Marco Baragli è un flautista professionista e docente. Si è diplomato al Conservatorio “R. Franci” di Siena e si è specializzato all’Accademia Chigiana di Siena. Ha suonato come solista con importanti orchestre e con gruppi di musica da camera. Si è esibito a Buckingham Palace nel giorno dell’incoronazione di re Carlo III e ha inciso il cd “My flowers”. È interessato a collaborazioni, sia saltuarie che a lungo termine, ed è disponibile per eventi come feste, matrimoni religiosi, concerti, feste private, cerimonie religiose, matrimoni civili, ricevimenti nuziali e festival. Tra i suoi artisti preferiti ci sono Aurèle Nicolet, Jean Pierre Rampal e James Galway
Quali sono state le sue impressioni dopo aver suonato a Buckingham Palace in occasione dell’incoronazione di Re Carlo III? È stata un’esperienza significativa per la sua carriera?
Dopo aver suonato a Buckingham Palace per l’incoronazione di Re Carlo III, ho provato un’intensa emozione, entrando in un mondo completamente diverso dal mio. Vivere l’etichetta di corte è stato un’esperienza unica, ma al tempo stesso ho goduto di privilegi come ospite, con accesso esclusivo a ogni area. Ogni volta che vedo Re Carlo III e la sua famiglia, riaffiorano i ricordi di quell’esibizione speciale.
Da quel momento, la mia carriera ha preso una nuova direzione, portandomi a collaborare con la Casa Discografica Kicco Music di Milano, grazie alla produttrice Giovanna Nocetti, che mi ha dato ampio spazio per incidere CD. Ad oggi, ne ho realizzati quattro, tra cui uno dedicato al Giubileo con il Coro La Rocchetta – Renzo Pagani di Palazzolo sull’Oglio, diretto dal maestro Davide Bottarelli. Ho avuto l’opportunità di esibirmi come solista, accompagnato dall’Orchestra Giovanile Fidelio.
Già prima di questo evento prestigioso, avevo avuto il privilegio di suonare con l’Orchestra di Mosca sotto la direzione del maestro Valery Vorona, con l’Orchestra di Stato della Romania diretta dal maestro Ovidiu Balan, e nel Teatro di Shanghai. Tuttavia, dopo l’incoronazione, le opportunità in Inghilterra si sono moltiplicate, portandomi spesso a esibirmi lì. Questo evento ha rappresentato un’importante svolta nella mia carriera, consolidando la mia presenza sulla scena internazionale.
Cosa rappresenta per lei la possibilità di esibirsi nuovamente nella Cattedrale di Chesterfield? Quali sono gli aspetti spirituali e musicali che la legano a questo luogo?
Esibirsi nuovamente nella Cattedrale di Chesterfield è un’esperienza carica di significato sia a livello musicale che spirituale. Questo luogo, noto affettuosamente come Crooked Spire per la sua caratteristica punta inclinata, ha già accolto momenti importanti della mia carriera, rendendolo una sorta di palcoscenico privilegiato per la mia arte.
Il legame musicale con la cattedrale è reso ancora più speciale dalla collaborazione con il maestro di cappella Peter Shepherd, con cui hai condiviso performance di grande valore, anche in Italia. La mia precedente partecipazione al Bach to Bach Day, in qualità di unico ospite straniero, ha reso l’esperienza ancora più significativa, confermando la tua connessione con la tradizione musicale di questo luogo.
Quest’anno l’esibizione assume un ulteriore valore emotivo, poiché, oltre a ritrovare il maestro Shepherd, potrò condividere il palco con mia moglie, la pianista Anna Delli Muti. Questa combinazione di elementi—l’amicizia, la musica, il prestigio della location e il legame personale—trasforma l’evento in un’occasione unica, in cui l’arte diventa un ponte tra passato e presente, tra la mia storia e quella di un luogo che ormai mi appartiene. Dal punto di vista spirituale, la chiesa rappresenta un luogo di culto e riflessione, accogliendo fedeli e visitatori in cerca di pace interiore. La sua storia secolare, che risale al XIII secolo, le conferisce un senso di continuità e tradizione, con celebrazioni liturgiche che si sono susseguite per generazioni. Inoltre, la leggenda narra che il diavolo si sia seduto sulla guglia, causando la sua torsione, ma che alla fine il bene abbia trionfato. Questo racconto aggiunge un elemento simbolico alla chiesa, rafforzando il suo ruolo come luogo di fede e speranza.
Può descriverci il programma musicale che presenterà insieme al Maestro di Cappella Peter Shepherd? Quali sono i compositori e le opere che avete scelto e perché?
Il programma musicale che presenterò insieme al Maestro di Cappella Peter Shepherd è un raffinato intreccio di epoche e stili, creando un’esperienza musicale avvolgente e variegata. Abbiamo scelto brani che spaziano dal Barocco al Romanticismo, con un tocco di tradizione popolare e di italianità.
