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Scandali, cospirazioni, complotti e misteri. Spesso questi termini si intrecciano generando un miscuglio eterogeneo di finzione, storie vere, misteri irrisolti e teorie basate su opinioni. Ma una cosa è certa, lo scandalo degli Epstein Files. Qui è tutto vero, le condanne, le accuse, le testimonianze e i documenti, raccontano una storia moderna che accappona la pelle, scuote lo stomaco e colpisce le nostre coscienze.
Quello di Jeffrey Epstein è diventato uno dei casi giudiziari e di cronaca più controversi del XXI secolo, anche per la sua rete di relazioni con esponenti della politica, dell’economia, dell’aristocrazia e dello spettacolo. Per anni sono circolate accuse e testimonianze riguardanti abusi sessuali, sfruttamento di minorenni e possibili meccanismi di pressione nei confronti di persone potenti. La pubblicazione di una grande quantità di documenti investigativi ha riportato queste vicende al centro del dibattito pubblico, ma ha anche reso necessario distinguere attentamente tra ciò che è stato accertato dai tribunali, ciò che è contenuto nelle accuse e ciò che rimane ancora da verificare.
Lo scandalo ha inizio a livello locale nel marzo 2005, quando la polizia di Palm Beach, in Florida, avvia un’indagine dopo la denuncia dei genitori di una ragazza di 14 anni, che aveva raccontato di essere stata pagata per fare un massaggio a Epstein. L’indagine si allargò progressivamente e coinvolse anche l’FBI. Nel 2007 i procuratori federali prepararono un possibile atto d’accusa, ma la vicenda si concluse nel 2008 con un controverso accordo di non perseguimento federale, il cosiddetto Non-Prosecution Agreement (NPA). Epstein si dichiarò colpevole davanti alle autorità statali della Florida per due reati legati alla prostituzione, uno dei quali riguardava una persona minorenne.
Il vero terremoto mediatico mondiale arriva però il 6 luglio 2019, quando Epstein viene arrestato a New York con accuse federali di traffico sessuale di minorenni e cospirazione finalizzata al traffico sessuale. L’arresto riapre anche il dibattito sulla gestione del caso del 2006-2008 e sull’accordo raggiunto con i procuratori federali.
Poco più di un mese dopo, il 10 agosto 2019, Epstein viene trovato morto nella sua cella del Metropolitan Correctional Center di New York. La sua morte viene classificata ufficialmente come suicidio. Le circostanze della detenzione e le gravi irregolarità nella sorveglianza hanno però alimentato, negli anni successivi, numerose teorie alternative. Le teorie sull’omicidio o sulla messinscena della sua morte non devono tuttavia essere confuse con la conclusione ufficiale delle autorità.
La pubblicazione degli Epstein Files
La pubblicazione su larga scala dei documenti relativi a Epstein è arrivata anni dopo la sua morte, attraverso una complessa battaglia politica e istituzionale sulla trasparenza.
Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato l’Epstein Files Transparency Act, successivamente firmato dal presidente Donald Trump il 19 novembre 2025. La legge impose al Dipartimento di Giustizia un termine di 30 giorni per procedere alla pubblicazione del materiale previsto dalla normativa.
Il 19 dicembre 2025, alla scadenza del termine previsto dalla legge, il Dipartimento di Giustizia annunciò la pubblicazione di centinaia di migliaia di pagine di materiale. La prima pubblicazione fu accompagnata da numerose contestazioni riguardo alla quantità di materiale oscurato e alle modalità con cui erano state effettuate le redazioni.
La pubblicazione più consistente arrivò il 30 gennaio 2026, quando il DOJ annunciò il rilascio di oltre 3 milioni di pagine aggiuntive, oltre 2.000 video e circa 180.000 immagini. Sommando le pubblicazioni precedenti, il Dipartimento dichiarò di aver reso disponibili quasi 3,5 milioni di pagine. Il DOJ precisò inoltre che il materiale proveniva da diverse fonti, tra cui le indagini e i procedimenti relativi a Epstein e Maxwell, le indagini sulla morte di Epstein e molteplici investigazioni dell’FBI.
