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BRATISLAVA — La visita di Stato del presidente slovacco Peter Pellegrini in Azerbaigian ha riaperto in Slovacchia il dibattito sul rapporto tra relazioni diplomatiche, memoria storica e tutela dei diritti umani nel Caucaso meridionale.
A sollevare la questione è l’ex primo ministro slovacco Ján Čarnogurský, che in una lettera del 28 agosto 2026 indirizzata a Pellegrini esprime il proprio rammarico per il tono delle dichiarazioni pubbliche rese durante la visita e per quella che considera una scarsa attenzione alle conseguenze umanitarie del conflitto del Nagorno-Karabakh.
Secondo Čarnogurský, la tutela dei diritti umani dovrebbe rimanere un elemento centrale della politica estera slovacca, in linea con i principi che Bratislava sostiene anche nel quadro dell’Unione europea.
L’esodo della popolazione armena
Nella lettera, l’ex premier richiama la lunga storia del conflitto intorno al Nagorno-Karabakh e, in particolare, gli eventi del 2023, quando l’Azerbaigian ha ripreso il controllo della regione a seguito di un’operazione militare.
Čarnogurský sottolinea che oltre 100.000 persone di etnia armena hanno lasciato il Nagorno-Karabakh nelle settimane successive all’operazione. L’esodo è stato ampiamente documentato da organizzazioni internazionali e fonti umanitarie.
Nella sua valutazione, il timore per la sicurezza e l’assenza di garanzie ritenute sufficienti dalla popolazione armena hanno contribuito in modo significativo alla decisione di lasciare la regione.
L’ex premier osserva inoltre che, a suo avviso, la questione del possibile ritorno degli armeni rimane ancora aperta e rappresenta uno degli aspetti più delicati delle conseguenze del conflitto.
Il riferimento alla memoria del genocidio armeno
Čarnogurský richiama inoltre i rapporti particolarmente stretti tra Azerbaigian e Turchia, spesso descritti dai due Paesi attraverso la formula «una nazione, due Stati».
Nella lettera viene ricordato anche il riconoscimento da parte del Parlamento slovacco del genocidio armeno del 1915. Čarnogurský sottolinea che Turchia e Azerbaigian non condividono tale interpretazione storica, e ritiene che questo elemento della memoria storica avrebbe meritato maggiore attenzione nel contesto della visita.
Si tratta, sottolinea l’ex premier, di una questione particolarmente sensibile per una parte della società armena e per i rapporti storici nella regione.
La scuola intitolata a Štefánik ad Aghdam
Un altro punto sollevato nella lettera riguarda l’inaugurazione ad Aghdam di una scuola intitolata al generale Milan Rastislav Štefánik, figura di primo piano della storia slovacca.
Čarnogurský non mette in discussione il valore dell’omaggio a Štefánik, ma invita a considerare anche il contesto storico della città.
Secondo la sua ricostruzione, Aghdam ha avuto un ruolo militare significativo durante il conflitto e, in diversi periodi, è stata coinvolta nelle operazioni militari legate alla guerra del Nagorno-Karabakh.
Per questo motivo, l’ex premier ritiene che le iniziative simboliche della Presidenza slovacca dovrebbero essere accompagnate da una maggiore attenzione al contesto storico e politico nel quale vengono realizzate.
La richiesta per gli ex dirigenti detenuti
Il passaggio più concreto della lettera riguarda gli ex rappresentanti politici e militari del Nagorno-Karabakh attualmente detenuti in Azerbaigian.
Čarnogurský cita Bako Sahakyan, Arayik Harutyunyan, Arkadi Ghukasyan, Ruben Vardanyan, Davit Babayan, Davit Ishkhanyan, Davit Manukyan e Levon Mnatsakanyan.
L’ex premier chiede a Pellegrini di utilizzare i propri canali diplomatici per rivolgersi al presidente azero Ilham Aliyev e sollecitare la concessione della grazia ai detenuti.
La proposta comprende anche una possibile soluzione successiva: la loro espulsione dall’Azerbaigian e l’eventuale accoglienza in Slovacchia, anche attraverso la concessione di una forma di protezione internazionale, qualora prevista e ritenuta giuridicamente applicabile dalle autorità slovacche.
Una proposta diplomatica rivolta a Bratislava
La richiesta di Čarnogurský rappresenta un’iniziativa politica e diplomatica, non una posizione ufficiale del governo slovacco.
L’ex premier ritiene che Bratislava possa utilizzare i propri rapporti con Baku per promuovere una soluzione umanitaria alla vicenda dei detenuti. A suo giudizio, un intervento slovacco potrebbe inoltre contribuire a rafforzare il ruolo del Paese nella gestione delle conseguenze del conflitto nel Caucaso meridionale.
La lettera pone quindi al presidente Pellegrini una questione delicata: come conciliare lo sviluppo delle relazioni diplomatiche ed economiche con l’Azerbaigian con l’attenzione ai diritti umani e alle questioni umanitarie ancora legate al conflitto del Nagorno-Karabakh.
Per Čarnogurský, la risposta dovrebbe consistere in un’iniziativa diplomatica concreta sulla sorte degli ex dirigenti detenuti.
La sua proposta apre così un ulteriore capitolo nel dibattito slovacco sulla politica estera: mantenere un approccio pragmatico nei rapporti con Baku, senza tuttavia rinunciare — secondo l’ex premier — alla possibilità di sollevare questioni umanitarie e di diritti umani attraverso i canali diplomatici.