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Da quasi un quarto di secolo in ambienti universitari, think tank e istituzioni europee si discute seriamente del superamento del trattato di Westfalia. Non si tratta di un unico trattato, ma l’insieme di paci del 1648 che chiusero la Guerra dei Trent’anni. Westfalia ha fondato l’Europa degli Stati nazionali: sovranità territoriale e non ingerenza. Sarà quel concetto di “Stato sovrano” nato a Westfalia che poi renderà possibile la nascita dello “Stato nazione”.
Inoltre, quel trattato fa tramontare i due universalismi medievali: quello religioso del Papa e quello politico dell’Imperatore. Al loro posto nasce il particolare:, una moltitudine di Stati sovrani con confini, leggi ed eserciti propri. Finisce l’idea di un’unica legge per tutti. Inizia l’Europa degli Stati.
Oggi quella cornice viene smontata, e le spinte arrivano da più parti.
La prima spinta e la più robusta è economica. Per una multinazionale o una banca avere 27 regolatori, 27 eserciti, 27 fiscalità è un costo. Servono regole comuni, tribunali sovranazionali, un unico mercato con un unico garante. Westfalia è frammentazione. Serve stabilità continentale, non confini.
La seconda è politica. Una parte delle élite europeiste dice che clima, finanza e guerre non si risolvono più nello Stato nazione. Quindi si trasferiscono competenze a Bruxelles, NATO, ONU, Corte Penale Internazionale. Le decisioni escono dai parlamenti nazionali. Per giustificarlo si usa il discorso dei diritti umani messi sopra la sovranità. È il grimaldello per intervenire. Così si buca il principio del non-intervento. L’UE è il laboratorio. L’esercito europeo sarebbe l’ultimo passo utile a togliere anche il monopolio della forza allo Stato.
Chi difende Westfalia lo fa per un motivo. È consapevole che senza di essa salta la responsabilità democratica. Se non si decide a Roma o a Parigi ma a Bruxelles o a Davos, a chi chiedere conto? Questa spinta si chiama integrazione o federalismo europeo. Risultato: potere spostato dallo Stato a istituzioni grandi, tecniche, post-nazionali.
Se il superamento di Westfalia portasse a un nuovo Stato, con popolo, parlamento eletto, costituzione e governo responsabile, sarebbe un trasferimento normale di sovranità. Come quando i comuni fecero l’Italia. Ma non è questo che si propone. La sovranità non va a un “super Stato” con un popolo. Va a istituzioni tecniche, trattati e reti. Non passa dal popolo italiano al popolo europeo. Esce dal popolo e va a procedure, regolamenti, governance. Si parla di “sovranità post-democratica”, “post-nazionale”, “governance multilivello”. Tradotto: decidono esperti, giudici, banche centrali, non il voto.
Un vero super Stato avrebbe bisogno di un popolo. Oggi nello Stato nazione l’oligarchia deve passare dalle elezioni, convincere partiti e opinione pubblica. Il cittadino può dire no. In un sistema post-nazionale senza demos quel momento salta. Moneta, debito, energia, commerci, esercito li gestiscono BCE, Commissione, Corte, agenzie, trattati. Luoghi dove pesa chi ha capitali e accesso diretto. Legalizzare questa influenza la trasforma in diritto. Non serve più fare pressione su Roma. Basta scrivere la regola a Bruxelles. Senza un nuovo popolo e un nuovo Stato democratico, la sovranità finisce a chi gestisce il denaro.
A questo proposito è centrale la differenza fra popolo e popolazione. Popolo è comunità unita da cultura e tradizioni. Popolazione è insieme statistico. Non c’è destino comune, solo interessi che si incrociano. Non cultura, ma consumi. Non volontà generale, ma sondaggi. Salta il “noi”, salta la politica. Se salta la politica resta l’economia. L’unico collante è il mercato. L’unico linguaggio è quello dei rendimenti. L’unico attore che può gestire 450 milioni di individui separati è un sistema tecnico che distribuisce regole.
Sembra l’unica soluzione perché funziona senza chiedere di credere insieme. Non chiede di essere italiano o francese, chiede di pagare e rispettare il regolamento. Non genera lealtà, genera dipendenza. Se il mercato si ferma o una parte della popolazione non è più “efficiente”, non c’è patria a cui aggrapparsi. Senza popolo non c’è democrazia, c’è amministrazione.
Robert Michels lo diceva chiaro: ogni organizzazione tende a finire governata da pochi. Servono competenze, tempo, soldi. E quei pochi hanno interessi diversi dalla base. Nello Stato nazione l’oligarchia doveva fare i conti con elezioni e piazza. Doveva travestirsi da rappresentante del popolo. Quando il popolo diventa popolazione, il freno salta. Senza demos che elegge e sfiducia, l’oligarchia non finge. È gestione tecnica.
La grande finanza è l’oligarchia perfetta per il post-nazionale. Non serve bandiera né voto. Servono regole stabili e mercati aperti. Michels parlava dei partiti. Oggi l’oligarchia è nella Commissione. Più il sistema cresce, più la base è esclusa. Più si parla di “governance globale”, più le decisioni sono in stanze chiuse. Era una legge sociologica.
Carl Schmitt era ancora più diretto: togliere la decisione politica allo Stato svuota la politica. Se non c’è chi decide su amico-nemico, resta amministrazione ed economia. E chi controlla l’economia governa. Per lui il superamento di Westfalia portava al “mondo dei mercanti”, con produttori e consumatori al posto dei cittadini.
