Draghi ad Aquisgrana: l’Europa è sola per la prima volta… e Washington non è più il garante assoluto
14 maggio 2026
In un discorso dal tono di monito storico e un chiaro appello a ricostruire il progetto europeo, l’ex Primo Ministro italiano ed ex Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha dichiarato che l’Europa è entrata in una fase di isolamento strategico senza precedenti. Ha sottolineato che il continente non può più contare sugli Stati Uniti come un tempo, mentre la Cina non sembra in grado né disposta a svolgere il ruolo di alternativa.
Le dichiarazioni di Draghi sono giunte durante la cerimonia di conferimento del Premio Carlo Magno ad Aquisgrana, in Germania, dove ha dipinto un quadro cupo ma realistico del futuro dell’Europa in un contesto di rapidi e repentini cambiamenti geopolitici.
In una delle sue affermazioni più incisive, Draghi ha dichiarato: “Per la prima volta nella storia recente, siamo veramente soli insieme”.
Con questa frase concisa, l’uomo che ha guidato la Banca Centrale Europea durante la più grave crisi dell’Eurozona ha riassunto la portata dell’ansia europea per l’erosione dell’ombrello di sicurezza americano, che per decenni ha costituito la base della sicurezza e della stabilità del continente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ha aggiunto: “L’Europa sta reagendo a questa nuova realtà, ma lo sta facendo all’interno di un sistema che non è stato originariamente concepito per affrontare sfide di questa portata”.
Gli osservatori hanno interpretato il discorso di Draghi come qualcosa di più di una semplice diagnosi politica; si trattava di una tardiva dichiarazione europea della fine di un’era storica in cui l’Europa faceva affidamento sulla protezione americana – politica, militare ed economica.
Nella parte più delicata del suo discorso, Draghi ha affermato: “Per la prima volta dal 1949, esiste la possibilità che gli Stati Uniti non siano in grado di garantire la nostra sicurezza alle condizioni che prima davamo per scontate”.
Questa dichiarazione ha profonde implicazioni strategiche, poiché indica direttamente un calo di fiducia europea nella NATO in un momento di crescente tensione globale, guerre economiche e divisioni all’interno dello stesso Occidente.
Draghi non ha risparmiato critiche indirette alla Cina, affermando che Pechino non rappresenta un’alternativa geopolitica su cui l’Europa possa contare, dichiarando: “La Cina non offre un’alternativa”.
Questa posizione riflette una crescente consapevolezza europea del fatto che il continente è stretto tra una potenza americana preoccupata dalle sue crisi interne e dal conflitto con l’Asia, e una potenza cinese espansionista che non condivide i valori politici né gli interessi strategici dell’Europa.
Nonostante le fosche prospettive, Draghi ha auspicato la trasformazione della crisi in un’opportunità storica per ricostruire l’unità europea, sottolineando che il momento attuale richiede un coraggio politico senza precedenti e la capacità di prendere decisioni comuni che trascendano gli interessi nazionali ristretti.
Secondo gli osservatori, il discorso di Aquisgrana potrebbe essere ricordato come un punto di svolta nel dibattito europeo contemporaneo, non solo perché ha rivelato l’entità dell’ansia all’interno delle élite europee, ma anche perché ha posto all’Unione Europea un chiaro interrogativo esistenziale: l’Europa può diventare una potenza veramente indipendente, o rimarrà ostaggio delle grandi trasformazioni internazionali?