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La Ricerca dell’Unità Originaria: Il Rinascimento Italiano

Dal Medioevo alla Prisca theologia, continuità e magìa nel cuore del Rinascimento italiano.

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Lo spirito del Rinascimento, ovvero il tentativo faustiano di riunire ciò che è sparso. Sembra strano che un movimento spirituale e artistico famoso come il Rinascimento italiano, nonostante abbia permeato della propria cultura tutto un continente, non trovi ancora concordi gli studiosi riguardo la sua autentica identità, malgrado i numerosi studi a riguardo. Il termine Rinascita compare ne “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti” di Giorgio Vasari nell’edizione del 1568 riferito però al solo rinnovamento artistico.

Un importante studioso del Rinascimento del XIX secolo, Jacob Burckhardt ha sostenuto in passato la tesi della cesura netta fra Medioevo e Rinascimento. Lo storico dell’arte di Basilea, ha scritto sull’argomento la sua opera principale “La civiltà del Rinascimento in Italia”. La sua tesi, ancora molto diffusa in gran parte del mondo accademico, è quella classica dell’opposizione fra l’oscurità medievale e la luminosità rinascimentale.

Burckhardt caratterizza il Rinascimento per la razionalità, tesi che qualcuno ha trovato un po’ forzata pensando al fascino che la magia esercitava nel Rinascimento. Il contrasto col concetto moderno di ragione è ancora più forte se ricordiamo che Cosimo il Vecchio, nel suo studiolo di Palazzo Vecchio, si occupava di alchimia cercando di comprendere la causa delle metamorfosi per cui in natura tutto si trasforma perennemente, perché il segreto della materia risiede proprio nella metamorfosi che trasformano tutto, anche la vita. Al contempo Marsilio Ficino cercava di comprendere, attraverso l’astrologia, i meccanismi celesti dell’infinitamente grande. Era un razionalismo che oggi stentiamo a comprendere.

Burckhardt per i suoi giudizi si basava sul concetto che dell’uomo avevano in epoca rinascimentale e lo confrontava sul concetto di uomo medievale. Il critico d’arte sottolinea l’importanza che nella nuova epoca viene data all’uomo a differenza del Medioevo. Per comprovare quanto asserisce, riporta una locuzione classica ”homo faber ipsius fortunae” (l’uomo è artefice della propria sorte) ripresa da un’orazione di Pico della Mirandola. Certamente l’affermazione non è in accordo col pensiero di Sant’Agostino sulla facoltà divina della prescienza, ovvero la preconoscenza e sul concetto di grazia divina per cui Dio sceglierebbe chi sarà dannato e chi sarà salvato e che la salvezza non dipenderebbe da meriti umani ma dalla volontà del Signore. Tale idea sarebbe poi ripresa con vigore dal Monaco agostiniano Martin Lutero, teologo e insegnante universitario e contagerà caratterizzandola la Riforma protestante.

Uno studioso elvetico, fra l’Ottocento e il Novecento, Konrad Burdach, si era opposto in modo deciso alle teorie di Burckhardt. Insegnando all’Università di Halle, si era dedicato allo studio dell’Umanesimo e del Rinascimento italiani, dandone una più originale interpretazione. Burdach affermava che non esisteva una netta opposizione fra le due epoche ma il mutamento sarebbe stato provocato da una transizione graduale e il Rinascimento veniva da lui considerato un’invenzione tutta italiana da retrodatare. Insomma sarebbe la teoria della continuità col Medioevo o perlomeno della graduale evoluzione storica fra i due periodi, questo perché il Medioevo non sarebbe stato un’epoca statica ma anch’essa estremamente dinamica.

Il tema della continuità è un tema diffuso negli studi su quel periodo storico. Secondo questa tesi ci sarebbero stati in Italia, addirittura più di un Rinascimento. Gli studiosi avrebbero individuato altri rinascimenti, dei periodi di rinascita culturale, fioriti in pieno Medioevo. I testi classici venivano studiati infatti anche durante il Medioevo e la graduale evoluzione culturale non può essere fatta passare per rottura. Platone e Aristotele erano letti, studiati e interpretati anche nei cosiddetti secoli bui. In Italia avvennero fioriture culturali in particolare nei secoli X e XII e questo rafforzerebbe la tesi della gradualità e della mancanza di rottura fra un evo e l’altro.

Lo storico tedesco si azzarda a spostare addirittura il Rinascimento o almeno il suo inizio all’anno Mille. A conferma di ciò argomenta che alcuni temi della Riforma luterana erano già presenti nelle eresie medievali e si spinge oltre, dicendo che Medioevo e Rinascimento si ispirano ambedue al mondo classico. Inoltre Burdach guarda al Rinascimento come una originale invenzione italiana non valutata abbastanza come sarebbe dovuto. Viene negata anche la tesi che sia esistito un Medioevo completamente oscurantista e che di conseguenza il Rinascimento andrebbe retrodatato. Questa interessante scuola di pensiero avrà dei seguaci soprattutto in Francia.

