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Lo Scapolare marrone è ancora attuale?

In onore della festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Dedicato ai Carmelitani e a tutti i devoti dello Scapolare marrone.

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

Nell’estate del 2024, dopo aver concluso quell’anno di formazione presso il Pontificio Collegio Americano del Nord a Roma, mi sono recato al Santuario di Lourdes per svolgere il mio incarico estivo. Mi sentivo attratto da quel luogo per il profondo amore che nutro verso la vita di santa Bernadette Soubirous, che annovero tra i miei santi prediletti.

A Lourdes ho prestato servizio per due settimane a favore dei pellegrini di lingua inglese. Io e altri seminaristi li abbiamo accompagnati in diverse attività: la Via Crucis; il percorso sui passi di santa Bernadette, durante il quale li conducevamo nei luoghi di Lourdes in cui ella visse; la processione serale con il Rosario e le candele; le indicazioni per raggiungere i confessionali; e il servizio liturgico durante la Santa Messa.

Questa esperienza a Lourdes rappresenta una delle grazie più grandi non soltanto del mio cammino seminaristico, ma della mia intera vita. Mi colpì profondamente il fatto che, mentre negli altri luoghi la festa della Madonna di Lourdes viene celebrata l’11 febbraio, presso il Santuario di Lourdes essa venga celebrata il 16 luglio, festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Appresi che ciò deriva dal fatto che l’ultima delle diciotto apparizioni a Bernadette ebbe luogo proprio il 16 luglio 1858.

Questa esperienza mi fa pensare al magnifico libro intitolato Is It in the Bible?È nella Bibbia? — scritto dal mio connazionale nigeriano padre Jude Mbukanma, appartenente all’Ordine dei Predicatori. L’opera richiama le consuete domande poste da alcuni non cattolici e persino da alcuni cattolici quando vengono a conoscenza di determinate dottrine.

Uno degli insegnamenti che suscita una simile domanda è proprio quello relativo allo Scapolare. Per questo motivo, in onore della festa della Madonna del Monte Carmelo, che ricorre il 16 luglio, desidero illustrare brevemente il punto d’incontro tra lo Scapolare marrone e la Bibbia.

Si potrebbe certamente sostenere che la devozione dello Scapolare non sia menzionata nella Bibbia, poiché è sorta in un’epoca successiva alla redazione dei testi biblici. Tuttavia, il suo significato e la sua spiritualità sono profondamente radicati nella Sacra Scrittura.

Il venerabile Fulton Sheen ci aiuta a comprenderlo chiaramente nella prefazione al libro di John Haffert Sign of Her HeartSegno del suo Cuore — quando afferma che lo Scapolare rappresenta «un capovolgimento delle conseguenze del peccato originale». Quando Adamo ed Eva peccarono contro Dio, infatti, non si ritrovarono soltanto fisicamente nudi, privi delle vesti del corpo, ma anche spiritualmente nudi, privi delle vesti dell’anima.

L’elemento sul quale si concentra questa riflessione è dunque la veste. In che modo tutto ciò riguarda lo Scapolare? Da questa domanda ne nasce un’altra, che costituisce il tema della presente riflessione: lo Scapolare marrone è ancora attuale?

Lo Scapolare e la Sacra Scrittura

Riflessioni devozionali sul profeta Elia e su Gesù Cristo

Elia

Due figure vengono immediatamente alla mente: il profeta Elia, antico progenitore biblico dei Carmelitani, e nostro Signore Gesù Cristo. Ciò che li accomuna è il fatto che le loro vite sono associate a vesti o mantelli sacri.

Il brano del Primo Libro dei Re compreso tra 1 Re 18,16-40 e 1 Re 19,1-21 ci presenta due avvenimenti importanti.

Il primo si svolse sul Monte Carmelo, dove Elia sconfisse i quattrocentocinquanta profeti del dio Baal e i quattrocento profeti della dea Asera.

Il secondo avvenne quando, dopo la teofania — la manifestazione di Dio a Elia in una brezza leggera — il Signore gli ordinò di ungere alcune persone da Lui prescelte, tra le quali vi era Eliseo.

Durante l’incontro con Eliseo avvenne qualcosa di particolarmente simbolico: Elia gli si avvicinò e gettò su di lui il proprio mantello.

La risposta di Eliseo fu ancora più significativa. Egli rese omaggio a Elia e gli chiese quindi il permesso di salutare la propria gente. Immolò il paio di buoi con il quale stava lavorando, preparò un grande pasto per la sua famiglia, lo condivise con i suoi cari e, dopo essersi congedato da loro, iniziò la propria missione come servitore di Elia.

Da questo episodio possiamo ricavare quattro punti fondamentali, applicabili alla vita spirituale dei devoti dello Scapolare marrone.

