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Ritorno alle origini per la Lucchesiana: la storica biblioteca di Agrigento riacquista il suo ingresso monumentale. Don Angelo Chillura e la Deputazione guidano il rilancio.
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Ritorno alle origini per la Lucchesiana: la storica biblioteca di Agrigento riacquista il suo ingresso monumentale. Don Angelo Chillura e la Deputazione guidano il rilancio.

Editoriale di Francesco Rizzo

Nel XX anniversario della scomparsa di mons. Domenico De Gregorio, la neo-costituita Deputazione annuncia una svolta epocale per l’istituzione: annessione degli spazi ex-Redentoristi e lavori di riqualificazione a cura del Parco Archeologico della Valle dei Templi.

🏛️ Parte I – L’alba della Lucchesiana e la sicilia del settecento

L’Illuminismo a Girgenti

Per comprendere appieno la portata rivoluzionaria della fondazione della Biblioteca Lucchesiana, è necessario immergersi nella Sicilia della metà del XVIII secolo. In questo periodo, l’isola era governata dalla dinastia borbonica. Sebbene la capitale, Napoli, e la stessa Palermo vivessero i fremiti dell’Illuminismo europeo – con un rinnovato interesse per le scienze, la filosofia e la razionalità – le province siciliane rimanevano spesso ancorate a un sistema feudale, caratterizzato da un profondo divario tra la nobiltà latifondista, l’alto clero e una popolazione prevalentemente contadina e analfabeta. Agrigento, che all’epoca portava il nome di Girgenti (derivato dall’arabo Gergent), era una città arroccata sul suo colle, con un centro storico un labirinto di vicoli di matrice arabo-normanna, dominato dalla possente Cattedrale di San Gerlando. La vita culturale era quasi esclusivamente appannaggio dei monasteri e dei conventi, le cui biblioteche erano, tuttavia, chiuse al grande pubblico e riservate agli studiosi interni o a pochi eruditi. Mancava un’istituzione laica o aperta alla cittadinanza che potesse fungere da volano per il progresso civile e intellettuale.

Monsignor Andrea Lucchesi Palli

In questo panorama si erge la figura monumentale di Andrea Lucchesi Palli (Messina, 1692 – Agrigento, 1768). Appartenente a una delle famiglie aristocratiche più influenti della Sicilia (i Principi di Campofranco), Lucchesi Palli non fu solo un ecclesiastico di altissimo rango, ma un uomo di straordinaria cultura, un mecenate, un bibliofilo appassionato e un intellettuale dal respiro europeo. Nominato Vescovo di Agrigento nel 1755, egli portò nella diocesi agrigentina uno spirito riformatore. Non si limitò ad amministrare le anime, ma si preoccupò dell’elevazione morale e intellettuale del suo gregge. Durante tutta la sua vita, attingendo al suo ingente patrimonio personale, aveva accumulato una collezione libraria formidabile, acquistando volumi da tutta Europa, manoscritti rari, codici miniati e opere scientifiche.

1765: La nascita di un faro culturale

Il gesto che rese immortale la figura del Vescovo avvenne nel 1765. Monsignor Lucchesi Palli decise di donare la sua immensa biblioteca privata, composta da oltre 20.000 volumi (un numero astronomico per l’epoca), alla città di Girgenti. Ma la vera rivoluzione non fu la donazione in sé, bensì lo scopo: la biblioteca fu dichiarata “Publicae Commoditati”, ovvero destinata al beneficio pubblico. Fu un atto di profonda visione democratica del sapere. In un’epoca in cui la conoscenza era un privilegio esclusivo, il Vescovo stabilì che chiunque avesse il desiderio di istruirsi potesse varcare le soglie di quel tempio del sapere. Per ospitare questa mole di volumi, fece costruire un edificio apposito nei pressi del Palazzo Vescovile e della Cattedrale, nel cuore pulsante del potere spirituale e civile della città.

