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L’ACCORDO PERFETTO TRA CARNE E VANGELO. Le note e la voce di Libero Reina come recensione apodittica di “Francesco Magno. Un pontificato sine-glossa”
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L’ACCORDO PERFETTO TRA CARNE E VANGELO. Le note e la voce di Libero Reina come recensione apodittica di “Francesco Magno. Un pontificato sine-glossa”

Ci sono verità talmente immense, talmente feroci nella loro purezza, che non possono essere imbrigliate nelle note a piè di pagina di un saggio accademico, né nei salotti della critica letteraria. Quando si dà alle stampe un libro complesso e radicale come “Francesco Magno – Un pontificato sine glossa”, si mette in conto il giudizio degli addetti ai lavori: i teologi, i vaticanisti, i recensori di professione. Si mettono in fila le parole per spiegare la dirompente teologia sociale di Jorge Mario Bergoglio, si citano encicliche, si analizzano le resistenze della Curia Romana. Eppure, a volte, l’intelletto da solo non basta per afferrare il fuoco. È quello che è successo in quella memorabile serata di maggio all’Hub Turistico “Lorenzo Reina” di Santo Stefano Quisquina. Lì, in quello spicchio di terra sicana, è avvenuto un miracolo laico. Le chitarre, la voce sciamanica e i testi di Libero Reina non si sono limitati a fare da “colonna sonora” a una presentazione letteraria. Hanno fatto molto di più. Quei tre brani viscerali — Angela, Involuzioni e Medina — hanno strappato il sudario del conformismo e hanno spiegato, forse meglio di mille commenti, di mille articoli di fondo e di mille recensioni patinate, quale sia il vero, autentico cuore del pontificato di Papa Francesco. Hanno tradotto in carne, sudore e vibrazioni acustiche l’essenza di un Vangelo vissuto senza filtri.

Vediamo perché, incidendo con il bisturi questa clamorosa, perfetta sovrapposizione tra l’arte di un cantautore siciliano e la missione del Papa venuto dalla fine del mondo.

1. “ANGELA” – LA CHIESA DA CAMPO E LA DISOBBEDIENZA DELL’AMORE

Cosa dice Francesco Magno quando parla di un pontificato sine glossa? Parla di un Papa che ha deciso di scardinare l’impalcatura farisaica di una Chiesa concepita come una “dogana”, per trasformarla in un “ospedale da campo”. Una Chiesa che non chiede il certificato di purezza morale prima di fasciare una ferita. Quando Libero Reina ha intonato “Angela”, non stava cantando solo la forza ineludibile di un amore osteggiato e privo di etichette. Stava, di fatto, mettendo in musica il celebre e dirompente “Chi sono io per giudicare?” di Bergoglio. Il videoclip di Angela, che usa la metafora del body-painting per azzerare le differenze e denunciare l’omofobia, è la perfetta traduzione visiva dell’urgenza pastorale di questo Papa. Mentre i settari della dottrina brandiscono il diritto canonico per stabilire chi sia degno o indegno di ricevere una benedizione, la musica di Reina ci sbatte in faccia la verità cruda: l’amore è un diritto inalienabile, e ogni tentativo di ingabbiarlo è un peccato contro la vita stessa.    Angela ha spiegato alla platea che il cuore di Francesco Magno batte per gli scartati, per gli irregolari, per coloro che i “puri” vorrebbero tenere fuori dal tempio. La canzone ha dimostrato che la vera spiritualità non risiede nella freddezza del dogma, ma nel calore di un abbraccio che disobbedisce alle regole degli uomini per obbedire a una legge più alta.