Il primo è che il mantello di Elia, portato sulle spalle, rappresenta un segno della potenza di Dio. Questo è anche ciò che lo Scapolare rappresenta per noi, poiché fu consegnato a san Simone Stock dalle mani di Maria, la quale a sua volta lo ricevette dalle mani di Dio. Lo Scapolare proviene dunque da Dio.

Il secondo punto è che, attraverso questa veste ricolma della potenza di Dio, Elia ricevette la grazia di sconfiggere gli ottocentocinquanta falsi profeti, pur essendo l’unico vero profeta di Dio rimasto in vita.

Come il mantello di Elia, lo Scapolare è per noi uno strumento di vittoria sugli inganni e sulle tentazioni dei demoni che ci combattono durante il nostro pellegrinaggio terreno verso il Cielo: il Carmelo eterno, la vera montagna di Dio.

Il terzo punto è che Elia condivise infine questa veste con Eliseo, il quale avrebbe poi chiesto di ricevere una doppia parte del suo spirito, come leggiamo in 2 Re 2,9.

Allo stesso modo, siamo chiamati a condividere con gli altri il messaggio dello Scapolare, perché esso racchiude un’abbondanza di ricchezze e benedizioni divine provenienti dalle mani della nostra Madre benedetta.

Il quarto punto è il più sorprendente: la ricezione di quel mantello condusse Eliseo al servizio, e ciò avvenne nel contesto di un pasto.

Pertanto, come Eliseo, chiunque sia stato iscritto e rivestito dello Scapolare ha ricevuto una speciale chiamata al servizio. La devozione dello Scapolare ci orienta e ci conduce alla piena celebrazione eucaristica, nella quale nostro Signore, spogliato delle proprie vesti, ci dona il suo Corpo.

Nell’incontro tra Elia ed Eliseo vediamo dunque un legame prefigurativo che rimanda alle devozioni mariana ed eucaristica. Noi, tuttavia, abbiamo ricevuto un privilegio ancora maggiore, perché possediamo qualcosa di più grande.

Il segreto contenuto in questo episodio è che l’autentica devozione allo Scapolare conduce all’autentica devozione eucaristica.

È ciò che san Luigi Maria Grignion de Montfort definirebbe vera devozione. Nel suo Trattato della vera devozione a Maria, egli insegna che le quattro caratteristiche della vera devozione a Maria possono essere riassunte nell’acronimo inglese TWIF: Through Mary, With Mary, In Mary, For Mary, ossia per mezzo di Maria, con Maria, in Maria e per Maria.

In questo modo, le nostre azioni vengono rese perfettamente a Dio per mezzo di Gesù, con Gesù, in Gesù e per Gesù.

Gesù

Gesù, Redentore dell’uomo e compimento di tutti i profeti, compreso Elia, che stette accanto a Lui durante la Trasfigurazione, come narrano Matteo 17,1-8, Marco 9,2-8 e Luca 9,28-36, porta a compimento anche ciò che la figura di Elia preannunciava attraverso il simbolismo delle vesti.

Dopo la sua nascita, Gesù fu avvolto in fasce da sua madre Maria, come leggiamo in Luca 2,7. Gli angeli indicarono inoltre ai pastori che avrebbero riconosciuto il Salvatore vedendo un bambino avvolto in fasce, come racconta Luca 2,12.

Lo stesso Gesù soffrì ogni forma di dolore durante la sua Passione. Una delle sofferenze più vergognose e dolorose fu proprio quella di essere spogliato delle proprie vesti, come leggiamo in Matteo 27,28-30.

Giuseppe d’Arimatea utilizzò un lenzuolo per avvolgere il corpo di Gesù dopo la deposizione dalla Croce e prima di collocarlo nel sepolcro, come narrano Matteo 27,59 e Marco 15,46.

Pietro entrò nel sepolcro e, non trovandovi Gesù, vide i teli posati e il sudario ripiegato con ordine, come leggiamo in Giovanni 20,6-7.

Possediamo inoltre un’antica tradizione, contemplata nella Via Crucis, secondo la quale una donna asciugò con un panno il volto di Gesù. Questo episodio, tuttavia, non è esplicitamente riportato nella Bibbia.

Il significato

Il punto centrale di questa riflessione è che il Corpo di Gesù fu profanato e che tale profanazione ebbe inizio con lo spogliamento delle sue vesti.

In quella condizione agonizzante e pietosa, Gesù offrì riparazione all’Eterno Padre per i peccati commessi da Adamo e dall’intera umanità. In questo modo ne rovesciò le conseguenze, donandoci la salvezza sulla Croce.

