionale e spirituale costruita su fondamenta solide:
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L’incontro oltre lo schermo: La ferma convinzione che nessuna connessione virtuale o algoritmo predittivo potrà mai sostituire il calore di una stretta di mano, l’empatia di uno sguardo o l’ascolto senza fretta.
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L’informazione come comunione: La ricerca ostinata di una comunicazione capace di costruire ponti, rifuggendo le scorciatoie del clamore social e l’autoreferenzialità.
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Il coraggio della verità: La capacità di abitare le “piazze digitali” traducendo il messaggio evangelico in nuovi linguaggi, mettendo sempre in guardia dall’illusione che la velocità sia sinonimo di verità.
Don Carmelo, amico mio. In poco tempo abbiamo condiviso tanto. Abbiamo condiviso speranze, paure e sogni per questa nostra terra agrigentina tanto bella quanto complessa. Alcuni di quei sogni li abbiamo visti fiorire, altri, come hai ricordato tu stesso, restano orizzonti a cui tendere. So quante energie tu abbia speso. Conosco la fatica, anche fisica, degli ultimi dieci anni, affrontata con una dignità e una dedizione che non hanno mai cercato la ribalta, ma solo il bene della comunità. La tua onestà intellettuale nell’ammettere i limiti, il tuo chiedere scusa con garbo nel momento dei bilanci, sono la cifra stilistica dell’uomo grande, vero e leale che sei. A don Giuseppe Vecchio va il nostro augurio più sincero e vicino. Raccoglie un’eredità impegnativa in una stagione che richiede coraggio, discernimento e una dose infinita di pazienza. Troverà in tutti noi compagni di viaggio pronti a sostenerlo. Quanto a te, Carmelo, so benissimo che non appendi la penna al chiodo. La tua direzione de “L’Amico del Popolo”continuerà a essere il nostro punto fisso, la bussola di una narrazione che guarda alla profondità delle cose. I ruoli istituzionali mutano, le scrivanie si avvicendano, ma la fiamma che anima il nostro impegno civile e credente non si spegne. Ci incontreremo come sempre. Per i vicoli di Agrigento, nei paesi della nostra provincia, e lungo quei sentieri immateriali dove continueremo a fare rete. Perché, come hai scritto tu, le parole spese per il bene non vanno mai perdute, e la fede che si fa storia non conosce congedi definitivi.
E nemmeno la nostra amicizia. Avanti tutta, Don Carmelo. Il cammino continua.
