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Maupal: tra street art, memoria di Papa Francesco e sfide dell’intelligenza artificiale
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Maupal: tra street art, memoria di Papa Francesco e sfide dell’intelligenza artificiale

Mauro Pallotta, in arte Maupal, è tra gli street artist italiani più conosciuti a livello internazionale. Autore della celebre immagine di Papa Francesco come Super Pope, ha saputo trasformare i muri di Roma in un linguaggio immediato e universale, dove ironia, denuncia e sperimentazione si intrecciano. La sua “trash-art”, come lui stesso la definisce, nasce dall’uso di materiali riciclati e da un dialogo costante con la città e le sue contraddizioni. Con un percorso che lo ha portato dalle periferie della Capitale ai festival e alle mostre internazionali, Maupal resta una voce indipendente e coraggiosa, capace di coniugare creatività e impegno sociale. In questa intervista racconta il suo rapporto con il Vaticano dopo la scomparsa di Papa Francesco, i nuovi orizzonti della sua ricerca artistica e le prospettive della street art di fronte all’avanzare dell’intelligenza artificiale.

 

Come è cambiato il suo rapporto con il Vaticano dopo la morte di Papa Francesco, sia a livello creativo che personale?

La scomparsa di Papa Francesco, benché immaginabile, è stata un vero e proprio trauma. Uno shock sia a livello umano che professionale. Gran parte della mia notorietà si è diffusa grazie alle opere che gli ho dedicato negli ultimi undici anni e, anche sul piano personale, è stata una perdita dolorosa. Ho avuto l’onore di incontrarlo e parlarci più volte, ed era divenuto per me la principale fonte di ispirazione. Con il Vaticano i rapporti sono sempre stati ottimi e continuano ad esserlo, ma inevitabilmente oggi le occasioni di confronto diretto sono più rare.

Quali nuovi materiali o tecniche sta sperimentando in questo momento per le sue opere su strada, oltre al suo uso noto di materiali riciclati, lana d’acciaio, metalli ecc.?

La mia sperimentazione è iniziata quando avevo vent’anni e non si è mai fermata. Credo che esplorare le potenzialità della pittura sia un viaggio infinito. Il mio obiettivo principale è trovare sempre nuove forme espressive, anche a rischio di creare un cortocircuito con la mia stessa riconoscibilità stilistica.

Come valuta l’impatto delle sue opere nella città di Roma oggi, in un contesto segnato da degrado urbano, “trash-art” e tensioni politiche locali?

Roma è diventata un laboratorio artistico, anche per le difficoltà sociali ed economiche che la attraversano. Spesso le cose migliori nascono dalle condizioni peggiori. La mia arte nella Capitale ha lasciato un segno e ha segnato un periodo. Per me, questo è già un grande risultato.

Ha progetti internazionali in corso (murali, mostre, collaborazioni) in contesti diversi dalla street art di protesta o satira religiosa?

La vita di un artista non è mai del tutto programmabile. Le cose cambiano di giorno in giorno. Ho però in agenda vari progetti che spaziano tra street art legale e illegale, mostre, performance, sia in Italia che all’estero.

5. Cosa pensa che cambierà per lo street artist contemporaneo con l’avanzare dell’intelligenza artificiale nell’arte visiva?

Uno dei miei obiettivi principali è sempre stato la sperimentazione. Per questo vedo l’intelligenza artificiale come un’opportunità. Ben venga, purché non ci si ponga in una posizione subalterna. L’artista deve utilizzare l’IA come strumento, non esserne dominato. Siamo noi umani che dobbiamo governarla, non diventarne schiavi.

 

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