2. “INVOLUZIONI” – SPOGLIARE IL POTERE, RITORNARE ALLA NUDITÀ DELLA CROCE

Se c’è un atto di accusa feroce nel libro “Francesco Magno”, è quello contro la “globalizzazione dell’indifferenza” e contro un sistema economico che macina vite umane in nome di una crescita infinita e distruttiva. Il Papa della Laudato si’implora l’umanità di fermarsi prima del baratro. Ecco che, in questa trincea concettuale, fa irruzione “Involuzioni”. Cosa significa per la Chiesa di Bergoglio vivere un pontificato sine glossa? Significa esattamente fare un’involuzione. Significa disimparare i meccanismi del potere mondano. Per decenni, una certa gerarchia ecclesiastica ha creduto che per difendere il Vangelo bisognasse sedere ai tavoli dei potenti, accumulare ricchezze, costruire banche vaticane. Ha confuso l’evoluzione del messaggio con l’accumulo di privilegi. Il testo di Reina ci urla che dobbiamo camminare all’indietro. E Francesco Magno fa lo stesso: chiede alla Chiesa di rinunciare all’oro, di scendere dal piedistallo, di tornare alla radicalità disarmata delle origini. Involuzioni ha spiegato ai presenti che il vero rinnovamento invocato da Papa Francesco non è un “andare avanti” verso una modernità cinica, ma un doloroso e salvifico ritorno alla terra, alla semplicità evangelica. È l’ammissione che l’unico vero potere della Chiesa risiede nella sua capacità di farsi povera tra i poveri. Reina, con le sue note sospese, ha recitato la migliore esegesi possibile della critica papale al tecnocapitalismo.

3. “MEDINA”- LA GEOPOLITICA DEL RIFUGIO E IL SOGNO DEL MEDITERRANEO

Ma è con l’ultimo brano che la saldatura tra l’anima sicana e il soglio pontificio si è fatta totale, abbacinante. “Medina” è il canto dell’esilio, l’invocazione di uno spazio sicuro, l’ibridazione disperata tra la polvere della Sicilia e il vento del mondo arabo. Chi è Papa Francesco se non il Pontefice che ha fatto del suo primo viaggio ufficiale una visita a Lampedusa? Chi è Bergoglio se non l’uomo vestito di bianco che vola in Iraq, o negli Emirati Arabi, per firmare il Documento sulla Fratellanza Umana, gridando che Dio non vuole spargimenti di sangue in Suo nome? Quando Reina canta la fatica e la mancanza di fiato per fuggire verso Medina, sta dando voce ai milioni di corpi neri e disperati che affogano in quel Mediterraneo che il Papa ha definito “il cimitero più grande d’Europa”. L’ibridazione del testo, che mescola arabo e siciliano culminando in quel ripetuto e ipnotico “Shalom”, è l’equivalente poetico dell’enciclica Fratelli Tutti. Medina ha spiegato alla piazza di Santo Stefano Quisquina che il cuore di Francesco Magno non concepisce muri, ma solo ponti. Ha spiegato che la Chiesa non può rintanarsi in Occidente a difendere presunte “radici cristiane” brandite come spade, ma deve farsi essa stessa “Medina”: una città-rifugio per chiunque fugga dalla fame, dalla guerra e dalla miseria. Quello “Shalom” gridato da Reina è il riassunto esatto del pontificato di Bergoglio: la pace non come assenza di guerra, ma come comunione delle diversità.

QUANDO L’ARTE SUPERA LA TEOLOGIA

Mentre la lunga coda del firma copie scorreva, e l’inchiostro si posava sulle pagine di “Francesco Magno”, un fatto era ormai chiaro a tutti i presenti.

I teologi continueranno a scervellarsi. I filosofi a mediare. I saggisti a “saggiare”,. I vaticanisti continueranno a misurare le parole del Papa con il bilancino. I recensori scriveranno trattati su cosa significhi governare la Chiesa sine glossa. Ma la verità, quella nuda, bruciante e insindacabile, era già esplosa in quella sala attraverso tre canzoni. Ognuno fa ciò che può per carità. Libero Reina non ha letto una recensione del libro: ne ha cantato l’anima. Ha dimostrato che per comprendere la rivoluzione di Papa Francesco non servono necessariamente lauree alla Pontificia Università Gregoriana, ma serve la capacità di sentire il dolore del mondo. Serve l’amore disobbediente di Angela, il coraggio di spogliarsi del superfluo di Involuzioni, e la fame di fratellanza universale di Medina. Se questo libro ha un respiro, ieri sera ha avuto la fortuna sfacciata di trovare i polmoni giusti per gridarlo al cielo. E questa, senza ombra di dubbio, è la recensione più bella, incisiva e definitiva che un autore possa mai sognare di ricevere.

Grazie Libero

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