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Leonardo Saraceni: il pianoforte come “orchestra in miniatura” tra tradizione e innovazione
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Leonardo Saraceni: il pianoforte come “orchestra in miniatura” tra tradizione e innovazione

Pianista, compositore e didatta, Leonardo Saraceni, oltre ad essere un membro importante di Tota Pulchra, rappresenta una delle voci più interessanti della ricerca pianistica contemporanea. La sua arte nasce dall’incontro tra la solidità della formazione classica e una costante apertura verso la sperimentazione sonora, l’orchestrazione e le nuove tecnologie applicate alla musica.

Attraverso il suo lavoro, Saraceni propone una visione del pianoforte capace di superare i confini tradizionali dello strumento, trasformandolo in un universo espressivo ricco di immagini, colori e suggestioni quasi cinematografiche. La raccolta Nuovi orizzonti sulla tastiera sintetizza perfettamente questa ricerca: una musica viva, contemporanea, pensata per dialogare con il presente senza perdere il legame con la grande tradizione.

In vista dell’appuntamento del 30 maggio, abbiamo incontrato Leonardo Saraceni per parlare del suo percorso artistico, della sua idea di musica e dei progetti futuri.

 

 

Come nasce il suo rapporto con il pianoforte e quale percorso l’ha portata alla sua identità artistica attuale?

«Il mio rapporto con il pianoforte nasce da un’urgenza espressiva profonda, un dialogo iniziato molti anni fa e mai interrotto. Il mio percorso si è sviluppato attraverso la rigorosa scuola della tradizione – quella del Vecchio Ordinamento e dei grandi maestri – ma non si è mai chiuso in essa.
La mia identità artistica attuale è il risultato di una costante evoluzione: da un lato c’è il pianista classico e il didatta che rispetta la storia, dall’altro c’è il compositore contemporaneo che dialoga con la modernità, l’orchestrazione e le nuove tecnologie digitali. Questa sinergia tra il calore acustico del pianoforte e le infinite possibilità dell’innovazione definisce oggi chi sono come artista.»

In che modo la raccolta Nuovi orizzonti sulla tastiera riflette la sua idea di musica e di ricerca pianistica?

«Nuovi orizzonti sulla tastiera rappresenta la sintesi perfetta della mia filosofia musicale e pedagogica. Per me la musica non è un museo da custodire sotto bacheca, ma una materia viva.
Questa raccolta riflette la necessità di traghettare lo studio del pianoforte verso il futuro, offrendo ai giovani musicisti e agli interpreti un linguaggio che sia stimolante, fresco e al passo con i tempi. La mia ricerca pianistica non si ferma alla tecnica pura, ma scava nell’espressività, cercando di dimostrare come la tastiera possa ancora esplorare territori sonori inediti, capaci di parlare direttamente alla sensibilità contemporanea.»

Quale significato attribuisce all’evento del 30 maggio e cosa desidera trasmettere al pubblico in quell’occasione?

«L’appuntamento del 30 maggio ha per me un significato di profonda condivisione e celebrazione. Ogni concerto è un rito, un momento in cui la musica esce dalla dimensione intima dello studio per farsi comunità.
In questa specifica occasione, desidero trasmettere al pubblico un senso di accoglienza e di viaggio interiore. Vorrei che chi ascolta potesse percepire la musica non come un ascolto passivo, ma come un’esperienza viva, un ponte emotivo che unisce la complessità della scrittura compositiva alla purezza dell’emozione immediata. È un invito a guardare, insieme, verso nuovi orizzonti musicali.»

C’è un aspetto del suo lavoro compositivo o interpretativo che considera particolarmente distintivo?

«Credo che il tratto distintivo del mio lavoro sia l’equilibrio tra rigore strutturale e libertà narrativa. Quando compongo o interpreto, cerco sempre una forte chiarezza polifonica e una cura meticolosa del timbro, qualità che derivano dalla mia formazione classica.
Tuttavia, a questo si unisce una visione quasi “orchestrale” del pianoforte. Anche attraverso l’uso delle moderne tecnologie di produzione, cerco di far risuonare lo strumento non come una voce solista isolata, ma come un intero universo sonoro capace di evocare immagini, storie e suggestioni quasi cinematografiche.»

Quali sono i suoi prossimi obiettivi artistici dopo questo appuntamento?

«La fine di un progetto o di una data è sempre il preludio a una nuova ripartenza. Subito dopo l’appuntamento del 30 maggio, sarò infatti impegnato il 1° giugno ad Anguillara Sabazia, nella Chiesa di San Francesco, per un recital inserito nella terza edizione della rassegna “Nobili Arti in Nobili Terre in Musica 2026”, con la direzione artistica di Amarilli Nizza. Sarà un’altra preziosa occasione per proporre la mia visione del pianoforte inteso come un’“orchestra in miniatura” e condividere la mia musica con il pubblico.
Guardando ancora più avanti, i miei obiettivi si muoveranno su due binari paralleli: da un lato, ampliare la diffusione internazionale dei miei progetti artistici e didattici, continuando a creare ponti culturali e collaborazioni di alto profilo; dall’altro, immergermi nuovamente nella composizione pura e nella ricerca tecnologica applicata alla musica acustica, lavorando a nuove produzioni che possano continuare a esplorare e ridefinire il repertorio contemporaneo.»

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