Anche uno studioso rumeno, del Rinascimento vissuto nel XX secolo, Ioan Petru Culianu, era dell’opinione che il Rinascimento italiano avrebbe potuto essere la naturale evoluzione e addirittura il compimento del Medioevo e non la sua antitesi. Lo storico romeno, inoltre, lega il Rinascimento al concetto di eros, di desiderio perché di eros sarebbe permeata la natura, ampliando il concetto che era stato dei fedeli d’amore. Tornando a Burdach, non esiste nella visione rinascimentale, una centralità della materia in contrapposizione all’anima e alla dimensione spirituale come molti credono, al contrario, nel Rinascimento, viene spiritualizzata anche la materia perché si pensa che tutto sia pervaso da energia divina. Ciò che è stato creato manterrebbe in sé il respiro, il soffio divino e la stessa presenza di Dio. Giordano Bruno pensava addirittura che esistesse uno spiritus/animus in ogni cosa. Concetto che ricorda alcune dottrine orientali. Ritroviamo uno spirito universale e il concetto di interdipendenza di tutti i fenomeni nell’idea della buddità o anche nella nozione di vacuità (sunyata), cioè il pensiero che tutte le cose esistenti siano in relazione fra di loro.

L’ultimo grande interprete del Rinascimento è stato Eugenio Garin che ha attraversato tutto il Novecento. Filosofo e storico della filosofia, si dedica agli studi sull’umanesimo ed il Rinascimento e insegna alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Anche Garin, riconoscendo la novità del Rinascimento nota molti aspetti di continuità e anche lui attenua i caratteri di contrapposizione tra i due periodi. Tutta la cultura e la spiritualità del Rinascimento sono arrivate a concepire l’universo come un organismo popolato da forze vitali e presenze in ogni più piccola parte.

In realtà, quando Burdach parla della religiosità del Rinascimento, a suo parere non valutata abbastanza, forse si riferisce alla Philosophia Perennis. La ricerca effettuata in molti testi e frammenti antichi, tradotti e studiati da Marsilio Vicino e la indagine su una tradizione unica originaria, ci fa comprendere che a Firenze, in quel periodo, si sia cercato di “riunire ciò che è sparso”. Sarebbe una ricerca di tipo metafisico oltre che intellettuale che impone di riunire ciò che è stato disperso, al fine di ricostruire l’unità perduta. È stato soprattutto un tentativo di reintegrazione spirituale per un ritorno all’unità originaria.

Molti miti e correnti spirituali hanno indicato in passato questo percorso. Basti pensare ad Iside alla ricerca dei pezzi del fratello coniuge Osiride dispersi nella terra d’Egitto perché si deve ricongiungere con lo sposo e nel mito abbiamo una morte, resurrezione e un rinnovamento. In India, nella tradizione vedica troviamo il mito di Purusha, l’uomo primordiale originario, l’uomo cosmico fatto a pezzi, sacrificato per permettere la creazione. Ritrovare l’unità del Purusha corrisponderebbe a ritrovare l’integrità dell’uomo originario, la quintessenza del tutto. Anche Dioniso, in un mito orfico, viene fatto a pezzi dai Titani e poi, una volta ricomposto, risorge a nuova vita.

Apuleio ci trasmette un’antica storia, quella di Eros e Psiche in cui l’anima, per ricomporre l’unità perduta con l’amore divino, deve superare delle fatiche esattamente come fece Ercole prima di ascendere all’Olimpo. Solo dopo aver ricostituito con le prove il proprio equilibrio interiore ed essersi purificata, può ricongiungersi nuovamente, ricomponendo l’unità che era stata smarrita. Una prova di Psiche consiste proprio nel riordinare e radunare per tipo vari tipi di semi che erano stati mescolati e dispersi nel mucchio disordinatamente. Esiste una similitudine con la parabola del contadino che deve separare il grano dalla zizzania, semi mescolati dal nemico.

Ricongiungere ciò che è sparso, riordinare va oltre la ricerca dell’unità primordiale intellettuale perché è anche un’esperienza metafisica di purificazione, una ricerca dell’unità originaria che avrebbe preceduto la molteplicità. Sembra che ogni sacrificio dei primordi sia nato come tentativo di riprodurre il primo sacrificio che avrebbe originato la molteplicità. Forse Marsilio Ficino con la sua ricerca della ”Prisca theologia” cercava una originaria scienza sacra che potesse permettere di risalire alla sorgente di tutte le religioni e aveva la certezza che questa rivelazione fosse stata donata da Dio in tempi remoti.

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