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Tra le verdi distese di Balmoral: Marco Baragli, flautista e sacerdote, racconta l’incontro con Re Carlo III
A Royal Encounter Amid Balmoral’s Green Silence: Italian Flutist Moves King Charles III

Tra le verdi distese di Balmoral: Marco Baragli, flautista e sacerdote, racconta l’incontro con Re Carlo III

Tra le verdi distese di Balmoral, dove il silenzio e la natura custodiscono l’anima più riservata della monarchia britannica, è avvenuto un incontro inaspettato e intenso. Il flautista e sacerdote italiano Marco Baragli, artista di spicco dell’ associazione culturale ” Tota Pulchra” in viaggio pastorale nel Regno Unito, ha avuto il privilegio di incrociare il cammino di Sua Maestà Re Carlo III. In questa intervista esclusiva, rilasciata a Lelio Antonio Deganutti, Baragli racconta emozioni, parole e riflessioni nate da un incontro che ha superato il protocollo per diventare autentico scambio umano e culturale

 

Cosa ha provato Marco Baragli nel momento esatto in cui ha stretto la mano al Re Carlo III?

Trovare Sua Maestà il Re Carlo III è stata per me una grande e bellissima sorpresa. Attualmente mi trovo in Gran Bretagna in qualità di sacerdote, per incontrare alcuni presbiteri e vescovi, e mai avrei immaginato di trovarmi faccia a faccia con il Sovrano.

In realtà, mi ero recato al Castello di Balmoral con mia moglie Anna semplicemente per rilassarmi, passeggiando tra il parco e i giardini. Un momento di quiete, lontano dai ritmi ordinari.

Stringere la mano al Re è stato un attimo di intensa emozione: da un lato una profonda gioia, dall’altro un certo timore, perché il primo pensiero che affiora è quello legato all’etichetta, al rispetto dovuto. Eppure, Sua Maestà ha saputo mettermi immediatamente a mio agio, con un gesto semplice e sincero, che ha reso quell’incontro indimenticabile.

 

Quali parole ha usato il Sovrano per esprimere il suo apprezzamento nei confronti della musica di Baragli?

Dopo la stretta di mano iniziale, Sua Maestà ha cercato di ricordare chi io fossi. Per aiutarlo, ho condiviso alcune immagini e video del concerto tenutosi in occasione della sua incoronazione, oltre all’articolo pubblicato dal giornalista Lelio Antonio Deganutti.

Quando il Re ha confermato il suo ricordo, si è espresso con parole di apprezzamento profonde e riflessive. Ha detto che, pur avendo ascoltato i due brani di Sir Edward Elgar — Chanson de Matin e Chanson de Nuit — solo in versione registrata (poiché, in sua vece, era presente la Principessa Anna, che ha accolto i circa 500 ospiti speciali), la musica gli aveva trasmesso emozioni contrastanti.

L’ha paragonata simbolicamente alla mattina e alla sera del suo essere Sovrano, sottolineando come quelle note rispecchiassero la luce e l’ombra, la freschezza e la quiete, del suo nuovo ruolo.

Le sue parole hanno rivelato una sensibilità non comune, e una lettura intimamente simbolica che ha profondamente onorato il mio lavoro.

 

L’atmosfera a Buckingham Palace durante l’incoronazione era più solenne o più intima rispetto all’incontro a Balmoral?

Il giorno dell’incoronazione, Buckingham Palace era immerso in un’atmosfera solenne, vibrante e in fermento: ogni dettaglio, ogni presenza contribuiva a sottolineare la grandezza dell’evento. Un’occasione storica, ma anche profondamente cerimoniale.

Diverso, invece, l’incontro di ieri a Balmoral, dove l’ambiente era intimo e rilassato. Ci siamo ritrovati a parlare come due persone “normali”, lontani dalla formalità e dal protocollo. Una conversazione serena, quasi confidenziale, resa possibile da quel contesto naturale e raccolto che solo Balmoral sa offrire.

 

In che modo questo incontro ha cambiato la percezione di Baragli sul rapporto tra arte e istituzioni?

L’incontro con Re Carlo III ha offerto uno spunto prezioso per riflettere sul rapporto tra arte e istituzioni. Il Sovrano è un amante della cultura a 360 gradi, sensibile a tutte le forme d’arte, e proprio la sua attenzione e il suo ricordo del concerto dell’incoronazione ne sono testimonianza.

Se considero la sola figura del Re, posso dire che le istituzioni, nella loro espressione più alta e personale, adorano l’arte e la riconoscono come linguaggio universale.

Tuttavia, se osservo il concetto di “istituzione” in senso più ampio e sistemico, la mia visione cambia. L’arte, troppo spesso, non riveste un ruolo centrale e finisce per diventare un prodotto di nicchia. In Italia, ad esempio, i grandi concerti attirano pubblico non tanto per l’interesse musicale quanto per un’esigenza mondana, quasi di costume. I concerti minori, pur ricchi di valore artistico e culturale, faticano a trovare spazio e attenzione.

All’estero ho riscontrato una percezione diversa: lì l’arte è vissuta come patrimonio della comunità, come espressione viva della cultura e dell’identità collettiva. Questo mi ha spinto a riflettere sul fatto che, forse, il vero cambiamento parte da chi l’arte la promuove con sincerità e coerenza, affinché le istituzioni tornino a considerarla non come ornamento, ma come fondamento.

 

Ci sono progetti futuri nati direttamente da questo scambio con il Re?

Durante il nostro colloquio ho avuto modo di presentare a Sua Maestà il mio ultimo lavoro discografico, uscito a giugno 2025, intitolato A Romantic Concert at the Crooked Spire, edito da Kicco Music di Milano. Il progetto è stato realizzato insieme a due musicisti di grande talento: Peter Shepherd, Maestro di Cappella della Cattedrale di Chesterfield, all’organo e pianoforte, e mia moglie, la pianista Anna Delli Muti.

Ma lo scambio con il Re ha anche dato spazio a una visione futura. Gli ho parlato di un progetto che sto preparando insieme alla straordinaria soprano Laura Ansaldi, artista affermata sui principali palcoscenici internazionali. Il programma si intitola Trinity of Sound e si sviluppa attorno a una trama simbolica, con brani di autori diversi che dialogano attraverso il linguaggio universale della musica.

Sua Maestà è rimasto colpito e sinceramente incuriosito dall’idea. L’iniziativa dovrà essere sviluppata in collaborazione con le ambasciate, e mi auguro con tutto il cuore che possa prendere forma: sarebbe un’occasione preziosa per unire diplomazia, arte e riflessione culturale.

Al termine del nostro breve, ma intenso dialogo, ho espresso a Sua Maestà la mia gratitudine per la disponibilità e la gentilezza dimostrate. Con un pizzico d’emozione gli ho chiesto se fosse possibile scattare una foto insieme, e lui, con grande cortesia, ha accolto la mia richiesta.

Dopo la foto, ci siamo salutati con un augurio reciproco: quello di ritrovarci in futuro, in una nuova occasione artistica. Un commiato semplice, ma carico di significato. Il Re si stava preparando a ripartire, diretto a Windsor, per festeggiare il compleanno della Regina Camilla, sua consorte.

 

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