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Bruxelles apre un nuovo fronte con Pechino

L’Europa tra il martello di Trump e l’incudine della Cina: è iniziata la Grande Guerra Commerciale?

 

Mentre il mondo si aspettava una de-escalation delle tensioni commerciali a seguito dei recenti accordi mediati dal presidente statunitense Donald Trump, l’Unione Europea sembra aver deciso di aprire un nuovo fronte, questa volta contro Pechino. Dopo anni di cautela europea nei confronti della Cina, le principali capitali del continente hanno iniziato a parlare con un tono più assertivo, il cui messaggio è: “Proteggiamo l’industria europea prima che sia troppo tardi”.

 

Italia, Francia e Spagna, con il sostegno dei Paesi Bassi, hanno lanciato una campagna politica senza precedenti chiedendo ulteriori dazi e misure protezionistiche per contrastare quella che definiscono “una concorrenza sleale cinese”. Ironicamente, questi stessi Paesi sono da tempo in disaccordo sulle politiche commerciali e sull’apertura economica, ma questa volta la minaccia sembra maggiore delle loro tradizionali divergenze.

 

Da un lato, gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, stanno stravolgendo il sistema commerciale globale attraverso politiche protezionistiche e lo slogan “America First”, indebolendo le regole su cui si è basato il commercio internazionale per decenni. D’altro canto, la Cina, sotto la guida di Xi Jinping, continua a inondare i mercati globali con esportazioni a un ritmo accelerato, beneficiando di un massiccio sostegno governativo, di un’enorme sovraccapacità industriale e di prezzi competitivi che le industrie europee faticano a eguagliare.

 

Al centro di questo scontro economico globale, l’Unione Europea si trova stretta tra due giganti: Washington, che sta rimodellando le regole dell’economia internazionale attraverso la forza politica, e Pechino, che usa la sua immensa potenza industriale per dominare i mercati globali.

 

Sebbene Bruxelles aderisca ancora ufficialmente alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, le realtà economiche la stanno gradualmente spingendo verso l’adozione di politiche più rigorose. Il documento congiunto che precede l’imminente riunione di Bruxelles del 29 maggio contiene chiare accuse contro alcuni dei principali partner commerciali dell’UE, affermando che stanno “imponendo nuove barriere commerciali o contribuendo a una sovraccapacità industriale strutturale e sistemica”, un riferimento diretto alla Cina.

 

Questa volta, il messaggio europeo non è solo diplomatico, ma anche economico e politico: l’Europa non è più disposta a essere il mercato aperto che riceve le merci del mondo mentre le sue fabbriche declinano e le sue aziende perdono competitività.

 

Le preoccupazioni europee sono in aumento, in particolare nei settori dei veicoli elettrici, dell’acciaio e delle energie pulite, dove Bruxelles accusa Pechino di inondare i mercati con prodotti sovvenzionati dallo Stato a prezzi ben al di sotto del costo effettivo di produzione. Le capitali europee considerano questo una minaccia diretta al futuro dell’industria nel continente.

 

Ma il problema più profondo risiede nel complesso dilemma che l’Europa si trova ad affrontare: non può fare a meno del gigantesco mercato cinese, ma allo stesso tempo teme che la crescente dipendenza economica da Pechino indebolisca la sua indipendenza strategica, proprio come è accaduto in passato con la Russia nel settore energetico.

 

Con l’avvicinarsi del cruciale incontro di Bruxelles, l’Europa sembra entrare in una nuova fase di ridefinizione del suo rapporto con la Cina; un rapporto non più basato esclusivamente sulla partnership commerciale, ma anche su calcoli di influenza, sicurezza economica e tutela della sovranità industriale.

 

Questo è un momento cruciale nella politica economica europea. Il continente, che per lungo tempo si è presentato come paladino del libero scambio, si trova ora costretto a utilizzare proprio quegli strumenti protezionistici che un tempo criticava.

 

La domanda ora è: l’Europa ha finalmente iniziato a rendersi conto che l’era della “globalizzazione aperta” sta volgendo al termine? O il mondo si sta già dirigendo verso una grande guerra commerciale, caratterizzata da una lotta tra le grandi potenze economiche per l’influenza e i mercati?

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