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Putin propone Schröder… e l’Europa risponde: nessun mediatore da Mosca

In un momento che ad alcuni è sembrato l’inizio di una svolta diplomatica, e ad altri semplicemente l’ennesima manovra russa per guadagnare tempo, il presidente russo Vladimir Putin ha scatenato un’ampia polemica proponendo di aprire un canale negoziale con l’Europa tramite l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, uomo noto per i suoi stretti legami con il Cremlino. Ma la risposta europea – e in particolare ucraina – è stata rapida e decisa: “È l’Europa a scegliere chi negozia per suo conto, non Mosca”.

 

A più di quattro anni dallo scoppio della guerra russo-ucraina, il continente continua a trattare con estrema cautela qualsiasi segnale proveniente dal Cremlino, soprattutto quando è accompagnato da nomi che dividono l’Europa stessa. Schröder, da anni legato agli interessi energetici russi e alle compagnie del gas vicine a Mosca, è visto a Kiev e in diverse capitali europee più come un “amico di Putin” che come un mediatore imparziale in grado di forgiare una pace autentica.

 

A Bruxelles, dove i ministri degli Esteri dell’UE si sono riuniti in un clima di tensione e attesa, il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha respinto preventivamente qualsiasi tentativo di legittimare la proposta russa, affermando con decisione: “Ci sono molti leader europei più meritevoli di questo ruolo”.

 

La dichiarazione di Sybiha non è stata un semplice rifiuto diplomatico di passaggio, ma un duplice messaggio politico: in primo luogo, a Mosca, che Kiev non avrebbe accettato un mediatore considerato di parte a favore del Cremlino; in secondo luogo, all’Europa, che l’Ucraina desiderava una piena collaborazione nella definizione di qualsiasi percorso negoziale che potesse determinare il futuro della guerra.

 

Durante la sua visita nella capitale belga, il ministro ucraino ha incontrato anche il Segretario Generale della NATO Mark Rutte, con il quale ha discusso del continuo sostegno militare e finanziario a Kiev, in un momento in cui la leadership ucraina insiste sul fatto che qualsiasi colloquio di pace non può avvenire “sotto la pressione dei missili russi o a scapito del territorio ucraino”.

 

 

Al contrario, alcuni osservatori ritengono che la recente mossa di Putin rifletta una crescente consapevolezza all’interno del Cremlino che la guerra è entrata in una fase di logoramento prolungato e che Mosca stia tentando di mettere alla prova la stanchezza economica e politica dell’Europa aprendo canali di negoziazione indiretti con figure occidentali che hanno storicamente mantenuto legami con la Russia.

 

Tuttavia, l’Europa, che negli ultimi mesi si è mostrata sempre più intransigente nei confronti di Mosca, non sembra disposta a concedere a Putin la possibilità di scegliere i mediatori o di dettare i termini del dialogo. Le principali capitali europee, da Parigi a Berlino e Bruxelles, comprendono che qualsiasi divisione all’interno della posizione europea potrebbe consegnare alla Russia una vittoria politica che non è stata in grado di ottenere militarmente sul campo.

 

Tra un cauto ottimismo e un profondo scetticismo, la domanda cruciale continua a incombere sul panorama europeo: stiamo assistendo all’autentico inizio di un processo negoziale per porre fine alla guerra, o semplicemente a un nuovo capitolo della guerra diplomatica aperta tra Mosca e l’Occidente?

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