🏛️ Parte II – L’architettura, il patrimonio e le regole

Un’architettura del sapere

L’edificio che ospita la Lucchesiana fu concepito per stupire e per incutere rispetto verso la conoscenza. L’ingresso originario (quello che oggi si sta provvedendo a ripristinare, come annunciato nel recente convegno) conduceva a una struttura pensata per massimizzare la luce naturale, essenziale in un’epoca precedente all’illuminazione elettrica. Il cuore della biblioteca è la magnifica Sala Monumentale. Si tratta di uno spazio solenne, quasi sacro, interamente foderato da imponenti scaffalature in legno di noce finemente intagliato. L’architettura degli scaffali non è casuale: rispecchia l’organizzazione del sapere dell’epoca. I volumi sono disposti su più ordini, raggiungibili tramite ballatoi lignei. Al centro della sala troneggia la statua marmorea del fondatore, Monsignor Lucchesi Palli, opera del celebre scultore palermitano Ignazio Marabitti, uno dei massimi esponenti del tardo barocco e del neoclassicismo siciliano. La statua funge da monito e da ispirazione, ricordando a ogni lettore la generosità del donatore. Ad arricchire l’ambiente vi erano antichi mappamondi, sfere armillari e strumenti astronomici, a testimonianza di come la scienza e la fede, nella mente del Vescovo, potessero e dovessero coesistere.

Il tesoro inestimabile

Il patrimonio librario della Lucchesiana è un viaggio vertiginoso attraverso i secoli. La collezione originaria di 20.000 volumi è cresciuta nel tempo fino a sfiorare le 60.000 unità. Tra i tesori più preziosi si annoverano:

  • I Manoscritti: Decine di codici antichi, tra cui splendidi corali miniati su pergamena utilizzati per la liturgia, impreziositi da capilettera dipinti con foglia d’oro e pigmenti rari. Notevole è anche la presenza di testi in arabo, testimonianza del crocevia di culture che è stata la Sicilia, e manoscritti di autori siciliani di grande rilevanza storica.

  • Gli Incunaboli: La biblioteca custodisce rari libri stampati prima dell’anno 1500, nei primissimi decenni successivi all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg. Queste opere, fragili e preziose, rappresentano la transizione dal manoscritto al libro moderno.

  • Le Cinquecentine: Migliaia di edizioni del XVI secolo, tra cui pregevoli edizioni aldine (stampate da Aldo Manuzio a Venezia), celebri per l’eleganza dei caratteri corsivi e la cura filologica.

  • La Varietà delle Discipline: Contrariamente a quanto si potrebbe pensare per una biblioteca fondata da un vescovo, i testi non si limitano alla teologia, alla patristica o al diritto canonico. La Lucchesiana ospita trattati di medicina, alchimia, matematica, astronomia, geografia, filosofia e classici latini e greci. Vi si trovano le opere dei filosofi illuministi, trattati di agricoltura e diritto civile, a riprova della mente enciclopedica del fondatore.

L’organizzazione e la “deputazione”

Per garantire la sopravvivenza e la tutela della sua creatura, Monsignor Lucchesi Palli stilò un regolamento ferreo. Affidò la gestione perpetua della biblioteca a una Deputazione, formata da membri del Capitolo dei Canonici della Cattedrale (esattamente l’organismo che, come sottolineato da Don Giuseppe Cumbo, si è recentemente ricomposto per continuare questa missione plurisecolare). Il Vescovo stabilì fondi specifici per l’acquisto di nuovi libri e per il mantenimento dei bibliotecari. Le regole per la consultazione erano rigide per proteggere il patrimonio: era severamente vietato portare i libri fuori dalla sala, pena scomuniche severe e multe pecuniarie. I libri dovevano essere maneggiati con cura estrema, letti alla luce naturale e mai vicino a fiamme libere.

🏛️ Parte III – L’ottocento, le crisi e il ruolo dei padri redentoristi

I tumulti del XIX secolo

L’Ottocento fu un secolo di immensi stravolgimenti per la Sicilia e, di riflesso, per la Lucchesiana. I moti risorgimentali, l’Unità d’Italia nel 1861 e il conseguente cambio di regime portarono a una profonda riorganizzazione della società. L’evento che più di tutti scosse le fondamenta dell’istituzione furono le Leggi eversive dell’asse ecclesiastico (1866-1867) promulgate dal neonato Regno d’Italia. Queste leggi prevedevano la soppressione degli ordini religiosi corporativi e la confisca dei loro beni, incluse le biblioteche, che passavano allo Stato e venivano spesso affidate ai Comuni. La Lucchesiana visse un periodo di profonda incertezza giuridica. Iniziò un lungo e logorante contenzioso tra lo Stato (e il Comune di Agrigento) e l’Autorità Ecclesiastica per stabilire la proprietà della biblioteca. Questo scontro istituzionale portò inevitabilmente a periodi di abbandono, mancanza di fondi per la manutenzione e, tragicamente, a furti e dispersioni di parte del patrimonio librario.