Anche Gramsci pensava che quando lo Stato smette di essere espressione di un blocco sociale nazionale diventa comitato d’affari della borghesia internazionale. Michels ricordava la legge ferrea: più l’organizzazione si allontana dalla base, più il potere si concentra. È quello che vediamo con UE, FMI, BCE.
Negli anni 60-70 Freund e de Jouvenel avvertivano: Stato-provvidenza e tecnocrazia uccidono il cittadino, lo trasformano in “amministrato”. Quando decidono gli esperti, il popolo diventa popolazione da gestire.
Todd e Lasch aggiungono: se non c’è popolo, cultura, volontà generale, il vuoto lo riempie il mercato. E il mercato risponde al capitale, non al voto. Il superamento di Westfalia senza un nuovo demos non porta a democrazia globale. Porta a governance. E la governance è di chi ha risorse.
È una tradizione da destra a sinistra: senza Stato nazione e senza popolo arriva l’oligarchia. E quando salta lo Stato, il vuoto riempie viene riempito dall’impero.
È impero monetario. Non si conquistano territori, si controllano banche centrali. Se petrolio e debito passano in dollari, chi stampa comanda.
È impero economico. Stesse regole, stesse catene, stessi standard.
È impero politico-militare. Un solo centro: NATO, FMI, Banca Mondiale, diritto “liberale”. Un solo modello. Chi non si allinea è “fuori”. È la Pax Romana tecnica. Non Cesare, ma regole. Non provincia, ma “area di integrazione”.
Ogni impero ha bisogno di un nemico esterno. Quando manca e cala il benessere, scricchiola. Ecco i blocchi, la tendenza alla de-globalizzazione, il multipolarismo. Westfalia è morta, ma al suo posto non c’è un impero stabile. C’è governance oligarchica senza popolo.
Da sempre ci sono due modelli. L’universale: Babilonia, Roma, Costantinopoli, oggi la globalizzazione. Unica legge, unico mercato. Vantaggio: ordine. Svantaggio: non decidi.
E il particolare: la polis, la res publica, il libero comune, la nazione del 1789. Decidiamo noi, qui, su di noi. Vantaggio: libertà e responsabilità. Svantaggio: è fragile e piccolo.
Quando ha vinto l’universale, la democrazia è sparita. Roma uccise la polis. L’impero uccise i comuni. La burocrazia sta uccidendo la nazione. La democrazia torna solo piccola: Atene, Firenze, 1792. Perché ha bisogno di un popolo che si conosce e paga le conseguenze.
Il superamento di Westfalia è l’ennesimo universale. Solo che invece delle legioni usa trattati e banche centrali. Promette pace e commerci come Roma. Il prezzo è lo stesso: scompare il cittadino, appare l’amministrato. L’universale è efficiente ma non libero.
La gente sente di “non contare” anche se vota. Perché il voto c’è, ma la sovranità è altrove. Il nuovo impero non chiede di credere o combattere. Chiede di rispettare il regolamento. Il potere non è in un imperatore ma nel rating, nelle clausole, negli algoritmi della BCE. Nessuno è responsabile perché “sono le regole”. Nessuno può essere eletto. È l’impero perfetto per una popolazione, non per un popolo. Non serve che tu ami. Serve che paghi e non dia problemi. Inoltre con l’ impero occorre solo fidarsi e non c’è alternativa.
Gli imperi senza valori si ammalano. Quando crolla il benessere non c’è una bandiera per cui morire. Senza popolo e responsabilità decidono in pochi per milioni. È Michels all’estremo. Più il sistema è grande e tecnico, più il potere si concentra. È la “post-democrazia”. Non è dittatura. È invisibile. Non c’è un tiranno da rovesciare. C’è un algoritmo da aggiornare.
E qui entra la società multiculturale. Non nasce per caso insieme all’oligarchia tecnica. Si tengono. La democrazia è un popolo che decide su se stesso. Se nello stesso territorio ci sono molte culture e memorie, non hai un popolo. Hai una popolazione. E una popolazione non delibera, viene amministrata.
Il particolarismo ha feste, leggi, modi di vivere, sapienza popolare. Il multiculturalismo dice che tutto vale uguale. Se tutto vale uguale, niente ha radici. Senza radici sei leggero da gestire. Quando ci sono conflitti interni non puoi votare, perché qualcuno vincerebbe. Quindi la decisione va sopra: tribunali, carte, direttive. Fuori dalla politica, dentro l’amministrazione.
L’impero universale ha sempre funzionato così. Oggi non c’è nemmeno l’idea imperiale. Non ti dicono “diventa cittadino del mondo”. Ti dicono “convivi”, “includi”. Senza progetto, senza scopo. Solo regole gestite dall’esterno.
Per questo il multiculturalismo è utile all’oligarchia pura. Non crea cittadini, crea individui-clienti. Non crea comunità, crea quartieri. Non crea storia, crea cronaca.
Senza culture e identità rischia di diventare “scimmia imperi”. L’impero vero ha un’anima, un valore per cui vale obbedire. La scimmia imperi imita la forma. Ha trattati come legioni, BCE come erario, ONG come missionari. Ma dentro è vuoto. Non c’è Roma, non c’è Dio, non c’è Rivoluzione. C’è solo PIL e rating.
È un impero che scimmiotta il potere senza averne la sostanza. Mette insieme tutto e svuota tutto. Non ha passato né futuro. Ha solo “sostenibilità”. Gli antichi lo sapevano: imperium sine dignitate è un cadavere che cammina senza decoro. E decoro, demos e daimon locale sono ciò che la scimmia imperi ha ucciso per prima.