Il materiale pubblicato non deve però essere interpretato come un unico archivio di fatti accertati. Il DOJ ha specificato che la documentazione comprende anche materiale inviato all’FBI da privati e che alcuni documenti, immagini o video possono contenere informazioni false o non verificate. Questo elemento è fondamentale per comprendere correttamente gli Epstein Files: la presenza di un’informazione all’interno di un documento investigativo non significa automaticamente che quell’informazione sia stata accertata come vera.
Chi è Jeffrey Edward Epstein fino all’inizio del caso
Jeffrey Epstein (1953-2019) è stato un finanziere statunitense e un criminale sessuale condannato. Nato a Brooklyn, lasciò gli studi universitari senza conseguire la laurea e iniziò a lavorare come insegnante di matematica e fisica presso la Dalton School di Manhattan. Nel 1976 entrò nella banca d’affari Bear Stearns, dove rimase fino al 1981, per poi intraprendere un’attività autonoma nel settore della consulenza finanziaria.
Negli anni Ottanta Epstein costruì progressivamente una considerevole fortuna e una vasta rete di relazioni nel mondo finanziario. Fondò la Intercontinental Assets Group e successivamente la J. Epstein & Company, presentandosi come consulente per clienti facoltosi. Tra questi figurava il miliardario Leslie Wexner, con il quale instaurò un rapporto particolarmente stretto, ottenendo un’ampia procura sulla gestione di parte dei suoi affari e ricavandone ingenti commissioni.
Epstein ebbe inoltre rapporti con importanti istituzioni finanziarie. Nel 1996 trasferì parte delle proprie attività nelle Isole Vergini Americane, dove operò attraverso la Financial Trust Company, beneficiando di condizioni fiscali favorevoli.
Parallelamente alla sua ascesa economica, Epstein sviluppò una rete di rapporti con personaggi appartenenti agli ambienti politici, finanziari, dello spettacolo e dell’aristocrazia internazionale. Tra le persone che ebbero rapporti sociali o professionali con lui figuravano Bill Clinton, Donald Trump, il principe Andrew, Tom Barrack e altre personalità di rilievo.
È tuttavia fondamentale sottolineare che la semplice frequentazione di Epstein, la presenza a una festa, un viaggio sul suo aereo o la comparsa di un nome nei documenti non costituiscono, da soli, prova della partecipazione ai suoi reati.
Epstein fu inoltre per decenni uno stretto collaboratore di Ghislaine Maxwell, figura che avrebbe successivamente assunto un ruolo centrale nella vicenda giudiziaria.
La sua ricchezza gli consentì di condurre uno stile di vita estremamente lussuoso. Possedeva grandi residenze, tra cui quella di Manhattan, proprietà nelle Isole Vergini Americane e un Boeing 727 privato utilizzato frequentemente per viaggi internazionali. L’aereo venne associato nel dibattito pubblico al soprannome di “Lolita Express”, soprattutto in relazione alle accuse secondo cui Epstein avrebbe trasportato giovani ragazze, alcune delle quali minorenni, verso le proprie proprietà.
Anche in questo caso, però, la presenza di una persona a bordo di un volo non costituisce automaticamente prova di partecipazione alle attività criminali di Epstein.
Nel corso degli anni Epstein fu associato anche a numerose vicende controverse. Nel 2003 viaggiò a Cuba a bordo del proprio aereo insieme all’ex presidente colombiano Andrés Pastrana Arango, in un viaggio collegato a un incontro con Fidel Castro. Epstein sostenne inoltre di avere svolto attività di intelligence, circostanza che non è stata accertata.
Nel 2018 dichiarò informalmente a un giornalista del New York Times di possedere informazioni compromettenti su persone potenti, comprese informazioni riguardanti la loro vita sessuale e l’uso di droghe. Dichiarazioni di questo tipo contribuirono ad alimentare ipotesi sull’eventuale disponibilità, da parte di Epstein, di materiale utilizzabile come strumento di pressione o ricatto. Tuttavia, la portata effettiva di tali presunte attività non è stata completamente accertata.
Tra le personalità con cui Epstein ebbe rapporti vi fu anche Bill Gates, che iniziò a incontrarlo nel 2011, diversi anni dopo la prima condanna di Epstein. Gates ha successivamente definito un errore la scelta di frequentarlo e ha spiegato di avere incontrato Epstein nella speranza che potesse contribuire a iniziative filantropiche. Anche in questo caso, la frequentazione non costituisce di per sé prova di coinvolgimento nelle attività criminali di Epstein.
