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Il vero dono dell’uomo non è rappresentato dalla parola. Anche alcuni animali sanno articolare suoni complessi e pronunciare parole. Questo però non significa saper parlare ma semplicemente saper articolare suoni. L’uomo per parlare non deve solo modulare le proprie corde vocali per emettere una varietà di suoni. Deve possedere la capacità di pensare in modo simbolico, ovvero deve saper abbinare ad ogni suono un concetto ben preciso. Per parlare occorre fare in modo che ad ogni parola corrisponda l’idea di una cosa esistente, che sia concreta o un concetto astratto.
Il termine logos per l’uomo greco rappresentava la parola, il discorso ma anche, la ragione. Sulla ragione i Greci immaginavano fosse basato il principio regolatore del cosmo. Logos inteso come ragione aveva il significato di discorso ordinatore e in seguito i cristiani lo identificheranno con Gesù Cristo.
Quando il verbo si fece carne, accadde che lo stesso principio ordinatore si fece uomo. Infatti logos significa sia discorso esteriore che interiore, cioè pensiero. Essendo pensiero è, di conseguenza, principio organizzatore, concetto che viene esteso a tutto il cosmo.
La parola, come già affermato, ha uno stretto legame col simbolo perché rappresenta dei concetti. L’uomo ragiona per analogie e di conseguenza ha una mente che comprende la simbologia. Saper comprendere i simboli significa saper trovare il significato profondo dietro i simboli che possono essere immagini, parole, tutto ciò che rimanda ad altro. È la dote di saper vedere non solo ciò che appare ma ciò che è rappresentato, come nel teatro.
Anche la scrittura nasce grazie alla capacità di dare un senso logico ad una serie di simboli convenzionali. Una cosa reale come potrebbe essere un animale che può essere rievocato simbolicamente con un rudimentale disegno sulla parete di una caverna che cerca di avvicinarsi alla forma originale, oppure ad un suono che convenzionalmente diventa una parola che indica quell’animale e infine dei segni di scrittura che rappresentano non più l’animale ma la parola che lo indica.
Anche i vari colori per l’uomo diventano simboli. Il giallo, colore del sole, viene collegato all’oro e diventa simbolo di regalità. Il rosso, che rievoca il fuoco, diventa simbolo di forza, calore, sangue, il nero colore predominante nella notte, diventa il simbolo della morte, ma anche di autorità, ineluttabilità e mistero, il bianco che è percepito come assenza, diventa nelle menti di molti, purezza e luce incontaminata.
Anche il denaro è un simbolo, una promessa di un bene futuro. L’intelligenza dell’uomo è descritta dal vocabolo stesso. Deriva da intus-legere, vedere dentro, leggere all’interno. Vuol dire quindi saper vedere oltre la superficie delle cose che osserviamo, guardare in profondità. È una qualità che non si ferma all’azione di vedere ma è la capacità di vedere all’interno delle cose.
La geometria come ogni astrazione è collegata al simbolo perché questo rappresenta in modo concettuale ogni astrazione e la rende visibile evocandola. Il simbolo rimanda per sua natura sempre a qualcos’altro.
Grazie a questo percorso possiamo comprendere maggiormente il mito filosofico della caverna di Platone. Il filosofo rappresenta la realtà che è oggettivamente imperfetta, con delle ombre proiettate nel fondo della caverna e queste ombre, secondo il filosofo, sarebbero la realtà sensibile che Platone ritiene essere solo una proiezione, un simbolo della realtà autentica che sarebbe quella del mondo delle idee, la realtà intelligibile e perfetta di cui noi si vedrebbe solo il simbolo, la proiezione, la parvenza.
Questo mito è una delle massime manifestazioni della capacità di lettura simbolica della realtà da parte dell’uomo che intuitivamente si sforza di vedere una realtà ulteriore in ogni cosa che lo circonda. È un perenne sforzo, quello di Platone, per arrivare alla liberazione, attraverso la conoscenza del mondo intelligibile a cui secondo il filosofo si può accedere solo con l’intelletto e non unicamente coi sensi.
Questo concetto di mondo “intelligibile”, a cui si accederebbe con l’intelletto, ha influenzato a distanza di più di 2000 anni il pensiero illuminista.
Naturalmente gli illuministi, del filosofo greco, hanno rifiutato, a differenza della filosofia rinascimentale, l’aspirazione metafisica. Hanno mutuato unicamente l’idea di un ordine che può essere compreso attraverso l’intelletto che loro preferiscono indicare come ragione umana. Viene però eliminata ogni percezione trascendentale, indicata come irrazionalismo.
Atteggiamento di cesura che non ebbe il Rinascimento perché, in quell’epoca, lo studio della natura passava attraverso la magia anche se si trattava di “Magia Naturalis” che avrebbe potuto collegare l’uomo con la dimensione divina presente nella natura.
Di conseguenza non fu dal Rinascimento che la cultura europea è arrivata all’illuminismo e alla modernità ma, al contrario, è stato l’illuminismo che si è ispirato direttamente al platonismo, travisandone, però l’impostazione.
Eventualmente, gli illuministi, dal Rinascimento possono avere attinto unicamente lo spirito critico con cui venivano rivisitati i classici.
Kant pur essendo Illuminista ha una diversa idea da altri filosofi illuministi. Il filosofo tedesco come Platone immagina due realtà, il mondo fenomenico che corrisponde al mondo sensibile e il mondo noumenico che corrisponde al mondo intelligibile di Platone. Però per Kant, quest’ultima dimensione, è destinata a rimanere inconoscibile all’uomo. Ma anche questa teoria dai successivi illuministi era già considerata una posizione irrazionalista.