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A 26 anni in Consiglio comunale: la politica vista dai giovani

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A 26 anni, una laurea in Giurisprudenza e un’esperienza già maturata all’interno delle istituzioni. È il percorso di Vincenzo Di Cesare, consigliere comunale di Sulmona, che ha scelto di mettere le proprie competenze e il proprio impegno al servizio della comunità.

Il suo percorso nasce però anche dalla FUCI – Federazione Universitaria Cattolica Italiana, esperienza che ha rappresentato un importante momento di formazione, confronto e crescita personale. Un cammino che unisce dunque università, associazionismo, studio del diritto e impegno nella vita pubblica.

Da questa esperienza nasce una riflessione più ampia sul rapporto tra giovani e politica: cosa significa, a 26 anni, confrontarsi con le istituzioni? Quali sono le difficoltà che un giovane incontra oggi nel costruire il proprio futuro a Sulmona? E soprattutto, quale può essere il contributo delle nuove generazioni alla crescita della propria comunità?

In questa intervista Vincenzo racconta il valore della formazione, il rapporto con le istituzioni, la distanza che ancora esiste tra giovani e politica e le prospettive di una città che, per il proprio futuro, deve riuscire a creare nuove opportunità per le giovani generazioni.

L’intervista

1. Vincenzo, partiamo da te. A 26 anni sei consigliere comunale e sei laureato in Giurisprudenza. Ma il tuo percorso di impegno nasce anche dalla FUCI. Che cosa ha rappresentato per te la Federazione Universitaria Cattolica Italiana e quanto ha contribuito a formare la persona e il giovane che sei oggi?

La FUCI ha rappresentato per me soprattutto un luogo di formazione e confronto. Mi ha insegnato il valore dell’ascolto, del dialogo e della capacità di mettersi in discussione.

Ho incontrato persone con sensibilità diverse dalla mia e questo mi ha aiutato a comprendere quanto sia importante confrontarsi prima di arrivare a una scelta. È un insegnamento che porto anche oggi nel mio impegno istituzionale.


2. La tua formazione passa dall’esperienza associativa all’università e poi al diritto. Perché hai scelto Giurisprudenza e quanto lo studio del diritto ha influenzato il tuo modo di guardare alle istituzioni e alla società?

Ho scelto Giurisprudenza perché sono sempre stato interessato al funzionamento delle istituzioni e al rapporto tra le regole e la vita concreta delle persone. Forse questo interesse è stato anche “causato” dal fatto che dentro casa sono cresciuto a pane e diritto.

Lo studio del diritto mi ha insegnato a guardare alle istituzioni non soltanto come luoghi in cui si prendono decisioni, ma come strumenti attraverso cui una comunità organizza la propria vita e tutela i diritti dei cittadini.


3. A 26 anni, cosa significa sedersi in Consiglio comunale accanto a persone con molta più esperienza di te? Ti sei mai sentito “troppo giovane” per quel ruolo?

Essere giovani significa avere meno esperienza, ma non necessariamente avere meno idee o meno responsabilità.

All’inizio mi sono posto anch’io il problema dell’età, ma ho imparato che la cosa importante è avere l’umiltà di ascoltare chi ha più esperienza e, allo stesso tempo, portare il proprio punto di vista.

Credo che una buona amministrazione nasca proprio dall’incontro tra esperienza ed energie nuove.


4. Oggi si parla spesso di una distanza sempre maggiore tra i giovani e la politica. Secondo te perché tanti ragazzi non si sentono rappresentati dalle istituzioni? E cosa dovrebbe fare la politica per recuperare questo rapporto?

Credo che una parte della distanza nasca dalla percezione che la politica sia lontana dalla vita quotidiana. Quando un ragazzo non vede un legame tra le decisioni delle istituzioni e i problemi che vive, è facile che perda interesse.

Per recuperare questo rapporto bisogna tornare ad ascoltare i giovani, non soltanto durante le campagne elettorali, ma nella quotidianità. E bisogna avere il coraggio di parlare con chiarezza anche dei limiti e delle difficoltà dell’azione politica.


5. Passiamo a Sulmona. Da giovane amministratore, quali ritieni siano oggi le principali difficoltà che un ragazzo incontra nel costruire qui il proprio futuro?

