Il torneo
Era una splendida domenica mattina, l’aria fresca e il profumo intenso di mentuccia romana risvegliavano Teofilo come un fiore primaverile. Iniziava gli allenamenti di tennis, sport che praticava da molti anni e che continuava a coltivare con passione e dedizione. Anche nei momenti più difficili questo sport gli insegnava ad essere più coraggioso e più saggio. L’allenamento che adottava per avere un buon rendimento durante le partite di tennis era la corsa. Percorrendo molti chilometri e seguendo una dieta equilibrata rafforzava il suo fisico e acquisiva più energia e resistenza per l’attività sportiva; inoltre raggiungeva un maggiore equilibrio tra corpo e mente.
Gli allenamenti preparatori continuavano nei campi da tennis in sintetico, cemento e terra battuta, tra lande desolate arse dal sole. Gli addominali e le flessioni erano molto duri, ma combatteva il dolore con la forza della sua mente, lottando caparbiamente con la tecnica e la fede. Doveva affrontare un torneo molto duro al circolo per arrivare ad un buon posto in classifica. Non era facile ma era pronto ad ogni genere di sfida, anche la più dura. Sfidarsi, sfidarsi, sfidarsi, questo era il suo motto. Se voleva piazzarsi bene al torneo doveva vincere almeno 2 partite.
I round
Il primo giorno del torneo era molto duro. Teofilo aveva una tensione tremenda. Passeggiava un po’ per il circolo e faceva quattro chiacchiere con i suoi amici. Ascoltava qualche consiglio da Giuseppe, il re della categoria veterani, un giocatore che aveva molta tecnica ed esperienza. Nella sua vita era stato anche un buon giocatore di calcetto. Giuseppe dava a Teofilo dei suggerimenti: “Mettiti sempre di fianco quando colpisci la palla!”, “Corri sempre a piccoli passi!”, “Gioca d’anticipo!”, “Colpisci sempre l’avversario nel suo punto debole!”, “L’importante non è vincere ma giocare bene!” Teofilo ascoltava ogni suo consiglio con molta attenzione e ne faceva tesoro. Vedeva avvicinarsi da lontano il suo avversario, un colosso alto quasi 2 metri e largo 3, sembrava un facchino di Santa Rosa. I due si stringevano la mano prima dell’inizio del match. Il suo servizio era debole e per fortuna anche il suo rovescio, ma aveva un dritto straordinario e non era un pallettaro. Inizialmente cominciava a metterlo in difficoltà colpendolo ripetutamente sul rovescio con dritti molto potenti e tesi. Teofilo era in vantaggio 2 a 0. La partita non era facile perché doveva fare i conti con il suo gioco di rete, nel quale era molto esperto. Erano sul 2 pari. Teofilo cercava di variare il gioco attaccandolo con rovesci in back spin e palle corte. Scopriva che il gioco corto lo metteva molto in difficoltà e allora alternava palle corte e lob. L’avversario di Teofilo era stanco, non ce la faceva più e raggiunse il vantaggio di 5 a 2. Teofilo si sentiva troppo sicuro di se stesso, come se fosse il numero uno del mondo. Come Roger Federer ad un passo dalla vittoria. In poco tempo si ritrovò sul 5 pari. Teofilo cercava di vincere la sua paura e diventava leggero, come una piuma, anzi come una buccia di cipolla. Considerava il match come se fosse all’inizio. Prendeva coraggio e attaccava il suo avversario sotto rete. Lo sfidante di Teofilo non si aspettava questa mossa strategica e cominciava a mandare tutte le palle a rete. Quando arrivò il match ball, nel momento più duro della partita, Teofilo scattò come una freccia e faticando moltissimo riuscì ad arrivare sulla palla rispondendo con una smorzata. “Aveva vinto!”
II round
Il torneo procedeva bene, Teofilo si sentiva più rilassato adesso, doveva giocare una partita importante. Se voleva mantenere il III posto in classifica, doveva assolutamente vincere! Aveva fatto conoscenza con un signore simpatico, calabrese. Il match era iniziato. Era un avversario molto temibile, giocava bene sia con il dritto che con il rovescio e poi era un buon corridore. In poco tempo si ritrovava sotto di tre games. Come poteva fare Teofilo per rovesciare le sorti di quella partita? Mentre giocava aveva capito che il suo sfidante aveva colpi poco incisivi e soffriva molto il gioco lungo. Cominciò ad attaccarlo con colpi lunghi e tagliati che lo costringevano a indietreggiare a fondo campo. Il match si faceva sempre più duro. Non era una partita ma la terza guerra mondiale! L’avversario era sempre più nervoso, parlava da solo come un matto e si arrabbiava. Teofilo approfittò di questo momento e lo attaccava in modo incisivo con rovesci lungolinea e dritti incrociati. Arrivarono al 6 pari, tie-break! Teofilo era terrorizzato, come se dovesse affrontare i calci di rigore! La partita sembrava non finire mai, arrivarono al 20 pari, erano sfiniti come Rocky Balboa e Apollo Creed. All’improvviso il suo avversario sentì un dolore lancinante al piede e al busto. Sembrava preso da un attacco di colpo della strega e abbandonò il campo stremato. Vittoria!
Questo torneo aveva insegnato a Teofilo molte cose. Aveva imparato che bisogna sempre vincere mantenendo una buona solidità mentale e sfruttando al meglio le proprie capacità, l’allenamento è la partita e la partita l’allenamento.