Le accuse più gravi riguardarono invece lo sfruttamento sessuale di ragazze minorenni. Secondo le accuse e le successive indagini, Epstein avrebbe creato un sistema nel quale giovani donne venivano reclutate e condotte nelle sue proprietà, dove alcune sarebbero state vittime di abusi. L’inchiesta federale del 2019 descrisse un sistema nel quale numerose ragazze minorenni sarebbero state coinvolte.
Epstein morì il 10 agosto 2019 mentre si trovava detenuto nel Metropolitan Correctional Center di New York, in attesa del processo. La sua morte fu ufficialmente classificata come suicidio. Le successive indagini evidenziarono però gravi carenze nelle procedure di sorveglianza carceraria. Il Dipartimento di Giustizia ha documentato, tra l’altro, che gli agenti incaricati della sorveglianza non effettuarono correttamente diversi controlli previsti durante la notte della morte di Epstein.
Dopo la morte, Epstein fu sepolto in una tomba anonima accanto a quelle dei suoi genitori presso il cimitero I.J. Morris Star of David di Palm Beach, in Florida.
Storia documentata dello scandalo: prima indagine sui reati sessuali, incriminazione e accordo del 2008
I fatti relativi alla prima indagine sono stati ricostruiti attraverso documenti della polizia di Palm Beach, materiali dell’FBI, atti giudiziari e documenti successivamente resi pubblici.
L’indagine sui reati sessuali di Epstein iniziò nel 2005, quando i genitori di una ragazza di 14 anni denunciarono alla polizia che Epstein le aveva pagato 300 dollari per un massaggio. Secondo quanto riportato dagli atti investigativi, durante l’incontro Epstein avrebbe chiesto alla ragazza di spogliarsi e avrebbe compiuto atti sessuali nei suoi confronti.
L’indagine si ampliò rapidamente. La polizia di Palm Beach raccolse testimonianze di altre presunte vittime e di numerosi testimoni. Le investigazioni portarono inoltre a una perquisizione dell’abitazione di Epstein e al ritrovamento di materiale fotografico e altri elementi ritenuti rilevanti dagli investigatori.
Nel 2006 il caso arrivò a un grand jury statale, ma il procedimento si concluse con un’accusa molto più limitata rispetto alla portata delle indagini. Nel luglio 2006 Epstein fu incriminato per un singolo reato di sollecitazione alla prostituzione.
A quel punto entrò in gioco anche l’FBI, che avviò una propria indagine federale. Secondo i documenti successivamente pubblicati dal Dipartimento di Giustizia, l’indagine federale portò a una complessa ricostruzione delle accuse e a un possibile procedimento penale federale.
La lettera del Chief Reiter al Procuratore dello Stato
Il 1° maggio 2006, il capo della polizia di Palm Beach, Michael Reiter, scrisse al Procuratore dello Stato Barry Krischer esprimendo forti perplessità sulla gestione del caso da parte dell’ufficio del procuratore.
Reiter contestava, in particolare, il modo in cui il procedimento era stato gestito e chiedeva che venissero valutate le ragioni dell’intervento dell’ufficio del procuratore nella conduzione dell’indagine.
La lettera era accompagnata da documentazione relativa alle accuse contro Epstein e ai suoi collaboratori. Reiter chiedeva che fosse emesso un mandato d’arresto oppure che il Procuratore dello Stato procedesse direttamente con le accuse.
La presentazione al grand jury dello Stato nel luglio 2006
Nel luglio 2006 il Procuratore dello Stato presentò al grand jury le prove relative a una delle presunte vittime. Il grand jury emise un atto d’accusa per un unico reato di sollecitazione alla prostituzione, senza indicare nell’accusa che la persona coinvolta fosse minorenne.
La decisione suscitò successivamente forti critiche, soprattutto alla luce della quantità di informazioni raccolte dalla polizia e dall’FBI.
L’indagine dell’FBI e il Non-Prosecution Agreement
L’indagine federale portò alla preparazione di un possibile atto d’accusa. Nel 2007 l’ufficio del Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto meridionale della Florida arrivò a predisporre un atto d’accusa federale, ma questo non venne presentato a un grand jury.