Insieme al Maestro Shepherd eseguirò:
G.B. Pergolesi – Concerto in Sol Magg. per flauto e organo: un’opera vibrante e ricca di dialoghi musicali tra gli strumenti.
Tradizionale irlandese – The Lark in the Clear Air: una melodia delicata e evocativa che richiama le atmosfere folk.
J. Sibelius – Valse Triste: una danza malinconica, intrisa di struggente bellezza nordica.
Sir E. Elgar – May Song: un piccolo gioiello di dolcezza e lirismo.
G. Fauré – Pavane pour une infante défunte: un’opera dal fascino elegante e introspettivo.
G. Donizetti – Sonata per flauto in Do Magg.: un tributo alla brillantezza melodica del compositore bergamasco.
Con mia moglie, la pianista Anna Delli Muti, proporrò:
P. Sonneville – Mariage d’Amour: un pezzo romantico e sognante, dal grande impatto emotivo.
E. Morricone (trascr. Gulli) – The Love Theme da Nuovo Cinema Paradiso: un’interpretazione intensa e nostalgica della celebre colonna sonora.
Questo viaggio musicale è stato concepito per offrire un dialogo tra epoche e suggestioni, creando un’atmosfera che celebra la bellezza della musica in tutte le sue sfumature.
In che modo la sua formazione musicale e la sua vocazione religiosa si sono integrate e arricchite a vicenda nel corso della sua carriera? Quali sono i valori che cerca di trasmettere attraverso la sua arte?
La musica e la fede si intrecciano in un dialogo profondo, capace di elevare l’anima e avvicinarla a Dio. Desidero fare un omaggio al Santo Padre appena eletto, Leone XIV, agostiniano dicendo che Sant’Agostino affermava: “Chi canta prega due volte”, e questa verità si manifesta ogni volta che la bellezza della musica diventa preghiera, un ponte tra il cuore umano e il divino. La Scrittura stessa ci invita a lodare Dio con il canto: “Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra” (Salmo 96:1).
La musica, come la fede, è universale: parla a tutti, indipendentemente dalla lingua o dalla cultura, proprio come Dio parla ai cuori di ogni uomo. Quando ci raccogliamo in preghiera e la musica accompagna il nostro spirito, la nostra predisposizione a dialogare con il Signore si intensifica, come espresso nel Salmo 150: “Lodatelo con il suono della tromba, lodatelo con l’arpa e la cetra”.
I valori che cerco di trasmettere attraverso la mia arte sono la pace, l’amore e la preghiera. Tra i brani che più rappresentano questa dimensione spirituale, vorrei sottolineare The Lark in the Clear Air, un canto tradizionale irlandese. L’allodola, fin dalle culture più antiche, è simbolo della divinità: essa si libra nell’aria pura, proprio come lo Spirito di Dio aleggia sulla creazione (Genesi 1:2). Dove è presente Dio, si respira un’aria nuova, quella stessa aria che solo Lui sa creare.
La musica, dunque, non è solo arte, ma un mezzo per avvicinarsi al mistero divino, un linguaggio che ci permette di lodare e contemplare la grandezza di Dio. “Ogni creatura che respira lodi il Signore” (Salmo 150:6).
Quali progetti futuri ha in programma, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista del suo impegno pastorale nella Chiesa Cattolica? Dove la porterà il suo “viaggio musicale” nei prossimi anni?
Il futuro riserva progetti entusiasmanti, sia dal punto di vista musicale che nell’ambito del mio impegno pastorale. Tra le iniziative già in cantiere, ci sono concerti insieme alla talentuosa soprano Laura Ansaldi, con l’obiettivo di portare la bellezza della musica italiana oltre i confini nazionali. Inoltre, sto lavorando alla realizzazione di un nuovo CD, sempre con la Kicco Music, che raccoglierà i brani eseguiti a Chesterfield il prossimo 29 maggio, mentre un altro progetto discografico è previsto per settembre: un’incisione speciale a Vilnius con i maestri e amici carissimi Francesco Bruno e Viktoria Marija Zabrodaité, entrambi flautisti, e la pianista Nijole Baranauskaité. Inoltre verso fine anno, un concerto con mia moglie la pianista Anna Delli Muti, a San Giovanni Rotondo.
Ma il sogno più grande resta quello di esibirmi durante il Giubileo del 2025 per il Santo Padre. Questa esperienza avrebbe un significato profondo, perché già nel Giubileo del 2000 ho avuto l’onore di suonare in uno dei “52 Concerti nel giorno del Signore”, organizzati da Mons. Gioia (Ufficio Pellegrinaggi Vaticano). Rinnovare questa tradizione musicale nel contesto di un evento spirituale così importante sarebbe un privilegio indescrivibile.
Il cammino musicale, dunque, continua a intrecciarsi con la fede e la vocazione, creando un percorso che unisce arte, devozione e condivisione.
