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La degenerazione della cultura del narcisismo

Un viaggio tra Marx, Reich e Marcuse per scoprire le origini profonde della cultura contemporanea e del rovesciamento dei valori tradizionali.

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

Il concetto di mondo alla rovescia, da alcuni benpensanti visto come una perversione, non è solo il titolo di un libro ma una piega che sembra aver preso tutto il mondo occidentale, un rovesciamento totale dei valori tradizionali. Sappiamo tutti in cosa consiste: cultura Woke, LGBTQ, riconoscimento dei generi e non dei sessi, lotta ad un patriarcato ormai estinto e guerra all’istituto familiare e ad ogni tipo di autorità, identità e ruolo.

Ma da dove ha origine questa cultura? Molti risponderebbero con certezza che l’origine di questa ideologia si annida negli Stati Uniti e più genericamente, nel liberalismo di marca anglosassone. Però, dopo uno sguardo più approfondito vediamo che questi fenomeni hanno altre radici, più antiche di molti decenni.

Già Marx ed Engels si erano detti critici nei confronti dell’istituto familiare che non era da loro visto come una struttura naturale ma come un prodotto storico e culturale legato a determinate condizioni economiche. Marx critica la famiglia a causa del concetto di trasmissione della proprietà, delle eredità e ne prevede la dissoluzione. Quella di Marx è una critica di tipo economico e il suo comunismo non arriva agli estremi di quello di Platone con la comunanza anche delle donne. Non appartiene a Marx alcuna concezione libertina o edonistica della sessualità.

Se questo lo possiamo dire di Marx, la stessa cosa non si può dire di tutto il marxismo, la filosofia di molti suoi epigoni. Un esempio è il freudo-marxismo, ideologia che accosta le due culture per farne una sintesi organica. Vengono, con tale sintesi, rielaborate le tesi dei due grandi decostruttori, quelle di Sigmund Freud con le teorie marxiste. Questo fenomeno culturale nasce negli anni Venti fra la Germania e l’Unione Sovietica. Ma il personaggio del freudo-marxismo più incisivo fu William Reich con il suo “Materialismo dialettico e psicoanalisi” del 1929.

Il suo impegno era rivolto alle problematiche nevrotiche causate dalla repressione sessuale. Fenomeni che lo psichiatra pensava di risolvere con la coscienza di classe. La sua risoluta lotta contro il patriarcato aveva avuto una tragica origine personale. Lo stesso Reich era stato una vittima, perché aveva subito un trauma in età adolescenziale. Il padre era un uomo molto severo e autoritario e faceva studiare il giovane William a casa con un precettore. Un giorno il ragazzo accidentalmente sorprende la madre in rapporti intimi col proprio precettore. Pensò essere suo dovere correre dal padre a denunciare la madre, provocando il suicidio della donna. Il grande senso di colpa gli fece sposare la causa contro il patriarcato e per la completa libertà sessuale.

Divenuto psichiatra fece sua la tesi che non poteva esserci salute mentale senza l’abbattimento delle strutture capitaliste e dell’autoritarismo. Reich riprende da Marx il tema delle sovrastrutture e teorizza che ciò di cui ogni individuo si deve liberare sono le sovrastrutture riguardanti tutta la cultura esistente che sarebbe dovuta essere combattuta, come quella riguardante la sessualità, la religione, la filosofia, l’arte, lo Stato, le leggi ecc. Per liberare l’individuo la teoria era che si sarebbe dovuto rovesciare tutto il contesto sociale.

Come possiamo osservare ci stiamo avvicinando alla logica dei giorni nostri. Reich si scagliava contro la famiglia per attaccare la figura del capofamiglia, il padre, il patriarca. Le teorie freudo-marxiste erano condivise da altri esponenti della Scuola di Francoforte, come Herbert Marcuse ed Eric Fromm.

Tornando nel mondo sovietico sarebbe utile un accenno ad un personaggio importante come Leon Trotsky. Il rivoluzionario comunista dava anche lui una grande importanza alle sovrastrutture di tipo morale che vedeva come ostacolo alla concezione materialistica. In seguito col rafforzamento delle rivoluzioni totalitarie in Europa e con il prevalere dello stalinismo in Unione Sovietica, le idee del freudo-marxismo e del trotzkismo si eclissano.

Nel dopoguerra abbiamo gli anni della ricostruzione per arrivare negli anni Sessanta, al benessere diffuso. Proprio in questi anni negli Stati Uniti si sviluppa la cosiddetta controcultura americana influenzata anche da Marcuse che in quel periodo insegnava in California. I testi che influenzarono quella generazione furono “Eros e civiltà“ e “L’uomo a una dimensione”.

