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Nella lingua di Dante

Perché pubblicare un libro in italiano sul percorso professionale di un ex diplomatico francese, incentrato sulle relazioni internazionali, la geopolitica, la storia e la cultura in generale?

Ci sono ragioni personali che lo spiegano: un’educazione nel mondo mediterraneo, dove la Grecia e Roma sono più vicine che all’Île-de-France; un padre appassionato della lingua e della cultura italiane che, in gioventù, tradusse grandi autori italiani e intrattenne con loro una fitta corrispondenza.

Bisognerebbe anche invocare ragioni di circostanza: avendo l’autore pubblicato numerosi articoli su vari media italiani, in particolare nel 2025, l’idea iniziale era quella di riunirli in un’opera.

Infine, e forse soprattutto, in un’epoca in cui si parla dell’Europa per necessità, ad esempio della ricerca di un’autonomia strategica di fronte alle nuove sfide, sembrava opportuno ricordare che esiste un’Europa del cuore, di fatto e molto antica, che non si limita allo scambio di merci ma si fonda sulla storia, sulla cultura e sui valori.

Che gli italiani non si offendano e si dimostrino generosi nei confronti di un tentativo maldestro.

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