A Pasqua e con l’arrivo della primavera, lo sguardo si rivolge ancora di più a Roma, che rimane eternamente un centro del mondo, simile all’omphalos, la pietra sacra del tempio di Delfi. Il latinista Pierre Grimal, nel suo libro Roma, Secoli e Giorni (Rome, Les Siècles et les Jours), scrive: “… uno dei segreti di Roma è la sua pietà, il suo senso del divino e una sorta di umiltà che le consente di percepire la grandezza, i trionfi e il potere, così come le piccole conquiste della vita quotidiana, considerati doni degli dei…”.
Un altro dei segreti di Roma sono i suoi maestosi pini. Nel poema sinfonico Pini di Roma di Ottorino Respighi, i pini di Villa Borghese, quelli che circondano una catacomba, i pini del Gianicolo e lungo la Via Appia, dove ancora risuonano i passi delle legioni romane, rivelano un intero universo mentale e sono fonte di ispirazione. I pini di Roma si distinguono per la loro permanenza e resistenza, ma senza rigidità, poiché catturano il minimo soffio di vento e i sentimenti dell’animo umano. Sono come colonne naturali, simili a quelle del Bernini in Piazza San Pietro, e fungono anche da testimoni della storia.
Tra i pini romani si può percepire un potente mormorio. Se prestiamo attenzione, questi alberi assumono una forma quasi umana e suonano una musica delicata. Non si tratta solo del suono ovattato dei passi delle legioni sui sampietrini levigati dal tempo, ma soprattutto dell’Andante del Concerto n. 23 di Mozart, con i suoi zefiri degli Champs-Élysées, o del toccante Soave sia il vento di Cosi fan tutte. “Che la brezza sia dolce per noi…”, per i secoli e i giorni a venire…

Vento da Est
Mao Tse-tung affermava che “i venti da est prevalgono su quelli da ovest”. Sebbene questa affermazione non sia corretta dal punto di vista climatologico — basti attraversare l’Atlantico verso le Americhe per rendersi conto dei forti venti contrari — è vero, in senso figurato, che venti potenti soffiano da Est.
L’Est è un concetto geografico che non può essere confuso completamente con l’Oriente, la sua storia, la sua cultura e, più in generale, le sue civiltà. Tuttavia, l’Oriente è legato all’Est nel senso geografico di “Levante” (Morgenland, o terra del mattino, in contrapposizione alla terra del crepuscolo, Abendlicht), che ha sempre esercitato un’irresistibile attrazione. È da lì che proviene la luce; chi ha sperimentato l’alba oltre l’Estremo Oriente russo, attraversando l’Oceano Pacifico, può comprendere un abbaglio simile.
Attualmente, la guerra è scoppiata in Oriente. Si possono talvolta avvertire anche venti cattivi: l’“Afghanka”, come viene chiamato dalle popolazioni locali, soffia verso il Mar Caspio dall’Afghanistan durante il cambio di stagione, portando particelle sospese che oscurano la vista e rendono persino difficile respirare; i venti provenienti dall’Iraq attraverso il deserto di Palmira.
Tuttavia, stiamo anche assistendo al fiorire di vecchie nazioni e nuove potenze. Queste realtà ci offrono identità diverse e straordinarie che arricchiscono il mondo. Ci preannunciano un futuro più multipolare, che non deve essere visto a priori come una minaccia; al contrario, può contribuire a ristabilire un equilibrio all’interno di un sistema internazionale rivitalizzato. I pini ci raccontano grandi storie del passato e annunciano anche un futuro che siamo liberi di plasmare.

Pietro e il Vento
L’ora preferita è quella dello spegnersi del giorno o del suo sorgere. È il momento in cui tutto si fa più nitido: i colori, la luce… i pensieri. È anche un buon momento per le fughe, se non altro per cogliere un ultimo bagliore sopra i tetti di tegole che il caldo sembra aver reso ancora più rotondi.
La fine della giornata può essere trascorsa in questa divertente attività, guidati da un forte istinto premonitore: “Quale segreto svela la pietra invecchiata dalle intemperie lungo le strade acciottolate che portano all’antico palazzo?”, a meno che non sia stata l’attesa di qualche incontro a incuriosirci tanto da opprimerci.
Il giorno dopo, rompendo la pigrizia degli ultimi tempi e il ritmo di vita imposto dalle ore piccole, subentrò una luminosità ancora più eterea. Qualcosa era cambiato anche nelle sensazioni provate: si percepiva una freschezza insolita e un bagliore brillante senza pari.
La ragione di questa metamorfosi era che il vento del nord si era alzato dopo una lunga assenza. Sì, “assenza” era la parola giusta, perché era davvero un essere con un passato, tragedie al suo attivo, un’intera letteratura che gli rendeva omaggio o lo vituperava, biasimando il suo soffio, purificante ma anche irresistibile e vendicativo.
Man mano che la pietra si erodeva ulteriormente, riacquistava la giovinezza che aveva quando era stata strappata dalla montagna, e poi il riposo o i devoti la lucidavano. Il risveglio di questa forza del vento aveva quindi un duplice significato: trasmetteva il messaggio che i cicli naturali si perpetuano e, più che una testimonianza, forniva una prova tangibile, per quanto violenta, della solidarietà tra la natura e la terra, o comunque di destini intimamente legati.
A sera, il vento si era finalmente placato. Era ancora manifestazione di un ritmo tradizionale o, provenendo da nord, non poteva sopportare il contatto con le persistenti masse torride? O piuttosto, essendo stato solo un colpo di avvertimento, il paese tornava a respirare; si sussurrava e poi risuonavano esclamazioni fragorose. Tutto questo alla fine ebbe la meglio sulla follia degli elementi, trasportati dal canale delle strade strette… La vita riprendeva, un po’ lontana dagli scontri del mondo, nonostante i suoi scossoni…