La difficoltà principale è riuscire a trovare prospettive concrete per costruire qui il proprio futuro.

Il lavoro è sicuramente centrale, ma ci sono anche la formazione, la mobilità, gli spazi di aggregazione e la qualità dei servizi. Una città deve offrire non soltanto un luogo in cui vivere, ma la possibilità di immaginare il proprio futuro.

Sulmona ha tante risorse: storia, cultura, ambiente e territorio. La sfida è trasformarle in opportunità concrete per le nuove generazioni.


6. Molti giovani scelgono di andare via per studiare o lavorare e spesso non tornano. Secondo te perché accade? È inevitabile oppure Sulmona può creare le condizioni per convincere un giovane a restare o a tornare?

Andare via per studiare o lavorare non è necessariamente qualcosa di negativo. Conoscere altre realtà può essere una grande opportunità di crescita.

Il problema nasce quando partire diventa una scelta senza ritorno perché nella propria città non si vedono opportunità sufficienti.

Sulmona deve creare ulteriori condizioni affinché un giovane possa scegliere liberamente se restare, partire e magari tornare. Per farlo servono politiche che mettano insieme lavoro, formazione, imprenditoria, cultura e qualità della vita.


7. Da consigliere comunale e da tuo coetaneo, qual è la richiesta o la lamentela che senti più spesso arrivare dai giovani di Sulmona? C’è un’esigenza che secondo te la politica sta ancora sottovalutando?

La richiesta che sento più spesso è quella di avere maggiori occasioni: di lavoro, di socialità, di partecipazione e di costruzione del proprio futuro.

Credo che i giovani vadano considerati non soltanto come destinatari delle politiche, ma come parte attiva della comunità. Bisogna coinvolgerli di più nelle scelte che li riguardano.

Una città per i giovani non si costruisce soltanto organizzando iniziative, ma creando un contesto nel quale possano sentirsi protagonisti.


8. Se domani avessi la possibilità di realizzare un solo progetto concreto per i giovani di Sulmona, senza vincoli politici, quale sceglieresti?

Creerei uno spazio stabile dedicato ai giovani, capace di mettere insieme formazione, orientamento, lavoro e partecipazione.

Un luogo nel quale i ragazzi possano incontrarsi, sviluppare idee e trovare supporto per trasformare le proprie competenze in progetti concreti.

Vorrei che fosse costruito insieme alle associazioni, alle scuole, alle realtà imprenditoriali e soprattutto ai giovani stessi. Una politica per i giovani deve nascere anche dall’ascolto diretto delle loro esigenze.


9. Ti chiedo infine di guardare un po’ più lontano: come immagini Sulmona tra dieci anni e quale ruolo vorresti aver avuto, nel tuo piccolo, nella costruzione di quella città?

Immagino una Sulmona capace di valorizzare la propria storia ma anche di guardare con coraggio al futuro.

Vorrei una città nella quale un giovane possa scegliere di restare senza sentirsi costretto a rinunciare alle proprie ambizioni, una città più dinamica, aperta e capace di creare opportunità.

Per quanto riguarda il mio ruolo, mi piacerebbe semplicemente poter guardare indietro e sapere di aver dato, nel mio piccolo, un contributo concreto alla mia comunità.

Conclusione

Dalle parole di Vincenzo emerge una visione della politica legata innanzitutto alla formazione, all’ascolto e alla partecipazione. Un percorso che parte dall’esperienza associativa e universitaria e arriva oggi all’impegno nelle istituzioni, con la consapevolezza che l’età non debba essere un limite, ma possa rappresentare un’occasione per portare energie e prospettive nuove.

Al centro rimane soprattutto Sulmona e il suo rapporto con le giovani generazioni. La possibilità di restare, partire e magari tornare; la necessità di creare opportunità di lavoro e formazione; l’importanza degli spazi di aggregazione e della partecipazione sono temi che riguardano non soltanto i giovani, ma il futuro stesso della città.

A 26 anni, il ruolo di Vincenzo si inserisce quindi in una sfida più ampia: quella di provare a costruire un rapporto più diretto tra le nuove generazioni e le istituzioni. Una sfida che passa dall’ascolto e dal confronto e che, come emerge dalle sue parole, trova il suo significato più autentico nella possibilità di lasciare alla propria comunità un contributo concreto.

Esposito Santolo Simone

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