I padri redentoristi (Liguorini) ad Agrigento

È in questo contesto storico, che abbraccia oltre due secoli, che si inserisce la presenza dei Padri Redentoristi ad Agrigento, citata nel convegno recente. La Congregazione del Santissimo Redentore, fondata nel 1732 da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, aveva lo scopo di evangelizzare le popolazioni più povere e abbandonate, attraverso le “missioni popolari”. I Redentoristi arrivarono ad Agrigento nella seconda metà del Settecento (attorno al 1769, poco dopo la fondazione della Lucchesiana). La diocesi concesse loro in uso dei locali adiacenti alla biblioteca per fondare la loro casa e la Chiesa di Sant’Alfonso. Per ben 250 anni, la vita dei Padri Redentoristi si è intrecciata con quella del centro storico di Agrigento e della vicina Lucchesiana. Gli ambienti che essi occupavano, situati strategicamente accanto alla grande sala di lettura, fungevano da convento, centro di studi teologici per la congregazione e fulcro delle loro attività pastorali. La loro presenza costante ha rappresentato un baluardo di spiritualità nel cuore di Girgenti. Purtroppo, la crisi vocazionale e la riduzione del numero dei religiosi hanno portato alla dolorosa decisione di chiudere la comunità agrigentina nel 2019, ponendo fine a un quarto di millennio di prezioso servizio. Tuttavia, come annunciato dalla Deputazione, questa chiusura ha generato una nuova opportunità: i locali storicamente in uso ai Liguorini verranno finalmente annessi alla Biblioteca Lucchesiana, permettendo un’espansione vitale per le sue moderne attività culturali.

🏛️ Parte IV – Il novecento, il declino e la polvere letteraria

Un Luogo Pirandelliano

Nei primi decenni del Novecento, la Biblioteca Lucchesiana rifletteva la malinconia e la decadenza di una certa Sicilia nobiliare ormai al tramonto. Non è difficile immaginare le sue sale silenziose e polverose come ambientazione perfetta per le opere del più illustre figlio di Agrigento, Luigi Pirandello. Sebbene Pirandello abbia ambientato in Liguria la sua celebre “Biblioteca Boccamazza” nel romanzo Il fu Mattia Pascal, l’ispirazione per quelle descrizioni di libri abbandonati, ragnatele, custodi sonnolenti e topi che rosicchiano antichi volumi deriva indubbiamente dalle atmosfere delle antiche biblioteche siciliane che lo scrittore conosceva bene nella sua natia Girgenti. La Lucchesiana, nei suoi momenti di minor cura tra le due guerre mondiali, incarnava esattamente quel senso di un patrimonio inestimabile ma disconnesso dalla frenesia della vita moderna.

La Tragedia: La Frana di Agrigento (1966)

Il colpo di grazia per l’agibilità della struttura avvenne nel luglio del 1966. Una disastrosa frana colpì Agrigento, interessando vasti quartieri della città nuova e minacciando la stabilità del colle su cui sorge il centro storico, inclusa la Cattedrale e il Palazzo Vescovile. I danni strutturali subiti dagli edifici costrinsero le autorità a dichiarare inagibile la Biblioteca Lucchesiana. Fu un momento drammatico: le porte in legno massiccio furono serrate. La polvere iniziò a depositarsi indisturbata sui tomi del Cinquecento; la statua marmorea di Lucchesi Palli rimase al buio per decenni. Il silenzio calò su quello che era stato il cuore pulsante dell’Illuminismo agrigentino. I libri di inestimabile valore furono lasciati all’umidità e all’oblio, mentre la città lottava per riprendersi dal disastro geologico.

🏛️ Parte V: Il Rinascimento della Lucchesiana (Fine XX Secolo – Oggi)

I Restauri e la Riapertura

Il letargo della Lucchesiana è durato per gran parte della seconda metà del Novecento. Solo a cavallo tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, grazie alla convergenza di intenti tra la Curia Arcivescovile (proprietaria del bene), la Soprintendenza ai Beni Culturali della Regione Siciliana e le istituzioni statali, si avviò un mastodontico piano di recupero.

I lavori strutturali per mettere in sicurezza l’edificio dai danni del dissesto idrogeologico furono complessi. Si procedette al consolidamento delle fondazioni, al restauro delle coperture per infiltrazioni d’acqua e a un minuzioso intervento di falegnameria per recuperare le storiche scaffalature lignee corrose dal tempo e dai tarli. Contemporaneamente, prese il via una titanica opera di spolveratura, disinfestazione e catalogazione dei libri. Sotto la guida di bibliotecari esperti, l’intero patrimonio è stato inserito nel circuito SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale), digitalizzando i cataloghi per rendere la consultazione accessibile agli studiosi di tutto il mondo.

