Cuba si appella all’ONU tra i timori di un’aggressione statunitense e avverte del rischio di una catastrofe umanitaria
In un’escalation politica che riflette l’intensificarsi delle tensioni tra L’Avana e Washington, il governo cubano ha richiesto l’intervento delle Nazioni Unite per prevenire quella che ha definito una “potenziale aggressione militare statunitense” contro l’isola, avvertendo del rischio che la regione precipiti in un “bagno di sangue” nel contesto della devastante crisi economica e umanitaria che sta colpendo il Paese.
Questi avvertimenti sono stati pronunciati dal Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez durante un incontro con il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres a New York, a margine di una sessione del Consiglio di Sicurezza dedicata alla discussione sul futuro del diritto internazionale e del sistema multilaterale in un contesto di crescente crisi geopolitica globale.
In un discorso dai toni decisi al Consiglio di Sicurezza, Rodríguez ha accusato gli Stati Uniti di perseguire un “blocco energetico” contro Cuba, affermando che le recenti misure statunitensi equivalgono a un “blocco navale non dichiarato”, da lui definito “un vero e proprio atto di guerra”. Il ministro cubano ha affermato che le nuove sanzioni statunitensi, comprese le sanzioni secondarie e le restrizioni sulle importazioni di petrolio, hanno esacerbato la crisi energetica del Paese, causando interruzioni di corrente diffuse, un grave deterioramento del settore sanitario e una grave carenza di beni di prima necessità.
L’Avana ritiene che l’inasprimento delle sanzioni statunitensi non colpisca solo il governo, ma abbia anche un impatto diretto sulla popolazione cubana, in un momento in cui l’isola sta affrontando una delle peggiori crisi economiche degli ultimi decenni, tra tassi di emigrazione in aumento, calo del potere d’acquisto e deterioramento dei servizi pubblici.
La mossa di Cuba alle Nazioni Unite si inserisce in uno sforzo per ottenere sostegno internazionale contro le crescenti pressioni statunitensi, mentre Washington sostiene che le sue sanzioni mirano a “sostenere la democrazia e i diritti umani” sull’isola.
Tuttavia, i funzionari cubani ritengono che questa politica stia spingendo il Paese verso un ulteriore collasso, avvertendo che la continua pressione economica potrebbe aprire la strada a disordini diffusi e ripercussioni regionali difficili da contenere.