Gli argomenti erano sempre quelli della Scuola di Francoforte: lotta contro i falsi bisogni. Le idee di Marcuse minano l’istituto familiare perché il filosofo lo accusa di perpetuare attraverso l’educazione e la trasmissione i valori e le gerarchie sociali. La famiglia viene accusata dal filosofo di essere responsabile della repressione degli istinti sessuali e di frenare la ricerca del piacere. Marcuse accusa la famiglia di essere integrata nella società in cui vive.

Oltre che punto di riferimento della controcultura, Marcuse influenzò anche la New Left, la Nuova Sinistra americana, un movimento che criticava la società capitalista e anche l’autoritarismo del socialismo reale. In tutti gli anni Sessanta idee analoghe circolavano in elite intellettuali della Sinistra anche se il movimento politico conosciuto fu il movimento che fu battezzato del Sessantotto, l’élite intellettuale amava leggere autori come Marx, Marcuse, Reich. Il movimento aspirava alla piena libertà e circolava il motto “Vietato vietare”.

Vengono visti come realtà ostili, le leggi, la morale, ogni autorità, ogni ordinamento, ogni consuetudine e lo stesso passato. Esaltare la libertà come un assoluto è stato un tragico errore di quel periodo. Infatti si possono avere la libertà di pensiero, di stampa, politica e molte altre ma nessuno può detenere la libertà assoluta. Infatti ogni libertà deve essere collegata alla responsabilità. La libertà irresponsabile rappresenterebbe il caos. Ogni libertà deve essere limitata da leggi, norme morali, responsabilità. Quel motto del maggio francese vietato vietare ha il sapore di un grosso infantilismo.

Il sociologo Christopher Lasch denuncia i danni arrecati da tali ideologie nel suo libro “La cultura del narcisismo” in cui descrive il cambiamento della società occidentale caratterizzata da eccessiva attenzione dell’individuo su di sé. Lo smarrimento di autorità, disciplina, contribuiscono ad una crisi dove famiglia, governo, autorità, perdono la capacità di guidare.

L’ubriacatura causata da quella cultura ha provocato eccessi di tipo criminale. In quel decennio in Germania accadde un fatto che indica fin dove può portare la follia libertaria. Un professore, psicologo e studioso di sessuologia ed educazione infantile, iniziò un particolare esperimento a cui dette il proprio nome, Kentler.

L’esperimento pedagogico consisteva nell’affidare bambini orfani o abbandonati, ad adulti pederasti per farli socializzare e per colmare le carenze affettive. Lo stimato professore affermò che l’esperimento si era concluso con successo. Il fine della ricerca scientifica era di tipo libertario perché voleva raggiungere la piena libertà sessuale della società. Infatti la vicinanza dei bambini con questi adulti, secondo il professore, avrebbe contribuito a risolvere i problemi della repressione di tutta la società.

Nella mente di Helmut Kentler, una Germania macchiata dalla colpa e da un eccesso di divieti della dittatura e con eccessive norme morali correva il rischio di cadere in una nuova Auschwitz se non si fosse sganciata dalla repressione sessuale di stampo nazifascista. L’esperimento era autorizzato dalle istituzioni tedesche. L’abuso verso il minore si sarebbe tradotto in atto d’amore e non sarebbe stata una violenza. L’esperimento mirava alla piena liberazione sessuale anche dei bambini. Lo scandalo, dietro denuncia, uscì quasi mezzo secolo dopo.

Kentler era dell’opinione che “il contatto sessuale tra adulti e bambini fosse innocuo perché anche i bambini hanno diritto di esprimere la propria sessualità “. La tragicità di quel periodo è dimostrata dal fatto che il metodo Kentler si estese anche ad altre importanti scuole tedesche. Le vittime furono quasi un migliaio.

Questo non fu l’unico parossismo dei “meravigliosi” anni Sessanta di cui la canzone “Imagine” di John Lennon sembra la colonna sonora. Tutto questo per dire che il mondo alla rovescia di oggi ha un grosso retroterra compresi gli eccessi che portano a tali aberrazioni.

Se oggi sappiamo che le radici di queste idee affondano nella cultura liberal statunitense, siamo coscienti che, nel secolo scorso, prima della trasformazione dell’ideologia libertaria in corrente del neo capitalismo, aveva le radici nelle utopie socialiste. Col tempo l’accento si è spostato da un’utopia socialista ad un’utopia libertaria, utopia dell’anti autoritarismo e anti Stato, ispirata dal neo capitalismo in cui ogni capriccio e desiderio narcisistico si tramuta in un nuovo diritto.

Un apparente capovolgimento. Il neocapitalismo che ha il solo interesse di abbattere ogni ostacolo che consista in confini, Stati, autorità, morali, culture, identità. Un reset del tutto analogo a quello rivoluzionario.

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