In un momento internazionale di estrema delicatezza, tra crescenti timori di interruzioni delle catene di approvvigionamento globali e minacce alla sicurezza alimentare a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz, il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha scelto di far sentire la sua voce dal cuore di Roma, precisamente dalla sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Il suo messaggio, di natura politica e umanitaria, includeva aspre critiche a Israele e avvertimenti contro l’uso del cibo come arma di guerra.
Sánchez, ricevuto dal Direttore Generale della FAO Qu Dongyu e dalla Direttrice Esecutiva Cindy Liu, ha partecipato a una riunione di alto livello in cui si sono discusse le potenziali ripercussioni di un eventuale blocco prolungato dello Stretto di Hormuz sulla sicurezza alimentare e la nutrizione globali, in un mondo già alle prese con crisi interconnesse di conflitti, inflazione e scarsità di risorse.
In un discorso dai toni insolitamente duri pronunciato nelle sedi delle istituzioni ONU, il Primo Ministro spagnolo ha affermato che il mondo ha assistito a “oltre 20.000 attacchi contro mercati, terreni agricoli e sistemi di distribuzione alimentare negli ultimi otto anni”, sottolineando la frequenza allarmante di tali attacchi nelle zone di conflitto, in particolare nella Striscia di Gaza.
“C’è chi cerca di vincere la guerra facendo morire di fame la popolazione”, ha aggiunto Sánchez, riferendosi direttamente al peggioramento della catastrofe umanitaria nella Striscia di Gaza assediata, dove si moltiplicano gli allarmi internazionali per un collasso totale delle infrastrutture alimentari e sanitarie.
Il leader spagnolo non si è limitato a mettere in guardia sull’impatto della guerra sulla sicurezza alimentare; ha esteso la sua critica includendo anche quelle che ha definito “umiliazioni e maltrattamenti” subiti dagli attivisti della “Flottiglia della Libertà” che la scorsa settimana hanno tentato di portare aiuti umanitari a Gaza.
«Queste sono le stesse persone che hanno umiliato e maltrattato i membri della flottiglia, che stavano semplicemente cercando di consegnare aiuti umanitari», ha affermato con fermezza Sánchez, sottolineando che il rispetto del diritto internazionale «non è solo una necessità diplomatica, ma l’unica garanzia per raggiungere la prosperità globale».
In una posizione che riflette la crescente divergenza di opinioni in Europa sulla guerra a Gaza, il Primo Ministro spagnolo ha ribadito che il suo Paese «condanna fermamente gli attacchi contro la popolazione civile e le infrastrutture vitali», chiedendo «il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e della libertà di navigazione», e sostenendo tutti gli sforzi di mediazione volti a porre fine alla violenza in modo permanente.
Le dichiarazioni di Sánchez giungono in un momento di crescente pressione internazionale sulla situazione umanitaria a Gaza, in un clima di crescenti timori che cibo, energia e rotte marittime possano diventare strumenti di un conflitto geopolitico aperto, le cui ripercussioni potrebbero estendersi oltre il Medio Oriente e influenzare la sicurezza e la stabilità globali nel loro complesso.