Al contrario, l’allora Procuratore degli Stati Uniti Alexander Acosta negoziò con gli avvocati di Epstein un Non-Prosecution Agreement, attraverso il quale il governo federale rinunciava a perseguirlo per i reati federali oggetto dell’indagine.
L’accordo prevedeva inoltre che Epstein si dichiarasse colpevole davanti alle autorità statali della Florida.
Nel 2008, Epstein si dichiarò colpevole di due accuse statali: una relativa alla sollecitazione alla prostituzione e una relativa alla sollecitazione alla prostituzione di una persona di età inferiore ai 18 anni. Fu condannato a 18 mesi di carcere e a un periodo successivo di controllo comunitario e fu registrato come sex offender.
L’accordo suscitò negli anni successive forti critiche per la sua natura eccezionalmente favorevole a Epstein. Nel 2020 l’Office of Professional Responsibility del Dipartimento di Giustizia concluse che Acosta aveva esercitato un “poor judgment” nella scelta di risolvere l’indagine federale attraverso l’NPA. Il rapporto, tuttavia, non concluse che Acosta avesse commesso una condotta professionalmente illecita né trovò prove che la decisione fosse stata determinata dalla ricchezza, dallo status o dalle relazioni di Epstein.
Epstein scontò la pena in una struttura della contea di Palm Beach e ottenne successivamente un regime di work release che gli consentiva di trascorrere molte ore fuori dal carcere. Fu inoltre rilasciato prima della scadenza completa della pena.
Il Crime Victims’ Rights Act
Le vittime di Epstein vennero a conoscenza dell’accordo dopo che il procedimento statale era già stato definito e contestarono la gestione del caso da parte dei procuratori federali.
La controversia arrivò davanti al giudice distrettuale statunitense Kenneth A. Marra, che nel 2019 stabilì che il governo aveva violato i diritti delle vittime previsti dal Crime Victims’ Rights Act (CVRA), in particolare per il modo in cui le vittime erano state tenute all’oscuro dell’accordo e per le informazioni ricevute sul possibile procedimento federale.
Il caso provocò inoltre numerose cause civili contro Epstein, molte delle quali furono successivamente definite attraverso accordi extragiudiziali.
Nel 2010 Epstein fu classificato nello Stato di New York come sex offender di livello tre, cioè nella categoria considerata a più alto rischio di recidiva.
Seconda indagine sui reati sessuali di Epstein, incriminazione e morte: 2019
Il 6 luglio 2019 Epstein fu arrestato con accuse federali di traffico sessuale di minorenni e cospirazione finalizzata al traffico sessuale.
L’indagine del Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto meridionale di New York portò nuovamente alla luce le accuse del passato e riaccese l’attenzione sull’accordo raggiunto nel 2008.
Secondo l’accusa federale, Epstein aveva creato un sistema nel quale numerose ragazze minorenni venivano reclutate e portate nelle sue proprietà per incontri sessuali. Il governo lo descrisse come un predatore sessuale seriale e sostenne che esistessero concrete ragioni per temere che, se liberato su cauzione, potesse esercitare pressioni sui testimoni o ostacolare la giustizia.
Durante la perquisizione della sua abitazione di Manhattan furono sequestrati numerosi materiali, comprese fotografie e supporti digitali. Il materiale venne successivamente inserito nel complesso degli atti investigativi.
Pochi giorni dopo l’arresto, Alexander Acosta, che nel frattempo era diventato Segretario del Lavoro nell’amministrazione Trump, annunciò le proprie dimissioni a seguito delle polemiche sulla gestione del caso del 2008.
A Epstein fu negata la libertà su cauzione e venne detenuto presso il Metropolitan Correctional Center di Manhattan.
Il 10 agosto 2019, Epstein fu trovato morto nella sua cella. La causa della morte fu determinata come suicidio.
L’udienza del 27 agosto 2019 e le dichiarazioni delle vittime
Dopo la morte di Epstein, i procuratori chiesero l’archiviazione dell’atto d’accusa, dichiarando tuttavia l’intenzione di continuare a indagare su eventuali complici.
Il giudice distrettuale statunitense Richard M. Berman dispose un’udienza il 27 agosto 2019 e consentì alle vittime di intervenire pubblicamente.
Durante l’udienza, più di due dozzine di vittime raccontarono le proprie esperienze di sfruttamento, coercizione e abuso sessuale. Molte altre erano presenti in aula senza intervenire.
