Nella notte di Ferragosto alcuni scellerati hanno colpito il cuore della cultura italiana. Al Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, il MuMe, sono state sottratte alcune delle opere più importanti di Antonello da Messina, uno dei massimi protagonisti del Rinascimento europeo.
Il furto sarebbe avvenuto intorno alle ore 21.50 del 15 agosto. I responsabili sono riusciti a introdursi nelle sale del museo, eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza. L’esatta modalità dell’ingresso non è stata ancora resa pubblica ed è al centro delle indagini: non è quindi possibile stabilire se i ladri siano passati da una porta, da una finestra o da un accesso secondario.
Quello che appare evidente è che non si sia trattato di un gesto improvvisato. Gli scellerati si sono mossi con precisione, raggiungendo direttamente le opere di Antonello e intervenendo sui dispositivi espositivi. Hanno rimosso le tavole del celebre Polittico di San Gregorio, capolavoro realizzato nel 1473, e hanno estratto da una teca blindata la preziosissima Tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e un francescano e, sul verso, il Cristo in pietà.
Due pannelli del Polittico, raffiguranti San Benedetto e San Gregorio Magno, sono stati successivamente ritrovati all’esterno del museo, abbandonati e appoggiati a una ringhiera di viale della Libertà. Un comportamento irresponsabile e criminale, che dimostra come persone prive di qualsiasi rispetto per la storia abbiano trattato capolavori fragilissimi come semplici oggetti da trasportare e poi gettare durante la fuga.
Restano disperse tre tavole del Polittico – la Madonna in trono con il Bambino e i due angeli – insieme alla Tavoletta bifronte, databile intorno al 1465-1470 e acquistata dalla Regione Siciliana nel 2003. Si tratta di opere su tavola, delicate e difficili da movimentare. La loro rimozione richiede tempo, organizzazione e una conoscenza almeno preliminare degli ambienti e dei sistemi di protezione.
La Procura ha aperto un’inchiesta. La Polizia e gli specialisti della Scientifica stanno esaminando le registrazioni delle telecamere, verificando il funzionamento degli allarmi e ricostruendo ogni movimento avvenuto nelle ore precedenti e successive al colpo. Tra le ipotesi considerate vi è quella di un furto su commissione destinato al mercato clandestino internazionale, anche se al momento non esistono elementi pubblici sufficienti per confermarla.
Queste opere sono sostanzialmente invendibili. Sono conosciute, fotografate, catalogate e immediatamente riconoscibili in ogni parte del mondo. Nessuna casa d’aste, galleria o collezionista serio potrebbe accettarle senza denunciarne immediatamente la provenienza. Il loro immenso valore storico ed economico, unito al contesto museale dal quale sono state sottratte, rende quasi impossibile una commercializzazione persino nei circuiti clandestini.
Ed è proprio questa impossibilità a rendere la situazione ancora più preoccupante. Gli scellerati che hanno compiuto il furto, comprendendo di non poter vendere le opere e sentendosi braccati, potrebbero decidere di abbandonarle, danneggiarle o addirittura gettarle per eliminare le prove. Il ritrovamento di due tavole lasciate contro una ringhiera dimostra che non si tratta di un timore astratto. Il pericolo non è soltanto che i capolavori vengano trasferiti all’estero o nascosti per anni, ma che siano lasciati in luoghi umidi, esposti alle intemperie o distrutti da persone incapaci di comprenderne la fragilità e l’incommensurabile importanza.
Il Polittico di San Gregorio non è soltanto un capolavoro. È l’unica opera di Antonello rimasta nei secoli nella sua città natale, sopravvissuta persino alla distruzione del monastero originario durante il terremoto del 1908. Rubarlo significa strappare a Messina una parte della propria identità e colpire l’Italia nella sua memoria più profonda.
Non possiamo ricordarci del valore del nostro patrimonio soltanto dopo che è stato portato via. È necessario comprendere come sia stato possibile superare allarmi, vigilanza e teche blindate all’interno di uno dei musei più importanti della Sicilia. La tutela deve essere preventiva, tecnologica, coordinata e proporzionata al valore delle opere custodite.
Le prime ore sono decisive. Le immagini e le caratteristiche dei capolavori devono essere diffuse immediatamente alle forze di polizia internazionali, alle case d’asta, alle gallerie, ai restauratori, ai trasportatori e a tutti gli operatori del mercato dell’arte. Intorno a queste opere deve essere costruita una rete talmente stretta da impedirne il trasferimento e costringere i responsabili ad abbandonarle senza danneggiarle.
Antonello da Messina appartiene alla Sicilia, all’Italia e al mondo. Riportare le opere nel museo non è soltanto un obiettivo investigativo: è un dovere dello Stato e una responsabilità collettiva. Gli scellerati che hanno colpito nella notte di Ferragosto devono sapere che non esiste alcun mercato nel quale potranno vendere questi capolavori e nessun luogo nel quale potranno nasconderli per sempre. Le opere devono tornare a Messina. E devono tornarci immediatamente.