Finalmente, nel 1990, la Biblioteca Lucchesiana ha riaperto le sue porte, tornando a respirare e a svolgere la sua funzione originaria. Negli anni successivi ha ospitato convegni internazionali, mostre di codici miniati e presentazioni di libri, riaffermandosi come il salotto culturale di Agrigento.

Il presente e il futuro. Il ripristino dell’ingresso originario

Arriviamo così ai giorni nostri e all’editoriale oggetto della tua richiesta, che segna una nuova, entusiasmante pagina in questa saga millenaria.

Il convegno organizzato per il XX anniversario della morte di Monsignor Domenico De Gregorio (1912-2004) – illustre storico della Chiesa agrigentina, saggista acutissimo e definito “poeta dell’umano” per la sua profonda capacità di leggere l’anima della sua terra – ha fatto da cornice a due annunci di importanza capitale da parte della neonata Deputazione, presieduta dal Vicario Generale Don Giuseppe Cumbo e supportata dall’Arcivescovo Alessandro Damiano:

  1. L’Espansione negli ex-locali dei Redentoristi: Come accennato, i vasti ambienti adiacenti, pregni di 250 anni di storia religiosa, smettono di essere un convento chiuso per diventare spazi aperti al servizio della cultura. Questo permetterà alla Lucchesiana di avere nuove sale lettura, spazi per archivi moderni, aule per la didattica e sale conferenze moderne, alleggerendo la pressione sulla Sala Monumentale che potrà essere preservata come area museale e di consultazione specialistica.

  2. Il Ripristino dell’Ingresso Originario: Questo non è un semplice dettaglio architettonico, ma un potente atto simbolico. Restituire alla biblioteca il suo ingresso storico significa ricollegarla urbanisticamente al tessuto del centro storico e alla Cattedrale con la prospezione che lo stesso fondatore aveva immaginato.

A rendere possibile questa operazione è una sinergia virtuosa con un’altra istituzione fondamentale del territorio: il Parco Archeologico della Valle dei Templi. Il Parco, diretto dall’Architetto Roberto Sciarratta, non si limita più a tutelare solo i resti classici e greci della città bassa, ma estende il suo mecenatismo e le sue competenze tecniche al cuore medievale e barocco della città alta. Il Parco si farà carico dei lavori necessari, che includeranno anche la nuova pavimentazione della Sala Monumentale e degli ambienti ex-Redentoristi.

Il trionfo della “Publicae Commoditati”

Oggi, guardando la statua di Monsignor Andrea Lucchesi Palli, si può affermare che il suo sogno ha vinto la sfida del tempo. Sopravvissuta a rivoluzioni, confische statali, frane, terremoti, guerre e all’incuria degli uomini, la Biblioteca Lucchesiana si prepara a una nuova “primavera”. L’acquisizione di nuovi spazi e il restauro in atto dimostrano che una biblioteca non è un cimitero di carta, ma un organismo vivo che respira, cresce e si adatta. Con l’ingresso ripristinato e le nuove sale pronte ad accogliere studenti, studiosi e turisti, la Lucchesiana di Agrigento continua a mantenere fede a quella nobile e antica promessa scolpita nel marmo: essere, per sempre, a servizio della pubblica utilità.

Don Angelo Chillura è l’attuale direttore e legale rappresentante della Biblioteca Lucchesiana di Agrigento. Sacerdote ordinato il 28 maggio 1983, riveste incarichi di rilievo all’interno dell’Arcidiocesi di Agrigento: è Canonico del Capitolo della Cattedrale, Vicario Foraneo (Vicariato N.02 Aragona) e componente del Consiglio Presbiterale.

Oltre al suo impegno pastorale, Don Angelo Chillura si distingue come infaticabile promotore culturale, lavorando costantemente per trasformare la storica biblioteca in un centro vitale di incontro, formazione e sensibilizzazione civile per la città di Agrigento. Lavorando in stretta sinergia con la neonata Deputazione della Lucchesiana presieduta da don Giuseppe Cumbo, il suo obiettivo è mantenere viva la volontà originaria del fondatore, monsignor Lucchesi Palli: rendere la cultura accessibile e utile alla collettività (“Publicae Commoditati“).

