Cacofonia et armonia
Il mondo è spesso clamore, rumore, cacofonia, e i colpi di tamburo della guerra, come i cannoni di Austerlitz, purtroppo spesso completano questo mondo di suoni quando non lo dominano.
La musica può essere sia ispirazione che semplice organizzazione del rumore in un insieme più coerente che tende all’armonia. L’armonia è l’ideale umano, non il semplice ordine; non possiamo accontentarci di “l’ordine regna a Varsavia”; la pace stessa non è armonia.
Possiamo anche cercare di proiettare la musica che abbiamo in testa sulla realtà del mondo; questo significa che abbiamo raggiunto una certa comprensione dei fenomeni che ci circondano o che vogliamo addirittura cercare di dominarli.
L’Ouverture 1812 di Čajkovskij termina con un finale parossistico in cui i boati della battaglia della Moscova si fondono con i rintocchi delle chiese del Cremlino, portando alla fine un certo senso di calma. Perché dove sta andando la guerra? Da nessuna parte, si dissolve in una sorta di nulla, e il silenzio che segue è la musica più bella di tutte.
Visto dall’Occidente, viviamo in un mondo che si potrebbe definire barocco, un mondo di violenza ma anche di piacere incontrollato e di libertà senza limiti. L’essenza del Barocco dal XVI al XVIII secolo è fondamentalmente un’opposizione tra luce e ombra. La leggerezza si alterna alla sontuosità dei brani scuri quando si tratta di musica. L’approccio è per metà grave e per metà voluttuoso, nella tradizione delle grandi figure del Rinascimento italiano.
È vero che spesso coltiviamo l’amore per l’ombra, come Serse nel famoso Largo Ombra mai fu dell’opera di Handel. Ma anche la luce può imporsi su di noi. Infine, il Barocco era decisamente ottimista. La luce trionfa, ad esempio, sulla Regina della Notte, l’incarnazione del male (“un avvoltoio con la voce di un usignolo”), nel Flauto magico di Mozart, un’opera massonica che riflette una scristianizzazione in anticipo sui tempi, ma intrisa di spiritualità con il culto di Iside e Osiride ereditato dall’antichità egizia. Il Gran Sacerdote Sarastro conclude l’opera con l’ovvia saggezza che “i raggi del sole scacciano la notte” (die Strahlen der Sonne vertreiben die Nacht).

La musica del mondo è infine, e forse soprattutto, la voce potente della natura; non può essere cacofonica e ha una sua coerenza, frutto del vertiginoso scorrere del tempo necessario all’evoluzione.
Se si dovesse scegliere un musicista per illustrare l’epopea dei navigatori a sud del 40° e del 50° parallelo – che affrontano gli elementi, le raffiche di vento, le onde che si infrangono sulle loro barche – sarebbe innanzitutto Beethoven. La Sesta Sinfonia – “quel paesaggio stupefacente composto da Poussin e disegnato da Michelangelo”, secondo Hector Berlioz – riproduce lo scatenarsi degli elementi e rivela mattinate serafiche; ci abbandoniamo alla natura per vincere il destino. E la Nona Sinfonia, nel suo compimento finale, è un inno al mondo che diventa un inno alla gioia.
Se ci si lascia trascinare nell’universo musicale, si può sentire anche Dvorak, con i toni della buona vecchia Europa. È stato senza dubbio così anche per i marinai che sono diventati direttori d’orchestra degli elementi, delle raffiche di vento nelle sartie, delle onde che si infrangevano contro la loro barca e delle onde che li trasportavano nei finali a velocità mozzafiato. Questa era la loro Sinfonia del Nuovo Mondo, ricomposta per un nuovo mondo che era il loro e che ci aspetta, quello delle ultime frontiere.
Sounds of light, lights of sound

La luce è stata talvolta resa attraverso il suono.
Possiamo umilmente provare a esprimere la musica attraverso le immagini?
Le Quattro ultime canzoni di Richard Strauss (cfr. Frühling, September, Beim Schlafengehen, Im Abendrot…) potrebbero essere un invito alla sperimentazione.
(NB: La prima mondiale dell’ultima opera di Richard Strauss ebbe luogo il 22 maggio 1950 alla Royal Albert Hall di Londra; gli interpreti erano Kirsten Flagstad e la Philharmonia Orchestra diretta da Wilhelm Furtwängler. Interpreti famosi furono: Elisabeth Schwarzkopf, Birgit Nilsson, Leontyne Price, Gundula Janowitz, Jessye Norman, Kiri Te Kanawa, Renée Fleming…).