Se l’imposizione dello Scapolare è una consacrazione, essa deve allora condurci a offrire riparazione per le profanazioni subite dal Corpo del Signore nell’Eucaristia.

Il medesimo simbolismo del tessuto ritorna ancora oggi nei lini che utilizziamo su ogni altare durante la Santa Messa. Lo Scapolare è un tessuto e l’Eucaristia viene celebrata sopra un lino sacro.

Il vero significato dello Scapolare deve pertanto essere letto e compreso nella sua connessione con il Corpo di Cristo.

Lo Scapolare è un lembo di stoffa, una veste donata dalla Madonna a san Simone Stock affinché entrasse a far parte dell’abito carmelitano. La Chiesa ne ha poi esteso l’uso a tutti i fedeli, riducendolo a una forma più piccola, affinché tutti potessero beneficiare delle grazie a esso associate.

Ricollegandoci alla Passione di Cristo, contempliamo Maria che, una volta deposto il corpo del Figlio dalla Croce, lo accolse, lo avvolse nei lini e lo consegnò dolorosamente alla sepoltura, proprio come lo aveva avvolto in fasce trentatré anni prima, quando era bambino a Betlemme.

Attraverso questo gesto Maria rivive Betlemme, ma ora dolorosamente sul Calvario, e da lì ci conduce all’altare.

Tutto ciò ci insegna che il nostro rapporto con Gesù implica il rivestirlo continuamente con una veste.

Lo Scapolare rappresenta quella veste. Come Gesù fu rivestito da sua Madre alla nascita, affinché fosse protetto dal freddo, e alla morte, per riparare alla profanazione subita, così anche noi, attraverso la devozione dello Scapolare, riceviamo da Maria quella stessa veste per rivestire suo Figlio, indossandola con perseveranza.

Se Maria è la Madre di Gesù e noi la chiamiamo anche nostra Madre, allora Gesù è nostro fratello, poiché sua Madre è anche nostra Madre.

Non dobbiamo quindi avere paura di rivestire Gesù ricevendo questa veste di grazia.

Lo Scapolare è simile al sacco penitenziale indossato da molte persone nella Sacra Scrittura. Il sacco è un simbolo di pentimento. Lo Scapolare è uno strumento di pentimento.

Che cos’è infatti il pentimento, se non un cambiamento del cuore, un continuo esercizio di penitenza attraverso il quale ripariamo ciò che è stato lacerato e danneggiato?

Questa veste ci aiuta inoltre a comprendere perché Maria abbia sottolineato la castità quando consegnò lo Scapolare a san Simone Stock: esso costituisce un segno visibile della nostra consacrazione a lei.

Siamo pertanto invitati a non avere paura. Dobbiamo confidare nel suo aiuto materno per superare ogni peccato, in particolare i peccati di impurità, che si diffondono come un incendio.

Nostra Signora lamentò a Fatima la diffusione dei peccati di impurità, affermando che essi conducono all’Inferno più anime di qualsiasi altro peccato.

È importante ricordare che un’anima consacrata a Maria rimane sempre consacrata a lei, per quanto profondamente possa essere caduta nel peccato mortale.

Per questa ragione, un suo grande devoto, sant’Alfonso Maria de’ Liguori, scrisse nell’inno redentorista Look Down, O Mother Mary, tradotto in inglese da Edward Vaughan, C.Ss.R., che, se Maria volesse placare Dio per i nostri peccati, le basterebbe pronunciare una sola parola.

Maria incoraggia quindi tutti i fedeli a non avere paura di indossare il suo Scapolare, perché esso non è una veste di punizione, ma una veste di grazia.

Se un’anima riceve la Comunione, che è il Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo, non vi è alcuna ragione per temere lo Scapolare, che è un sacramentale e, in quanto tale, appartiene a un ordine inferiore rispetto ai Sacramenti.

È soltanto il demonio a insinuare il timore che lo Scapolare possa portare con sé una punizione, poiché Maria è la sua più grande nemica.

Egli suggerisce simili paure perché noi dimentichiamo ciò che egli ricorda molto bene: le preghiere pronunciate dal sacerdote durante l’imposizione dello Scapolare, nelle quali si implora Maria di schiacciare il capo dell’antico serpente.

Dobbiamo meditare maggiormente sulle promesse e sulle grazie dello Scapolare, in modo da sconfiggere questo artificio diabolico, attraverso il quale il maligno tenta di strapparci dalle braccia della nostra amata Madre.

Maria ci esorta dunque a rimanere fedeli, indossando il nostro Scapolare senza toglierlo; a riprenderlo e indossarlo nuovamente se siamo caduti nel peccato e abbiamo paura; e a riceverlo con fiducia se non siamo mai stati iscritti prima.

