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Racconto metropolitano

Decimo capitolo del romanzo “Vite artistiche”.

Vagava Teofilo in giro per la grande città. Vagava in cerca di nuove fonti d’ ispirazione. Per poter scrivere opere nuove bisogna uscire dalla propria casa per abbracciare la vita reale. Attraversava vicoli e marciapiedi, parchi e cortili. Sopra di lui troneggiavano chiese e palazzi che lo accompagnavano nel suo itinerario metropolitano. Lentamente scendeva le scale del sottopassaggio che lo portavano nelle viscere della metro A. Mentre camminava per raggiungere il suo vagone erano tanti i ricordi del suo passato che gli riaffioravano alla mente: la morte di suo padre, la sua ultima relazione finita male, la sua condizione di inoccupato. Il sottopassaggio era come l’angolo più triste e oscuro del suo io. Dentro di lui in quel momento stavano lottando le forze positive e negative del suo essere. Una battaglia fra titani, senza esclusione di colpi. I vagoni della metropolitana sfrecciavano davanti ai suoi occhi come tante forme sfocate e indistinte in movimento. Tanti erano i pensieri che attanagliavano la sua mente. In quel momento dentro di sé si domandava: “L’essere umano è solo un ammasso di malvagità oppure è anche buono?” “L’arte è viva o morta?” La porta del vagone si aprì e lui entrò sedendosi rapidamente su un posto rimasto libero. Mentre meditava su quelle domande si era seduta davanti a lui una ragazza che gli sorrise con dolcezza. I due si guardarono intensamente. Mentre osservava quel viso semplice e puro sentiva rinascere dentro di lui dei sentimenti forti. Era come se si fosse trasformato in un uomo diverso, più sensibile, più umano. Mentre usciva dalla metropolitana aveva ritrovato un senso di libertà e di creatività che prima non aveva. Dentro di sé pensava: Niccolò Machiavelli sbagliava a considerare l’uomo egoista e cattivo, in fondo Francesco Guicciardini aveva ragione, l’uomo è soltanto egoista e la speranza che sia anche buono non deve mai morire. Mentre ritornava a lavorare nel suo studio  Teofilo aveva cominciato a scrivere sul foglio con più vigore ed energia. Tutto sembrava trasformarsi in materia pittorica. I colori, le parole scritte sembravano uscire fuori dallo spazio del foglio per sublimarsi nell’aria. La penna come un pennello dipingeva sulla  superficie del dipinto creando delle immagini fluttuanti, forme sonore in movimento in continuo divenire. I colori si fondevano sulla carta facendo vibrare la sostanza pittorica che conquistava lo spazio in assoluta libertà. Un forte bagliore irradiava dal foglio di carta, sembrava di vedere due anime che creavano sinfonie di luce. “L’arte non  è morta, è viva!”

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