Tra le numerose iniziative che ha promosso e organizzato, si evidenziano:

  • La valorizzazione del patrimonio antico: Ha promosso la realizzazione e la presentazione del catalogo Incunaboli ad Agrigento I, un progetto di ricerca volto a far conoscere le preziosissime collezioni quattrocentesche della Lucchesiana e della Biblioteca del Seminario Arcivescovile. L’obiettivo dichiarato da don Chillura per queste iniziative è “aprire alla città questi luoghi storici straordinari e farli diventare importanti centri formativi e d’incontro”.

  • Impegno civile e legalità: Ha organizzato eventi di profondo valore sociale, come l’incontro con Nino Miceli, testimone di giustizia e autore del libro “E tu lo sai chi sono io? Storia di una ribellione al pizzo”. Inoltre, ha promosso importanti convegni in memoria del giudice beato Rosario Angelo Livatino (ad esempio, il convegno “Il profumo dell’onestà”).

  • Diffusione letteraria: Sotto la sua direzione, la Sala Monumentale ospita regolarmente presentazioni di libri e incontri con autori di spicco. Tra questi, presentazioni di saggi dedicati alla storia stessa dell’istituzione (come “La Lucchesiana di Girgenti” di G. Lo Iacono) e incontri su figure cardine della letteratura agrigentina, come gli eventi dedicati a Luigi Pirandello con lo scrittore Matteo Collura.

  • Collaborazioni strategiche: Nelle sue attività di promozione culturale, don Angelo Chillura collabora attivamente con altre importanti istituzioni del territorio, prima fra tutte il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, diretto dall’architetto Roberto Sciarratta, creando una rete virtuosa per il rilancio culturale del centro storico.

Attraverso la sua direzione, la Biblioteca Lucchesiana non si limita a essere un luogo di conservazione museale, ma si conferma un polo culturale dinamico e profondamente radicato nelle tematiche sociali e storiche del territorio.

Monografie e Studi sulla Biblioteca Lucchesiana

  • De Gregorio, Domenico. Biblioteca Lucchesiana Agrigento. Palermo: Regione Siciliana, Assessorato dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione, 1993. (Opera di riferimento fondamentale per la storia moderna e il restauro dell’istituzione).

  • Lupo, Assunta e Lo Jacono, Giuseppe. “La storia della Biblioteca Lucchesiana di Agrigento, una delle più antiche e preziose biblioteche siciliane”, in La Fardelliana, n. 2-3. Trapani, 1984.

  • Testa, Giuseppe. La Biblioteca Lucchesiana di Agrigento. Agrigento, 1986.

(Testi utili per approfondire il profilo dello studioso ricordato nel XX anniversario della scomparsa)

  • De Gregorio, Domenico. La chiesa agrigentina. Notizie storiche. Agrigento: Tipografia Siculgrafica, 1998.

  • De Gregorio, Domenico. “Riapre l’antica biblioteca Lucchesiana”, in L’Amico del Popolo, anno XXXVIII. Agrigento, 17 ottobre 1993.

  • Amari, Michele. Abbozzo dei manoscritti arabi della Lucchesiana. Palermo, 1869. (Testo storico essenziale per lo studio dei 32 codici arabi donati dal fondatore).

  • Bellavia, A. Incunaboli ad Agrigento I. Roma: Viella Editrice. (Ricerca sulle edizioni del XV secolo conservate nella biblioteca, tra cui le opere stampate da Sweynheym e Pannartz).

  • La Mantia, Vito. Sui libri rari del secolo XV esistenti nella Biblioteca Lucchesiana. Palermo, 1877.

  • Picone, Giuseppe. Memorie storiche agrigentine. Agrigento: Stamperia di Luigi Montes, 1866.

  • Randazzo, M. “Gli Opuscoli di autori siciliani di Salvatore Maria Di Blasi. Un’immagine della Sicilia intellettuale della fine del sec. XVIII”, in Mediaeval Sophia.

  • Scinà, Domenico. Prospetto della Storia letteraria di Sicilia nel secolo XVIII. Palermo: Dalla Tipografia di Francesco Dato, 1824. (Opera classica per comprendere il fervore illuministico siciliano in cui si inserì l’opera di Lucchesi Palli).

  • La Lucchesiana di Girgenti – a cura di Giuseppe Lo Iacono, Angela Cristina Iacono, Giovanna Iacono, presentazione di Assunta Lupo, Lussografica, Agrigento 2018.
  • Incunaboli ad Agrigento I: Biblioteca Lucchesiana e Biblioteca del Seminario Arcivescovile – a cura di Alberto Bellavia, Domenico Ciccarello, Vito Fortezza, Cristina Angela Iacono, Viella Libreria Editrice, Roma 2022.
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