Lasciamoci incoraggiare dalla promessa dello Scapolare, secondo la quale chiunque muoia indossandolo non patirà il fuoco eterno. Questa promessa trova testimonianza nella vita di innumerevoli santi.

Tra coloro che meritano di essere ricordati vi sono san Simone Stock, san Giovanni della Croce e suo fratello Francesco de Yepes, san Claudio de La Colombière, san Luigi Maria Grignion de Montfort, sant’Alfonso Maria de’ Liguori, san Giovanni Bosco e san Pio da Pietrelcina.

Lo Scapolare e il Rosario trovano un punto d’incontro nelle grazie della protezione, nelle indulgenze e nella buona morte.

La fonte di tutte queste grazie è Gesù Cristo: Gesù nato, Gesù sofferente, Gesù crocifisso, Gesù morto, Gesù risorto, Gesù asceso al Cielo e Gesù celebrato sull’altare.

Lo Scapolare conosce la strada che conduce all’Eucaristia, perché l’Eucaristia conosce la strada che conduce al Paradiso.

Conclusione

Se raccogliamo con onestà quanto è stato esposto finora, ne consegue che possiamo formulare una risposta sia apofatica sia catafatica riguardo alla rilevanza dello Scapolare marrone.

In termini apofatici, esso non è irrilevante. Si tratta di una doppia negazione con la quale si respinge l’obiezione secondo cui lo Scapolare non sarebbe più attuale.

In termini catafatici, possiamo conseguentemente affermare che esso è ancora attuale ai nostri giorni, così come lo è stato nei secoli passati.

Questa posizione è vera per quattro ragioni.

La prima ragione è che Dio rappresenta la fonte di questa splendida veste, che ci è stata donata attraverso le mani di Maria.

Dio, che è più bello della bellezza stessa e più perfetto di ogni perfezione, conosce quanto siano belle le nostre anime, create a sua immagine.

Pertanto, se Dio è ancora attuale oggi come lo era in principio e come lo sarà ora e sempre nei secoli dei secoli, anche il suo dono dello Scapolare rimane attuale nella stessa misura.

La seconda ragione è che, come abbiamo visto, la Sacra Scrittura ci consegna il significato della teofania. Ne consegue che la devozione dello Scapolare segue il cammino tracciato dalla Scrittura.

Essa è il frutto di un’apparizione di Maria a san Simone Stock. Le apparizioni di Maria sono teofanie, poiché non annunciano altro se non il piano rivelato da Dio.

Possiamo dunque definire lo Scapolare come il dono della teofania attraverso quella che io chiamo «mariofania».

La terza ragione è che l’Ordine Carmelitano, attraverso il quale la devozione dello Scapolare è giunta fino a noi e attraverso il quale viene preservata, è ancora presente e attivo.

Se dunque lo Scapolare rappresenta una partecipazione alla spiritualità carmelitana, il nostro mondo ne ha bisogno nello stesso modo in cui ha bisogno dell’Ordine Carmelitano.

La quarta ragione è che gli esseri umani hanno bisogno di essere rassicurati riguardo ai disegni che Dio ha preparato per loro.

La devozione dello Scapolare rappresenta pertanto uno dei disegni di Dio.

È necessario ravvivare questa devozione nella Chiesa con la massima urgenza, poiché la sua spiritualità ispira le virtù della disciplina e della riverenza nel culto divino.

Nostra Signora, splendido Fiore del Carmelo, prega per noi che ricorriamo a te.


L’autore

Padre Martin Nchedo è un sacerdote dell’Arcidiocesi di Santa Fe, negli Stati Uniti.

Durante il periodo della sua formazione seminaristica presso il Pontificio Collegio Americano del Nord a Roma, ha studiato per conseguire il Baccalaureato in Sacra Teologia presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, conosciuta come Angelicum, dove ha inoltre approfondito lo studio della spiritualità.

Possiede anche due lauree di primo livello, una in filosofia e una in scienze religiose; un diploma in Mistica di santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce, conseguito presso l’Università Cattolica Santa Teresa di Gesù di Ávila; e un master in Teologia conseguito presso il Mount Angel Seminary, in Oregon.

Ama scrivere e utilizzare la vita e la spiritualità dei santi per affrontare i problemi umani contemporanei e offrire speranza. Nutre inoltre una profonda devozione per sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Nel 2016 ha pubblicato il libro The Glories of St Alphonsus Liguori.

Padre Martin cerca Dio anche attraverso lo studio delle lingue.

Egli crede che la santità della vita possa condurre alla guarigione interiore e che, a sua volta, la guarigione interiore possa condurre alla santità, poiché Gesù è al tempo stesso la fonte della santità e della guarigione.

Per comunicazioni, l’autore può essere contattato all’indirizzo:

jesusthetherapist@gmail.com

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