L’udienza ebbe un significato particolare perché permise alle vittime di raccontare pubblicamente ciò che era accaduto loro anche dopo la morte dell’imputato e l’impossibilità di celebrare il processo penale contro Epstein.
La relazione tra Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell
Una delle figure centrali della vicenda Epstein è Ghislaine Maxwell, socialite britannica che per anni ebbe con Epstein una relazione personale e professionale.
La Maxwell fu arrestata nel 2020 e sottoposta a processo federale a New York. Nel dicembre 2021 fu dichiarata colpevole da una giuria per diversi reati connessi al reclutamento e allo sfruttamento sessuale di minorenni. Nel giugno 2022 fu condannata a 20 anni di carcere. La condanna è stata successivamente confermata in appello e la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto nel 2025 la sua richiesta di esaminare il caso.
Il Dipartimento di Giustizia ha descritto Maxwell ed Epstein come parte di un sistema nel quale le ragazze venivano individuate, sottoposte a grooming e successivamente trasportate nelle proprietà di Epstein, dove alcune venivano abusate sessualmente. Le vittime potevano avere anche 14 anni.
La storia del loro rapporto unisce due mondi apparentemente distanti: la scalata finanziaria di un uomo proveniente da Brooklyn e il declino di una delle più note dinastie editoriali britanniche.
Nel 1991, il padre di Ghislaine Maxwell, Robert Maxwell, magnate dei media britannici, morì dopo essere caduto dal proprio yacht. Successivamente emerse che aveva sottratto ingenti somme alle proprie società e ai fondi pensione dei dipendenti, provocando il collasso del suo impero.
Ghislaine si trasferì quindi a New York, dove entrò progressivamente negli ambienti dell’alta società.
Secondo le ricostruzioni disponibili, Epstein e Maxwell divennero rapidamente molto vicini e il loro rapporto personale si trasformò in un sodalizio sociale e professionale.
Maxwell possedeva un elemento particolarmente prezioso per Epstein: l’accesso a una vasta rete di relazioni nell’alta società internazionale. Epstein, dal canto suo, le garantiva uno stile di vita estremamente lussuoso.
La relazione sentimentale tra i due terminò, ma Maxwell rimase una presenza centrale nella vita di Epstein.
È soprattutto il processo federale contro Maxwell ad avere fornito la base giudiziaria più solida per ricostruire il suo ruolo. Secondo la ricostruzione dell’accusa confermata dalla condanna, Maxwell partecipò al reclutamento e al grooming di ragazze minorenni destinate agli abusi di Epstein.
Per questo motivo, più che parlare genericamente di una relazione alla “Bonnie e Clyde”, è più corretto parlare di un sodalizio personale e criminale il cui funzionamento è stato parzialmente ricostruito nel corso del processo federale contro Maxwell.
Thomas Massie e i nuovi interrogativi
Gli intrecci tra affari, potere e relazioni personali sono tornati al centro del dibattito con la nuova battaglia politica sulla pubblicazione dei documenti.
Il 1° settembre 2026, il deputato repubblicano Thomas Massie ha pronunciato un intervento alla Camera dei Rappresentanti nel quale ha letto i nomi di diverse persone che, a suo giudizio, dovrebbero essere oggetto di ulteriori indagini in relazione alla rete di Epstein. Tra i nomi citati figurano: il principe Andrew, Jes Staley, Leon Black, Les Wexner, David Copperfield, Tom Pritzker, Glenn Dubin, Frédéric Fekkai, Jean-Luc Brunel, Daniel Siad, Ramsey Elkholy, Lesley Groff, Edoardo Teodorani-Fabbri e Lapo Elkann.
Il deputato repubblicano statunitense Thomas Massie ha infatti esplicitamente citato entrambi i manager italiani tra i 12 presunti co-cospiratori di Epstein. Il coinvolgimento più significativo emerso dalle carte riguarda Eduardo Teodorani Fabbri, finanziere e cugino di secondo grado di John e Lapo Elkann (in quanto figlio di Maria Sole Agnelli, sorella dell’Avvocato Gianni Agnelli).
Il nome di Teodorani ricorre ben 1.251 volte all’interno del database statunitense degli Epstein Files e i documenti svelano una fitta corrispondenza e chat risalenti anche al 2019 (periodo in cui Epstein era già un condannato). Le comunicazioni testimoniano una forte vicinanza personale e d’affari, con Epstein che commentava o anticipava operazioni finanziarie legate alla galassia Exor.
