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I giochi linguistici dello spazio. Una “lettura mobile” dell’opera diffusa “Collisione” a Santo Stefano Quisquina

Editoriale di Francesco Rizzo

Proprio oggi, venerdì 29 maggio 2026, il comune di Santo Stefano Quisquina accoglie l’inaugurazione del primo modulo dell’opera di land art “Collisione”, nata da un’idea di AIGOR. Come si evince chiaramente dalla locandina dell’evento, visibile nel file WhatsApp Image 2026-05-28 at 09.57.39.jpeg, il progetto si manifesta visivamente attraverso la scomposizione ludica e geometrica di un cubo. Ma per comprendere a fondo la portata etica e spaziale di questo intervento nel cuore dei Monti Sicani, è necessario scomodare uno dei più grandi filosofi del Novecento: Ludwig Wittgenstein.

Dal Tractatus alle Ricerche Filosofiche. Il Cubo come grammatica

Nel suo saggio introduttivo, Salvatore Alessandro Turturici definisce il cubo come “una grammatica capace di generare molte frasi senza perdere la voce”. Questa affermazione ci riporta immediatamente al primo Wittgenstein, quello del Tractatus Logico-Philosophicus, dove il mondo è la totalità dei fatti e il linguaggio è un’immagine logica e rigorosa della realtà. Il cubo originario, nel suo essere un esaedro regolare con sei facce, otto vertici e dodici spigoli, rappresenta questa struttura logica perfetta, una “promessa severa” che non seduce, ma resta e impone misura e responsabilità. Tuttavia, l’opera “Collisione” non si ferma alla rigidità del Tractatus. Attraverso il modulo a forma di “L” (delle dimensioni di 100x100x50 cm), il progetto compie lo stesso salto intellettuale che Wittgenstein compì passando alle Ricerche Filosofiche. Il cubo viene smontato e le sue parti vengono disseminate nel paesaggio, diventando strumenti fluidi in quelli che il filosofo austriaco chiamerebbe “giochi linguistici” (Sprachspiele).

Il significato di un blocco a “L” non risiede più nella sua forma intrinseca, ma nel suo uso all’interno di un contesto specifico:

  • La funzione ostensiva (L’Hub Turistico) – I nove blocchi disposti a formare le lettere “SSQ” davanti all’hub turistico fungono da segno di benvenuto e strumento di orientamento, un manifesto che dichiara l’identità del territorio.

  • La finestra come limite del mondo (Il bosco e la pista ciclopedonale) – Le opere “CF” (otto blocchi) e “AP” (sei blocchi), realizzate in acciaio corten, si trasformano in portali che incorniciano il paesaggio. Non chiudono uno spazio, ma costringono l’osservatore a “vedere meglio, più lentamente”, agendo come dispositivi concettuali che mettono in relazione il corpo con la vastità del territorio sicano.

  • La forma di vita (La scuola elementare) – Collocato all’ingresso della Scuola Primaria “Giacinto Giordano Ansalone”, il cubo originario in lamiera smaltata nei colori giallo, blu, arancione, verde e rosso richiama esplicitamente il gioco infantile. È l’alfabeto primordiale consegnato ai bambini, affinché comprendano che la forma è disponibile al cambiamento.

Il significato è l’uso. L’opera aperta e la comunità

Massimo Rabante sottolinea un aspetto cruciale per le installazioni previste nella Villa Comunale (le opzioni “Va” o “Vb”). In particolare, la disposizione radiale dei blocchi attorno a uno spazio circolare esplicita il concetto di “opera d’arte aperta”, offrendo al fruitore la possibilità di riconfigurare i moduli temporaneamente per generare nuove letture e nuovi usi. In termini wittgensteiniani, il significato dell’opera non è calato dall’alto da un’autorità artistica, ma viene negoziato costantemente dalla “forma di vita” della comunità che la abita. Se il Teatro Andromeda di Lorenzo Reina è “il precedente reale e poetico” da cui tutto scaturisce, “Collisione” rappresenta il frammento sparso, un venire incontro che è “apertura, confronto ma che è anche scontro”. L’utopia del progetto, come ci ricorda il testo curatoriale, rimane viva solo quando la regola non si innamora di se stessa. Un sistema rigido che non ammette deviazioni diventa sterile. Con “Collisione”, il comune di Santo Stefano Quisquina ha deciso di adottare un vocabolario spaziale nuovo: non ci resta che osservare come i cittadini impareranno a giocarci, ricordando sempre che i limiti del nostro paesaggio sono i limiti del nostro linguaggio.

 

 

PROGETTO COMPLETO QUI:  COLLISIONE_REL_TAV

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