Con uno slancio di fantasia, possiamo immaginare che fra qualche decennio, con ogni probabilità, alcuni storici cercheranno documenti in vari archivi, dove potrebbero trovare le autentiche motivazioni che hanno portato alla guerra attuale in Europa.
Questi potenziali studiosi, con molta probabilità potrebbero scoprire quel che in parte già sappiamo e cioè che gli Stati Uniti d’America, avevano serie motivazioni e soprattutto enormi interessi, quando iniziarono, qualche decennio prima della crisi, dei presidenti neoconservatori e in seguito quelli successivi democratici, a preparare scientemente il conflitto.
In un primo tempo, la cosa ebbe unicamente un teorizzatore, in quanto la strategia fu illustrata da un saggio di geopolitica che ebbe risonanza internazionale dal titolo “La Grande scacchiera. Il mondo e la politica nell’era della supremazia americana”, testo in cui si suggeriva e auspicava la separazione dell’Ucraina dalla Russia e il ridimensionamento di Mosca a potenza regionale. La teoria veniva illustrata da un noto personaggio, il politologo, accademico e statista Zbigniew Brzezinski, un americano di origine polacca il quale aveva ricoperto la carica di Consigliere per la Sicurezza Nazionale.
In seguito furono lentamente gettate le basi concrete per arrivare alla crisi che avrebbe dovuto sottrarre l’Ucraina all’influenza di Mosca e per arrivare magari, in un futuro, eventualmente, anche a smembrare la Russia, come era già accaduto alla Jugoslavia, avvenimento che al Cremlino qualcuno aveva sospettato essere quell’operazione una prova generale, una minaccia per la confederazione russa. Il raddoppio dei Paesi aderenti alla NATO con una espansione unidirezionale verso est, era stata vista come la preparazione al piano.
Inoltre, per gli strateghi del Pentagono era necessario interrompere l’eventuale saldatura all’Europa della nuova realtà geopolitica eurasiatica che aveva aperto le porte ai mercati e avrebbe potuto creare interessi comuni con l’Europa allontanando il continente dalla vocazione atlantista. Operazione che sarebbe stata favorita dall’avanzata tecnologia russa ed essendo il vasto Paese ricco di molte materie prime. Queste indubbiamente sono state le vere motivazioni che hanno portato alla chiara provocazione del progettato ingresso nella NATO di Kiev.
Anche i russi avevano serissime motivazioni ed esigenze per cercare di impedire con ogni mezzo il piano americano. Avevano le stesse ragioni, di essere irremovibili, che aveva avuto anche Kennedy quando nel 1962 avvenne la crisi di Cuba.
Quella di Mosca non è stata un’aggressione immotivata come ripetono molti stolti e i tanti imbonitori che imperversano nei media, ma è stata una difesa dell’integrità e della sicurezza del giovane Stato che era sorto dalla dissoluzione dell’impero sovietico, erede di quello degli zar. Si è ripetuto il processo di quando con la dissoluzione dell’impero ottomano era nato lo Stato turco ad opera di Kemal Ataturk. Anche contro Ataturk, vogliamo ricordare, gli inglesi manovrarono per ostacolare il progetto e indussero la Grecia a muovere guerra contro la nuova Turchia ancora debole che stava nascendo, facendo balenare il miraggio di una riconquista di Costantinopoli.
Questi futuri storici immaginari, forse stabiliranno che il conflitto russo-ucraino, aveva come scopo anche quello di impedire all’Europa di saldarsi economicamente e politicamente alla nuova realtà geopolitica eurasiatica, in possesso di un’industria avanzata e col sottosuolo ricchissimo di materie prime di ogni tipo. Sarebbe stata una realtà che col tempo avrebbe potuto creare la tentazione di allontanare il vecchio continente dall’atlantismo.
Inoltre i futuri storici studieranno con curiosità le ragioni della politica insensata europea, non solo di quella a guida di Ursula von der Leyen e di Christine Lagarde ma anche dei tanti comprimari e la cui strategia era condivisa anche precedentemente ai tempi di Jean-Claude Trichet, di Claude Juncker, Mario Draghi, Giorgio Napolitano e tutto il Gotha.
Gli ipotetici storici del futuro, non comprenderanno mai la ragione per cui il continente europeo, le sue classi dirigenti, la sua intellighenzia, la maggioranza della popolazione, si sono precipitati verso il patibolo allestito per loro e lo hanno fatto con irresponsabile entusiasmo e senza criterio, come dissennati ed è inspiegabile anche la ragione perché abbiano linciato politicamente i pochi personaggi, come Berlusconi, Fico, Orban, Vucic, che avevano messo in guardia da una irresponsabile rottura col gigante dell’est.
Non capiranno, nel futuro, neanche, perché gli europei si sono voluti legare mani e piedi ad una parvenza di Stato, oltretutto fallito e guidato da una banda di corrotti, il più grande Stato di mafia presente Europa, dove un gruppo di oligarchi deteneva il potere e la democrazia era solo una palese finzione dato che il tutto era nato con un colpo di Stato organizzato dagli americani e che in seguito lo hanno anche rivelato pubblicamente. I futuri storici si chiederanno anche perché gli europei avevano tanto bisogno di un nemico da inventarselo.
Con la Russia, gli europei avrebbero potuto acquistare più libertà in quanto, giocando meglio le proprie carte, sarebbero potuti diventare alleati da pari a pari con Washington e non eterni succubi perché il vecchio continente avrebbe potuto fare la sempre valida politica dei due forni. Abbiamo volutamente ripreso una felice e ironica espressione di un acuto Giulio Andreotti.