Nelle carte sono emersi inoltre passaggi controversi e inquietanti contenuti nei messaggi scambiati, tra cui riferimenti a minori che hanno scosso l’opinione pubblica e i media italiani.
È però fondamentale precisare un punto: la lista letta da Massie rappresenta una sua richiesta politica di indagine e non una lista giudiziaria di persone condannate o formalmente incriminate per i reati di Epstein.
La presenza di un nome nei documenti, nei registri di volo o in una dichiarazione non dimostra automaticamente la partecipazione a un reato. Ogni singola circostanza dovrebbe essere verificata attraverso le prove disponibili e, laddove emergessero elementi sufficienti, attraverso le procedure investigative e giudiziarie previste dalla legge.
Massie ha inoltre sostenuto che il Dipartimento di Giustizia non abbia rispettato pienamente gli obblighi di trasparenza previsti dalla legge e ha promosso l’Epstein Files Transparency Act II, un provvedimento che mira a consentire a vittime, procuratori generali statali e membri del Congresso di contestare in tribunale eventuali violazioni degli obblighi di divulgazione. La proposta è stata formalmente presentata nel luglio 2026.
La questione è particolarmente significativa perché il DOJ, da parte sua, sostiene di avere completato la pubblicazione prevista dalla legge con quasi 3,5 milioni di pagine, precisando che parte del materiale non è stato pubblicato per ragioni legate alla protezione delle vittime, al segreto professionale, a ordini giudiziari e ad altre eccezioni previste dalla normativa.
Massie ha inoltre avanzato accuse molto più ampie riguardo ai presunti rapporti di Epstein con apparati di intelligence e al possibile coinvolgimento di persone potenti. Tali affermazioni devono essere considerate dichiarazioni politiche del deputato, non conclusioni giudiziarie accertate.
Conclusione
La vicenda Epstein rimane una delle più complesse e inquietanti degli ultimi decenni. A differenza di molte teorie complottiste prive di riscontri, il caso poggia su una vasta quantità di materiale giudiziario e investigativo, su condanne penali, testimonianze di numerose vittime e su una documentazione prodotta nel corso di anni di indagini.
Allo stesso tempo, proprio l’enorme quantità di documenti rende necessario evitare semplificazioni. Gli Epstein Files non rappresentano un’unica “lista dei colpevoli”: contengono materiale di natura diversa, comprese testimonianze, comunicazioni, fotografie, registri, rapporti investigativi e informazioni che possono essere vere, false, non verificate o contestate. Lo stesso Dipartimento di Giustizia ha avvertito che parte del materiale ricevuto dall’FBI potrebbe contenere informazioni false o non autentiche.
Rimangono quindi interrogativi importanti:
- Come si spiegano e come si collegano le numerose conoscenze di Epstein?
- Perché persone appartenenti ad ambienti politici, economici, aristocratici e dello spettacolo frequentavano il suo entourage?
- Qual era l’effettiva natura dei rapporti tra queste persone ed Epstein?
- Quali informazioni contenute nei documenti possono essere considerate effettivamente provate?
- Quali elementi richiedono ulteriori verifiche?
- Quali responsabilità individuali, se presenti, possono essere dimostrate attraverso prove concrete?
- E quale fu realmente la natura del rapporto tra Donald Trump e Jeffrey Epstein?
Sono domande alle quali non si può rispondere semplicemente attraverso una fotografia, un nome su un registro di volo o una menzione all’interno di un documento. Per stabilire responsabilità penali servono prove, indagini e decisioni giudiziarie.
La tutela delle vittime e dei minori dovrebbe rimanere la priorità assoluta. La vicenda Epstein dimostra quanto sia importante che le istituzioni garantiscano trasparenza, indipendenza delle indagini e rispetto dei diritti delle vittime, evitando allo stesso tempo che accuse non dimostrate vengano trasformate in sentenze mediatiche.
Il vero interrogativo, oggi, non è soltanto chi conoscesse Epstein, ma soprattutto che cosa sia possibile dimostrare attraverso i documenti, le testimonianze e le prove disponibili. È su questa distinzione che dovrebbe concentrarsi il dibattito pubblico.